Più centri di accoglienza per gli amici di Briatore Note Selvatiche

14/11/2016 di Dario Scacciavento

Il pregiudizio e la paura ingiustificata verso i ricchi. Dal Salento alla Versilia, passando per Dubai o la costa Smeralda, si costruiscono templi per  celebrare lo sfarzo. Saremo pronti ad accoglierli?

“Ci sono persone che quando sono in vacanza sono pronte a spendere fino a 20mila euro al giorno”. Sono le parole di Flavio Briatore, pronunciate durante un'assemblea pubblica a Otranto (Le) lo scorso settembre. Il celebre imprenditore piemontese ha improvvisato una lezione di economia del turismo davanti a una folla divisa a metà: chi sgranava gli occhi sbalordito, e chi, come Paperone, aveva già il dollaro stampato sulle pupille. “A questi turisti non bastano cascine e masserie, prati e scogliere” ha incalzato Briatore “vogliono hotel extralusso, porti per i loro yacht e tanto divertimento". Dichiarazioni che hanno sollevato un gran polverone sui media nazionali.

Il ragionamento, bisogna riconoscerlo, è limpido come lo Ionio e il basso Adriatico. Ci parla di investimenti che danno lavoro, di un paesaggio prêt-à-porter, di splendide cattedrali per celebrare il rito della dolce vita anni 2000. Neanche a dirlo, la visione di chi ha tanti soldi da spendere, e da far fruttare, non è esattamente la stessa di chi sul territorio ci vive, ci lavora e fa cultura. Il mito del luogo esclusivo è agli antipodi di quella cultura della mescolanza, dell'improvvisazione, del calore umano, che porta molti di noi, ogni anno a esplorare le coste di questo lembo estremo di meridione, fatto di contaminazione, bella musica, di mare, di sole e di vento.

A quanto pare, ormai il sasso è stato lanciato. Nell’estate del 2017 avremo il Twiga Beach Club a due passi da Otranto. Il format è quello già sperimentato in Versilia, Montecarlo e Dubai, con poche varianti: 150 gazebo di fronte al mare, ristorante, bar e nightclub con un programma artistico che accompagnerà gli ospiti fino all’alba. Atmosfera suggestiva, accoglienza di lusso, cucina italiana e giapponese. Sushi e aragoste, al posto di orecchiette e cecamariti.

Secondo quanto dichiarato non verrà sottratto un metro di spiaggia pubblica alla comunità locale, né ai turisti chiassosi armati di pinne e panini. In effetti in quell’area a nord di Otranto, la spiaggia non c’è, andrà creata ad hoc. Ma quando arrivano i soldi si srotolano tappeti rossi anche sugli scogli. Via libera al nuovo centro di accoglienza per milionari.

In fondo non bisogna aver troppa paura di questi esuli della finanza in camicia di lino e ciabatte griffate. La storia già la conosco, perché il primo Twiga è stato messo in piedi a pochi chilometri da casa mia, a Marina di Pietrasanta (Lu). Certo, da abitante del lato B della Versilia, quello più bello ma meno conosciuto, a volte ho provato rabbia e malcontento. Ho sospirato per quei fruscii di ragazze, inghiottite oltre le siepi delle ville, risucchiate dai portoni dei grand hotel. Ma alla fine, posso dire, che le nostre tribù locali sono sopravvissute all'invasione, ben poca cosa a confronto con le orde barbariche del turismo di massa che hanno assalito Gallipoli. Sono contento che qui da me non si siano costruiti palazzi in riva al mare, che non si senta ovunque l’odore di fritto e dei fast food. Gli straricchi, se rimangono confinati nel loro mondo dorato, sono inoffensivi. Certo, rimpiango i tempi in cui si incontravano gli artisti al caffè, dal verduraio, nella merceria del paese. Oggi vige l'esclusivismo, la separazione di mondi diversi.

Poveri loro col sushi e quei vini adulterati. Si perderanno tutto il bello del Salento, della Versilia, del mondo intero. Ma è meglio che abbiano i loro privé, le loro guardie ai cancelli, per filtrare il mondo in un senso e nell'altro. È importante che non spingano i loro Suv a pascolare oltre quelle 4 o 5 curve di collina. Che non interrompano le nostre partite a briscola. Che non compaiono nei borghi più nascosti con le loro ciabatte di pitone.

È meglio rinchiuderli in luoghi sicuri. La loro euforia potrebbe avere effetti nefasti: far lievitare i prezzi delle case, travolgere la nostra ingenuità. Cari amici salentini, toccherà anche a voi costruire nuovi muri per questi naufraghi a bordo di yacht. Ringrazierete il signor padrone. Sono anni che qua da noi le cuoche e le domestiche scendono a valle, con la corriera del primo mattino. Abbiamo giardinieri di arte e di ingegno. Studenti e precari pronti a infilarsi i mocassini, per servirvi ostriche e champagne. C’è spazio per tutti. Ma non vendete la vostre perle più rare, la vostra bellezza, la vostra complessità. Perché comunque non le capirebbero.

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