Il buco nell'ozono torna a far paura

Nel mese di marzo lo strato si è ridotto al minimo: mai così sottile dal 1997. L'Organizzazione mondiale meteorologica denuncia il persistere nell'atmosfera delle sostanze chimiche novice. Maggiore incidenza di tumori nella pelle e guasti al sistema immunitario.

06 Aprile 2011
 
Vi ricordate ancora del buco dell'ozono? Sono passati diversi anni e non se ne parla più, come se il problema fosse definitivamente rientrato. Le cose però stanno diversamente.  Gli ultimi rilevamenti satellitari indicano a marzo "una diminuzione record dei livelli di ozono sul settore euro-atlantico dell'emisfero nord" del Pianeta.  L'Esa, l'agenzia spaziale europea 1, ha parlato di una "perdita record di ozono sull'Artico" con livelli scesi ai minimi dal 1997. L'ozono è uno strato gassoso che ha la funzione di proteggere gli organismi viventi dalle radiazioni ultraviolette nocive del sole. È presente negli strati alti dell'atmosfera concentrandosi soprattutto a 25 km di altezza. Il nemico numero uno dell'ozono sono i clorofluorocarburi, che negli anni passati ne ha assottigliato fortemente la consistenza. Grazie alla messa al bando di queste sostanze decisa con il Protocollo di Montreal del 1987, il buco nel corso degli anni si è andato gradualmente riducendo, fino all'imprevista frenata delle scorse settimane.      

Le interpretazioni sui motivi di questa nuova lacerazione sono ancora poco chiari. Secondo l'Esa la colpa è di "insoliti forti venti, conosciuti come 'vortici polari'". Le temperature della stratosfera nel circolo polare artico cambiano di inverno in inverno, ma "l'anno scorso temperature e quantità di ozono sopra l'Artico sono state piuttosto elevate", come non accadeva dal 1997. 

Diversa l'intepretazione dei dati dell'Omm, l'Organizzazione mondiale meteorologica. La distruzione, per l'agenzia scientifica che fa capo alle Nazioni Unite, è dovuta alla persistenza nell'atmosfera di sostanze nocive e ad un inverno molto freddo nella stratosfera. "Se l'area priva di ozono si muove via dal Polo verso latitudini più basse c'è da temere una maggiore radiazione ultravioletta nel corso della prossima stagione", avverte l'Omm. I pericoli sono legati soprattutto a maggiore incidenza di tumori nella pelle e guasti al sistema immunitario. Le zone più a rischio sono Canada, Russia e Alaska.

Fonte: Repubblica 

di Gabriele Bindi

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