Di fiaba in fiaba Riconoscersi in ciò che è

13/11/2017 di Franca Oberti

Social network: l'orco esce dalle fiabe...

Di favola in favola

Sempre più aggrovigliati nella “rete”, stiamo perdendo il senso della vita e della realtà.

Vittime – ormai è assodato – dei media, della pubblicità, delle mode e dei ritmi che ci vengono imposti da chi ci governa, abbiamo difficoltà a ricavare piccoli spazi per guardarci intorno e dedicarci alla contemplazione pura, per scoprire le bellezze del Creato, così come ci è stato dato e che non stiamo più rispettando da tempo, ormai.

Tanti Bianconigli, come nel paese delle meraviglie, avremmo da imparare ancora dal Piccolo Principe per non finire come Cappuccetto Rosso nella bocca del lupo. Le fiabe dell’infanzia ci accompagnano nella vita e, se un tempo le ascoltavamo come favole, abbiamo ormai capito che sono l’immagine della vita stessa e che grazie a loro potremmo difenderci. Ma tant’è, c’è sempre un Lucignolo dietro l’angolo, un Gatto e una Volpe pronti a raccontarci di quanto l’uva è matura e di come si può arrivare al paese dei Balocchi.

Di fiaba in fiaba è facile individuare i personaggi che ci stanno intorno, i cittadini medi (talvolta mediocri) che non riescono a uscire dalle spire di cellulari, smartphone, iPad e ogni diavoleria elettronica che continuamente sfornano le case produttrici.

Qualche volta gioca la solitudine, a volte la timidezza, ma spesso, dietro questi mondi virtuali si nasconde l’Orco Cattivo e i nostri giovani sono indifesi.

I social network sono il palco dei divertimenti di tanti che non avrebbero mai il coraggio di esporsi di persona; essere reali comporta un impegno fisico ed emotivo, meglio nascondersi dietro profili fasulli, usare termini che nella realtà non si avrebbe mai il coraggio di usare, dare, insomma, il peggio di sé senza essere identificati.

Sui social stanno dilagando ipocrisia e malcostume e le vibrazioni di queste negatività raggiungono milioni di persone, invadendo ogni angolo della terra in frazioni di secondi.

Che formidabile invenzione per il controllo e la sottomissione delle masse!

E qui ci vorrebbe un Peter Pan, che afferrava il pensiero positivo e lo tratteneva, solo così poteva ricominciare a volare.

Il lato oscuro, il male, il rancore, l’odio, trattengono in basso, impediscono ai sogni di salire e di volare verso le direzioni che desideriamo.

Su certi post, sui social, sono palpabili la paura, il rancore, la solitudine. Si è colti dalla tristezza nel pensare a quelle persone che non hanno il coraggio di uscire, di confrontarsi con il mondo e preferiscono ridurre il loro spirito a immagini, a una realtà virtuale che non coinvolge emotivamente come un contatto fisico, che impedisce di sentire il piacere di una carezza, di un abbraccio; oppure quelli che per paura di impegnarsi, di confrontarsi con l’altro sesso, usano espedienti meschini e a volte compiono gesti violenti nel momento in cui escono allo scoperto.

Personalmente, ho evitato di rimanere invischiata con altri social oltre facebook. L’ho affrontato come una sfida; sentivo i commenti di chi, a un certo punto, decideva di lasciarlo perché inviperito da chi rispondeva malamente, seccato dalle cattiverie, stanco di doversi difendere dai maleducati. Mi sono detta che se abbiamo educato i figli, se cerchiamo di essere parte di una comunità, se vogliamo essere cittadini del mondo, dobbiamo affrontare anche l’educazione di un social e così ho proseguito. Da cinque anni partecipo quotidianamente a dibattiti, senza rimanerne invischiata. Svolgo le mie attività casalinghe e sociali quotidiane e ogni tanto, per riposarmi, mi dedico agli interventi dei miei 1.530 amici. Ho capito che non tutti si palesano; spesso si nascondono per uscire fuori con frasi infelici ogni tanto, giusto per ferire, per provocare e aspettare reazioni. Mi piace discorrere di politica, ogni tanto, lasciando a ognuno la libertà di esprimersi, ma con educazione, senza voler indottrinare a tutti i costi. Leggo e prego con amici che ogni giorno si prendono la responsabilità di condividere preghiere, salmi, brani del Vangelo; anche questo è un modo per pregare e rimanere collegati con Chi sta sui piani alti.

Cancello regolarmente chi si approfitta del contatto per tentare approcci, proporre prestiti o altre illegalità. Non accetto amicizie se non presentate da qualcuno e rispondo sempre con cortesia, anche a chi si permette di offendermi (dopo lo cancello!).

Insomma è uno sportello, uno sportello che annovera immagini, foto, barzellette, commenti più o meno intelligenti.

Ma il bello del social, per me, è stata la ricerca dei parenti sparsi nel mondo.

Una sorpresa scoprire che abbiamo ripreso contatti con omonimi i cui antenati erano emigrati dall’Italia in paesi esteri. Abbiamo ricostruito gli alberi genealogici e ci siamo ripromessi di organizzare un incontro quando possibile.

Oggi con Internet è facile anche comunicare in altre lingue, basta usare il Traduttore on line, pazienza se c’è qualche errore di grammatica, ma riusciamo a intenderci.

Senza dover prendere il piroscafo come i bisnonni o l’aereo come chi se lo può permettere, possiamo ammirare i paesaggi dove sono andati a vivere e loro rivedono i paesini dai quali provengono. In questo caso la “rete” ha offerto molte opportunità e se sapessimo farne uso con coscienza, potrebbero essere utile per riscoprire le radici, per mantenere i contatti con i cugini d’oltremare, effettuare scambi culturali, ecc...

Quando mi regalarono "Libro Cuore", mi appassionai molto al racconto “Dagli Appennini alle Ande”; ero piccola, allora, e non avevamo nemmeno la televisione. Immaginavo quel povero ragazzo, sperduto, dimenticato, alla ricerca delle sue radici, in un viaggio estenuante, dal quale non si sapeva se sarebbe mai più tornato. Leggevo e piangevo e questa storia fu una di quelle che mi rimase impressa nel cuore e nella mente per tanto tempo. Oggi sarebbe tutto diverso e si potrebbe monitorare il cammino del ragazzo, passo per passo, con foto, video e audio e tante fotografie.

Non tutto il male viene per nuocere, dobbiamo solo imparare a capire, conoscere e usare con la testa e non grazie alle provocazioni, perché è questo, in fondo, il vero problema dei social, l’immediatezza delle risposte che non prevede il ragionamento, ma solo il primo impulso. Ci insegnavano a contare fino a dieci prima di rispondere, oggi non lo fa più nessuno e così esce di tutto, immediatamente.

Nella mia giovane età, per tanto tempo, mi dedicai alla lettura della fantascienza. Tanti meravigliosi autori di allora, Asimov, Simack, Bradbury, oggi sono ben presenti nella nostra realtà con la loro fantasia di allora.

I miei genitori non vedevano di buon occhio queste mie passioni letterarie, le ritenevano troppo fantastiche, mi mettevano in guardia, mi dicevano che la realtà è un’altra. Forse avevano ragione, ma oggi stiamo vivendo quelle fantasie e tante le abbiamo anche superate.

Quello che manca ai giovani, perché possano difendersi dalla “rete” è un dialogo su questi argomenti, con persone che hanno vissuto altri periodi, con chi ha scavalcato il secolo con un bagaglio già pesante e che vorrebbe depositarlo, perché ci si guardi dentro e si possa imparare a capire da dove si è arrivati, per poter scegliere dove andare.

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