Non c'è più lavoro, per fortuna Note Selvatiche

05/09/2012 di Gabriele Bindi

Il lavoro salariato stanca, fa ammalare, uccide, manda il pianeta in rovina. È l'ora di farla finita e ristabilire i veri diritti dell'uomo, che con il lavoro c'entrano assai poco...

Non c'è più lavoro. È inutile illudersi. La solenne promessa di una società a piena occupazione era solo un bluff, o una brutta utopia. Non mancano certo le cose da fare, né i servizi e i beni da produrre, ma oggi non c'è più un sistema economico e produttivo in grado di dispensare lavoro per tutti. Come scriveva Jeremy Rifkin già nel 1995 il lavoro salariato è ormai finito.

La produzione industriale sta calando rovinosamente, migra verso altre sponde, insegue inevitabilmente i paesi dell'Est, dove la manodopera costa meno. I dati sono incontrovertibili, e bisogna leggerli per quello che sono, al di là dello spettro della crisi finanziaria degli ultimi mesi. Il calo della produzione industriale che viaggia sul 10% annuo, con il settore automobilistico, che supera la quota del 20%. Dove vogliamo andare con l'industria in Italia, in Europa, nei paesi cosiddetti sviluppati?

Aveva ragione Aldo Cazzullo alla radio quel giorno quando viaggiavo in macchina. Il giornalista del Corriere alla domanda di un precario un po' lamentoso rispose più o meno così: “non si può continuare a rincorrere il lavoro che fugge”. Un discorso che un po' di tempo fa avrei giudicato pericoloso, di destra neoliberista, anche un po' sgarbato. Ma mi è sembrato di più uno schiaffo morale, di quelli che ti fa pensare. Oggi penso che il capitale, quando è lasciato allo stato brado così come oggi, segue il percorso più comodo, scorre come l'acqua, si insinua dove incontra meno ostacoli. Un processo che possiamo frenare, puntando i piedi, gettando bastoni tra le ruote in corsa, ma la corsa è troppo forte e rischia di travolgerci. E tutti i riformismi sono destinati a fallire.

La disoccupazione dipenderà anche dalla delocalizzazione contro cui abbiamo tutto il diritto di imprecare o ribellarci. Ma la fregatura, per chi nel 2012 si ritrova senza lavoro e quindi senza grosse prospettive, sta nella natura stessa del cosiddetto progresso. La verità è più banale di quanto si creda: con l'evoluzione della tecnica gli esseri umani diventano sempre più superflui. Il punto è che invece di utilizzare la tecnica per lavorare di meno e farlo meglio, la utilizziamo per lavorare di più, produrre di più, merci che potremmo acquistare solo lavorando. Il punto è che per il capitale il fabbisogno di di forza-lavoro diventa sempre più marginale. Secondo Rifkin se nel 2010 il 12% della popolazione in età occupazionale lavora nelle fabbriche, nel 2020 arriveremo al 2%.

Dovremmo essere più realisti, meno utopisti, e per questo dico: lavorare meno, lavorare tutti. Oppure non lavorare affatto. Perché il lavoro non è un diritto desiderabile, ma è solo una delle possibili strategie per soddisfare dei bisogni. Possiamo aver diritto al cibo, all'acqua, alle cure sanitarie, all'istruzione pubblica. Ma non al lavoro in sé. Il lavoro non è certo un bisogno fondamentale dell'uomo. Abbiamo bisogno di relazioni soddisfacenti, di conoscerci meglio, di amare ed essere amati, bisogno di senso. Ma a noi non serve un lavoro, abbiamo già abbastanza cose da fare come coltivare l'orto, imparare cose, prenderci cura dei figli.

Il lavoro per di più fa male. Logora, intossica, uccide. Non solo perché le fabbriche sparano in aria veleni, ma per la sua stessa natura di lavoro salariato, di chi lavora contro voglia, nell'assurda ricerca di uno scatto di stipendio. A Bonn, in Germania, c'è un istituto sul futuro del lavoro, che ha effettuato una ricerca su 2.000 soggetti in carriera. Il quadro descritto è deprimente: a tutti piace guadagnare qualche soldo in più, ma con il passaggio di livello si impenna aumentano stress e malattie. Risultato: la carriera genera un'euforia con le gambe corte, che dura al massimo tre anni.

Non voglio scoraggiare i volenterosi. Chi lavora su un proprio progetto di vita, assecondando un talento o una propria indole, farà del bene a sé e agli altri. Un conto è realizzare se stessi, assecondare quello che Jung chiama il proprio processo di individuazione, un conto “far finta di essere sani”. Come diceva lo stesso Marx nel lavoro salariato l'operaio mette all'asta tutta la sua vita, ogni giorno, "al migliore offerente, al possessore delle materie prime, degli strumenti di lavoro e dei mezzi di sussistenza, cioè ai capitalisti". Bella fregatura.

Insomma ci vorrebbe un colpo di spugna, anche sull'articolo uno. La Costituzione dovrebbe invocare il diritto alla dignità umana, che non ha bisogno del lavoro. Le soluzioni ci sono. In Germania c'è un ampio movimento che chiede il salario minimo garantito non vincolato all'offerta di lavoro. E in Inghilterra c'è chi pensa che la soluzione sia ridurre il carico individuale. La New Economics Foundation propone le 21 ore di lavoro alla settimana, una soluzione vantaggiosa per tutti. Per gli esseri umani, per il pianeta e per lo stesso mercato del lavoro. Prima o poi saremo tutti costretti a lavorare meno, o a non lavorare affatto.

giogio paletto

11/03/2016 11:58

lo stato italiano ha la questione immigrati non altro soldi da spennare gli italiani dormono in strada i stranieri in alberghi scaldati e rinfocillati italiani nelle fogne

giorgio paletto

11/03/2016 11:54

la questione e' una sola la crisi viene tenuta in vita perché la gente anche l'ultimo euro tenti la fortuna sulle slot machine e' questa la rovina lo stato italiano non risolvera' mai il problema perché conviene stare cosi' il rapporto alla proporzione e' questo piu' crisi continua e' piu' gente si rovina giocando e gli incassi aumentano quale famiglia eportazione di neri dall'africa questo conta in italia i soldi lo stato li ruba con le tasse ha ragione l'austria a chiudere le frontiere questa estate ce li troveremo tutti nelle localita' turistiche dove li mettono

davide ragozzini

25/10/2012 16:15

meraviglioso... l'ho postato nel mio blog..vicino al mio:
http://davideragozzini.blogspot.it/p/smettere-questo-tempo-e-il-tempo-che.html
è meraviglioso vedere come si sta dilatando un pensiero che fino a poco tempo fa era considerato utopia..grazie gabriele

Massimo Parrini

23/09/2012 20:56

Ciao Gabriele,
sono Massimo Parrini, il bischeraccio di Firenze che conoscesti al corso di scrittura creativa alla fattoria Ca'd'Pignat...

Sono talmente d'accordo con quanto hai scritto in quest'articolo che io da tempo porto avanti, criticato ed attaccato da tutti, l'idea che dovremmo cambiare l'articolo 1 della Costituzione Italiana, quando dice che l'Italia è una Repubblica FONDATA SUL LAVORO... Io credo che la Repubblica dovrebbe essere fondata sul rispetto delle leggi biofisiche e sulla collaborazione reciproca fra coloro che risiedono sul suo territorio. Che ne pensi? Ciao bello!

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