Noi e gli altri animali, sul pianeta Terra Riconoscersi in ciò che è

05/02/2014 di Caterina Regazzi

Oggi come oggi si parla tanto di ritrovare un sistema di vita comunitario in cui riemergano la collaborazione, la condivisione, la fratellanza, ma vedo che in tutti i settori (politica, mondo del lavoro, ambientalismo, animalismo) le contrapposizioni sono sempre più marcate ed accese.

Noi e gli animali sul pianeta terra

Noi e gli altri animali, sul pianeta Terra

Sembra che l'essere umano si sia dimenticato di essere una unica specie e di essere capitato un pò per caso su questo pianeta assieme a tanti altri esseri viventi  e che un giorno ce ne andremo, tornando chissà dove, da dove siamo venuti, lasciando sulla Terra il ricordo (forse) di quello che siamo stati e le conseguenze materiali della nostra presenza e del nostro modo di vivere.

Come è detto chiaramente nel Giuramento di Ippocrate, compito del medico, ma anche la prima cosa che ci dovrebbero insegnare quando veniamo al mondo è di "non nuocere", ognuno secondo il posto e il ruolo che ci compete.

Non nuocere significa non portare nocumento, danno, ma noi nei nostri comportamenti, teniamo presente questo che dovrebbe comunque essere un modus spontaneo da applicare nella nostra vita?

E non dovremmo anche applicarlo ai gesti che compiamo consapevoli che, essendo tutto collegato, anche tante nostre azioni apparentemente "innocue" hanno come sfondo dolore e sofferenza provocati in esseri che dovremmo considerare nostri compagni di viaggio, di questo viaggio che compiamo, più o meno faticosamente, più o meno gioiosamente?

E' certo che le cose, situazioni, abitudini, si sono modificate e hanno raggiunto lo stato attuale nel tempo, anche se c'è stata negli ultimi decenni un'accelerazione notevole, dovuta alla industrializzazione e alla concentrazione degli umani nei centri cittadini, sempre più lontani dalla natura e dalla naturalità della vita.

Sto parlando, se non si era capito, dello stravolgimento del rapporto uomo-animale: passiamo da un estremo all'altro, dai pets tenuti nelle nostre case come nostri fratelli (ho letto incredula di un matrimonio celebrato tra un uomo e un cane in California) al trattamento che riserviamo agli animali da allevamento e da macello, complici le leggi europee sul benessere animale, che comunque, a seconda della sensibilità e della mentalità dei controllori, possono essere diversamente interpretate.

Per non parlare poi dei selvatici: la Terra era fino a pochi decenni fa, un Paradiso Terrestre, le specie selvatiche si autoregolavano nel loro numero e diffusione. Le popolazioni selvatiche avevano i loro nemici naturali e le condizioni naturali di autoregolazione (predatori, malattie batteriche, virali, parassitarie, abbondanza o scarsità di cibo e di acqua).

L'intervento dell'uomo che poteva essere  in sintonia col resto del mondo ha sconvolto questo equilibrio, per lo stupido egoismo che ci contraddistingue. A volte penso che l'intelligenza dell'uomo per ora si sia rivelata un carattere dannoso; l'intelligenza in questo caso  ha come conseguenza il confronto separativo, la contrapposizione. Dovremmo cercare di far "svoltare" questa capacità intellettuale verso il bene collettivo, che in fondo, egoisticamente, è anche il nostro, ma credo che forse saranno necessari ancora alcuni decenni per raggiungere questa consapevolezza.

Mi piace concludere con queste parole di Franca Oberti, che trovo sagge e consequenziali al mio pensiero: "ho pensato che non si può impedire a nessuno di agire, ma è con le azioni che si suscitano i pensieri degli altri. Ma fino a che gli altri non agiscono secondo il loro pensiero, che senso ha lamentarsene? E con quale diritto? Ed è giusto, infine, pretendere che gli altri agiscano come pensiamo noi? La coscienza di ognuno ha i suoi tempi e non tocca a nessuno imporre, provocare, criticare. Quando sarà il tempo, la coscienza agirà sulle persone e da quel momento non saremo mai più le stesse, saremo il "cambiamento". Vittime ce ne sono state, ce ne sono sempre e ce ne saranno ancora, ma noi non siamo nella condizione di evitarlo, se non con il nostro agire secondo coscienza".

Caterina Regazzi, veterinaria

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