Matriarcato o Patriarcato? Riconoscersi in ciò che è

28/01/2014 di Paolo D’Arpini

Diversi modi descrittivi della solidarietà fra esseri umani...

Matriarcato o Patriarcato?

Matriarcato o Patriarcato?

Il 23 gennaio 2014 siamo andati, Caterina ed io, ad ascoltare la conferenza tenuta a Spilamberto dalla dottoressa Sabine Eck, dal titolo "Il Sole e la Luna". Ovviamente si trattava di un discorso sul maschile e sul femminile, presente in ognuno di noi, ma anche sui diversi modi espressivi manifestati nei due generi. 

Beh, il fatto che l'incontro si tenesse proprio nell'anniversario della nascita della Gimbutas l'ho trovato di grande buon auspicio ed in verità il discorso è stato assolutamente interessante e vario. La cosa mi ha riportato alla mente i miei precedenti studi e intuizioni sul manifestarsi di una civiltà in cui il "Maschile ed il Femminile" contribuissero senza scala di valori alla coscienza universale. 

Di questo tema me ne occupai a partire dalla mia adesione (nel 1992) al Movimento degli Uomini Casalinghi, fondato da Antonio D’Andrea,  e da allora sorse per me il problema di “inquadrare” la mia partecipazione anche ai vari ambiti di ricerca che fanno riferimento alla riscoperta dell’antica civiltà gilanica che distinse l’intero neolitico.  Avevo già letto vari libri ed articoli di diverse autrici ed autori   che mi hanno aperta la strada della ricerca in quell’affascinante mondo popolato al femminile, che nei miei sogni innocenti considero una sorta di paradiso terrestre.

Ma dal paradiso terrestre siamo stati scacciati, almeno così dice la Bibbia, forse però questa è solo una assunzione “pretenziosa – poiché sulla terra ci siamo ancora e forse potremmo immediatamente ritrovarci in quel paradiso perduto il momento stesso che la nostra esperienza tornasse all’armonia fra natura, animali e società umana. E prima di tutto quello che è da riequilibrare, ovviamente, è il rapporto fra i due generi della nostra specie, il femminile ed il maschile…

Yin e Yang, come dicono i cinesi, sono le due forze interconnesse, Terra e Cielo, che creano il mondo…

Ora vediamo che negli studi matriarcali portati avanti da ormai un ventennio ad opera di numerosi studiosi e studiose la questione matrismo e matriarcato è un tema oggetto di discussione, con varie posizioni.

Come afferma Mariagrazia Pelaia, curatrice e traduttrice di "La civiltà della Dea": “La Gimbutas utilizzava il termine matristico per definire le antiche società neolitiche, Riane Eisler per risolvere il problema ha coniato addirittura un nuovo termine, gilania, unendo la radice greca di femminile (gyn) e maschile (an) con una ‘l’, lettera che evoca il termine link, ‘legame’. Invece Heide Göttner Abendroth, che possiamo definire la fondatrice di questa corrente di studi, considera la parola adeguata da usare matriarcato, e lo spiega dal punto di vista etimologico non come ‘potere delle madri’, bensì come ‘antiche madri’, da cui la semplice evidenza che queste società tengono in alta considerazione la funzione materna come principio intorno a cui si organizza la società, per cui essendo il rapporto d’amore e di cura madre-figlio l’aspetto fondante della società non esistono le gerarchie tipiche del patriarcato".

Ma  a partire da cinquemila anni or sono, con il formarsi delle civiltà agricole e dell'urbanizzazione, iniziò la trasformazione   in chiave patriarcale della società, anche se  il patriarcato per legittimarsi adottò degli schemi matriarcali di facciata, che ovviamente dovevano far presa sulla gente cresciuta in quell’ambito.  In tal senso quella dei sacrifici rituali maschili, descritti anche nella bibbia,  è stata una trasposizione letterale del rozzo spirito patriarcale dei miti di vita-morte-rinascita legati al ciclo naturale.

Ma non tutto nel patriarcato può essere considerato negativo. Infatti la società umana si è adattata alle diverse esigenze di vita e se non vi fosse stata una partecipazione attiva da parte dei maschi, nella cura  della famiglia e nella conservazione e produzione dei beni (come pure nel mondo del pensiero e dell'arte) difficilmente sarebbero stati fatti passi avanti nella tecnologia e nella scienza empirica. Questo almeno è il mio pensiero e ricordo di averne discusso con fervore in passato con l'amica bioregionalista Etain Addey (che non era molto d'accordo con questa visione). D'altronde non possiamo cullarci in congetture, tipo "come sarebbe stato se...",  ma dobbiamo basarci su quel che è stato e su quel che conosciamo in seguito alle esperienze vissute, non  potendo sfuggire alla realtà dei fatti,   e dovremmo cercare di trarne insegnamento, anche aggiustando -ove necessario- la rotta da seguire.

Ed in questo senso una considerazione finale  mi sembra necessaria, come evidenziato dalla stessa  Sabine Eck, durante il suo discorso a Spilamberto: "...ricordare questi eventi del passato matriarcale  non significa voler tornare indietro.. bensì cercare di integrare i due aspetti del maschile e femminile nella vita di ognuno, vivendoli in armonia e seguendo le reciproche tendenze senza imitazione né antagonismo".
Insomma la nostra specie e la società umana hanno bisogno di riscoprire l'unitarietà della vita che si manifesta nei suoi diversi aspetti. Femminile e Maschile, entrambi necessari come i due poli (positivo e negativo) che trasmettono la corrente della vita.

Paolo D’Arpini - circolovegetariano@gmail.com

(Vedi anche: http://riciclaggiodellamemoria.blogspot.it/2014/01/maschile-e-femminile-e-lincontro.html)

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