Curarsi con il Qi Gong

Abbiamo intervistato una delle voci più rappresentative di questa antica disciplina, la professoressa Ma Xuzhou, figlia di Ma Litang, che ha integrato le conoscenze della medicina tradizionale cinese con alcune tecniche originarie delle arti marziali.

10 Febbraio 2017
Curarsi con il Qi Gong

Professoressa Ma Xuzhou, ci potrebbe spiegare in due parole cosa è il Qi Gong?
Il Qi Gong non è una religione, né una terapia convenzionale: è un metodo che fa a meno di farmaci e terapie esterne e si basa solo sull'esercizio
personale. Apre la circolazione dei canali energetici e migliora le funzioni degli organi interni e delle viscere, risolvendo così le malattie e favorendo la longevità.

Quali sono i principi base di questa disciplina?
Il primo dei tre principi di base è la teoria dell'eziopatogenesi. Secondo la medicina cinese ci si può ammalare per due motivi: le cosiddette cause interne, cioè le emozioni, e i fattori esterni, cosmopatogeni. Le emozioni in eccesso hanno degli organi bersaglio, per esempio la collera danneggia il fegato, l'eccitazione danneggia il cuore, la preoccupazione il polmone e la milza, la tristezza il polmone, la paura il rene. Per questo dobbiamo regolare l'aspetto psicologico, emotivo.

Ci può spiegare in che modo sia possibile questa «regolazione»?
Come diceva Confucio, la lealtà e il perdono sono le due virtù da praticare. È relativamente facile praticare la lealtà, essere un cittadino onesto: quasi tutti sono in grado di applicare questo principio (sic!). Il perdono è più difficile, richiede un altro modo di pensare. Quando affrontiamo i problemi dobbiamo essere capaci di metterci al posto degli altri. E se facciamo qualcosa di buono non dobbiamo aspettarci una ricompensa. In questo modo il nostro stato interno sarà sempre tranquillo, sereno, equilibrato...

Quali sono gli altri principi?
Il secondo principio del Qi Gong è la regolazione del cuore e del corpo attraverso dei movimenti che corrispondono al percorso dei canali dell’energia. Devono essere fatti in maniera completamente rilassata, con una perfetta corrispondenza fra il movimento del corpo, il movimento della concentrazione e il percorso dei canali.
Il terzo principio è la regolazione del respiro, estremamente importante perché la respirazione influenza direttamente la salute. Nel Qi Gong si pratica una respirazione profonda e sottile, omogenea e lunga. Il grande contributo di mio padre, il dottor Ma Litang, fu quello di introdurre nel Qi Gong un tipo di respirazione mutuato dalle arti marziali, formando un sistema organico. Per fare solo un esempio, con la respirazione tallonare c’è una contrazione del perineo, che potenzia il movimento del rene migliorando l’irrorazione sanguigna del sistema escretore. Un movimento che non è previsto in nessun’altra disciplina sportiva.

Qual è il beneficio diretto di questo esercizi?
Contraendo il perineo si ha uno spostamento naturale del peso del corpo verso i talloni. Questo fa si che la parte anteriore della pianta del piede si rilassi, favorendo la salita del qi lungo i canali dello yin della gamba. Lo yin qi sale per nutrire il sangue: quando si espira buttando fuori il qi torbido degli organi, il qi puro del cielo e della terra può entrare nel corpo. Questo tipo di respirazione potenzia il movimento del diaframma e di conseguenza anche la capacità polmonare. Effettua poi un massaggio sugli intestini: faccio notare che se migliorano le funzioni gastrointestinali, migliora anche la salute in generale. Nella medicina cinese si ritiene che il qi scorra seguendo il percorso dei canali. Sum Simiao, il “re della medicina”, diceva: se assecondi il flusso del qi porti ordine, cioè curi, se invece vai contro la corrente del qi porti disordine. Perciò dobbiamo sempre rispettare questo principio se vogliamo prenderci cura di noi stessi o dei nostri pazienti.

