Praticare gentilezza a casaccio, e atti di bellezza privi di senso

Dalla rubrica Spunti di Vista su Terra Nuova Dicembre 2012 l'articolo "Praticate gentilezza a casaccio, e atti di bellezza privi di senso".

18 Dicembre 2012
Praticare gentilezza a casaccio, e atti di bellezza privi di senso

È una gelida giornata invernale a San Francisco. Una donna in una Honda rossa, con i regali di Natale accatastati sul sedile posteriore, arriva al casello del pedaggio per il ponte sulla baia. «Pago per me e per le sei auto dietro di me» dice con un sorriso, consegnando sette biglietti per pendolari. Uno dopo l’altro, i sei automobilisti, arrivano al casello, dollari in mano, solo per sentirsi dire: «Una signora lì davanti ha già pagato il biglietto per lei. Buona giornata».

La donna della Honda, si venne a sapere, aveva letto qualcosa su un biglietto attaccato con nastro adesivo al frigorifero di un amico: «Praticate gentilezza a casaccio e atti di bellezza privi di senso». La frase le sembrò rivolta direttamente a lei, e se la ricopiò. Judy Foreman notò la stessa frase scritta con vernice a spruzzo sul muro di un magazzino, a 150 chilometri da casa sua.
 Per giorni le rimase in mente, e alla fine si arrese e ripercorse tutta la strada per ricopiarla. «Mi è sembrata incredibilmente bella» disse, spiegando perché si mise a trascriverla in fondo a tutte le sue lettere «come un messaggio dall’alto».

A suo marito Frank la frase piacque tanto che la appese alla parete dell’aula per i suoi alunni di seconda media, fra cui vi era la figlia di una giornalista locale. La giornalista la trascrisse nella sua rubrica sul quotidiano dichiarando di non conoscerne la provenienza. Due giorni dopo ebbe notizie di Anne Hebert. Alta, bionda e quarantenne, la Hebert vive a Marin, una delle dieci contee più ricche degli Stati Uniti, dove custodisce le case in assenza dei proprietari, svolge lavori saltuari, sopravvive. Fu in una tavola calda di Sausalito che la Hebert trascrisse su una tovaglietta di carta la frase.
«È meravigliosa!» disse un uomo seduto accanto, e la copiò esattamente sulla sua tovaglietta. «Questa è l’idea» dice la Hebert. «Tutto ciò di cui pensi debba essercene di più puoi farlo a casaccio».

Tra le sue fantasticherie vi sono: irrompere in una scuola dall’aspetto deprimente per dipingere le aule; lasciare pasti caldi su tavoli da cucina nella parte povera della città; far scivolare denaro nel portamonete di una donna povera ma orgogliosa. Dice la Hebert: «La gentilezza può generare gentilezza tanto quanto la violenza genera violenza».
Ora la frase si sta diffondendo, su adesivi, muri, lettere e biglietti da visita. Con il suo propagarsi, si diffonde anche la visione di una bontà da guerriglia.
 È un’anarchia positiva, un disordine, un disturbo piacevole. Un uomo a Sant Louis, la cui auto è stata appena tamponata da una giovane donna, le fa cenno di andarsene dicendo: «È solo una graffio. Non si preoccupi».
 Gli atti di bellezza privi di senso si diffondono: un uomo pianta giunchiglie lungo la strada, con la camicia che gli si gonfia per la brezza sollevata dalle auto di passaggio. A Seattle un uomo si auto-nomina unico addetto al servizio d’igiene e vaga per le colline di cemento raccogliendo spazzatura in una carrello da supermercato.
 Dicono che non si possa sorridere senza rallegrarsi un po’; allo stesso modo non si può compiere una gentilezza a casaccio senza sentirsi come se i propri guai fossero stati alleviati. E non si può essere destinatari di tali gentilezze senza provare uno choc, un sobbalzo piacevole.
 Se voi foste stati fra quegli automobilisti che si trovavano il biglietto del ponte pagato, chissà cosa sareste stati ispirati a fare per qualcun altro più tardi. Avreste dato la precedenza a qualcuno all’incrocio? Avreste sorriso a un impiegato stanco? O qualcosa di più importante, di più grande?
Come tutte le rivoluzioni, la bontà da guerriglia comincia lentamente, con un unico atto.
 Che sia il vostro!

di Lara Adair

Posta un commento

Inserisci entrambe le parole sottostanti, con o senza spazi.
Le lettere non sono case-sensitive.
Non riesci a leggerlo? Provane un'altra