Con la corsa alla modernizzazione della Cina di oggi, come viene considerato il Qi Gong?
Anche a livello governativo oggi si dà molta importanza a queste pratiche. La Società Cinese di Qi Gong medico, di cui sono presidente, ha indetto un’assemblea dei membri permanenti a cui hanno partecipato i rappresentanti del ministero della salute e dei principali ospedali. Il governo dà molta importanza alla prevenzione: anche per sua volontà abbiamo presentato il nostro metodo in numerose trasmissioni alla tv nazionale.

Come vede l’interesse dell’Occidente, in questa caso dell’Italia, nei confronti del Qi Gong?
Io sono stata in tanti paesi all’estero e mi ha fatto molto piacere vedere così tante persone interessate ai vari aspetti della cultura tradizionale cinese, in particolare il Qi Gong. Il Qi Gong è una parte importante della medicina tradizionale cinese, infatti esiste da più di 5000 anni e ha continuato a essere praticato e tramandato fino ad ora. Detto in termini moderni è una terapia verde. Lo stato di salute che si ottiene attraverso la pratica del Qi Gong è stabile, permanente.

Si possono assumere fino in fondo i benefici del Qi Gong senza fare propria la cultura cinese? Il rischio non è che sia solo una ginnastica?
La nostra esperienza di insegnamento in Italia ci dice che gli italiani sono assolutamente in grado di ricevere e praticare in maniera corretta il Qi Gong anche senza avere una particolare conoscenza. Si sta infatti diffondendo da Milano fino in Sicilia.

Un aspetto importante della terapia è che il paziente prende in mano la propria salute. Ci può spiegare meglio?
Secondo la medicina cinese quando ci si ammala il 30% è lavoro del medico, ma il 70% è lavoro che fa la persona. Si è sempre sottoposti alle varie influenze dell’ambiente naturale e sociale: le emozioni giocano un ruolo importante e le possibilità di ammalarsi sono molte. Lo scopo principale per cui veniamo in Italia è insegnare a prendersi cura di sé, a prevenire le malattie e, una volta che si è malati, a collaborare col medico per aiutare il recupero della salute. Se tutti fossero in grado di usare il metodo del martelletto, che si basa sulla percussione dei canali, potrebbero risolvere da soli le patologie leggere e comuni. Questo sarebbe anche un modo per alleviare le spese sanitarie e per fare la felicità dell’intera famiglia. Per questo motivo diamo molta importanza a una posizione attiva del paziente rispetto alla terapia: il risultato che si ottiene è permanente.

Chi è Ma Xuzhou
Figlia di Ma Litang, famoso medico di medicina tradizionale cinese, maestro di Qi Gong e pluridecorato campione di arti marziali, sin da ragazza ha seguito il padre nella pratica clinica e nell’esercizio del Qi Gong. Ha sviluppato la tecnica del «martelletto della salute» elaborata dal padre nei suoi ultimi anni, trovandone una nuova e fertile applicazione nel campo dell’oftalmologia tradizionale. Autrice di numerosi testi specialistici, Ma Xuzhou ha già portato il suo insegnamento in quattro continenti. La caratteristica del Qi Gong di Ma Litang, di cui Ma Xuzhou è l’erede principale, è quella di aver inserito nel contesto terapeutico tecniche provenienti dalle arti marziali e movimenti studiati sulla base della fisiologia energetica della Medicina Tradizionale Cinese. Ma Xuzhou tiene corsi in Italia in collaborazione con la Scuola di Agopuntura di Firenze, presso la ASL di Firenze al Centro «Fior di Prugna».

I sei suoni
La tecnica dei sei ideogrammimantra (sei suoni) è l’esercizio più importante per l’autotutela della salute. La conoscenza delle proprietà riequilibranti di alcuni suoni particolari, ciascuno collegato ad un organo interno, è un esercizio praticato da almeno 1500 anni e molto popolare ancora oggi fra i praticanti di Qi Gong («maestria del qi o energia vitale»). L’emissione del suono fa entrare in risonanza l’organo corrispondente, aiutando a sbloccare i ristagni anche di origine emotiva e consentendo il libero fluire dell’energia vitale (qi o ki) nei meridiani. Specifici movimenti Dao yin aiutano ad indirizzare correttamente il qi nei canali appropriati.

Articolo tratto dal mensile Terra Nuova

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