Ecosol (Parma)

Come migliora la qualità della vita in un cohousing? Ce lo racconta uno degli abitanti di Ecosol, primo condominio ecologico di Fidenza, nato da un processo di progettazione partecipata.

via Beauvoir 47 - Fidenza PR
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“Io e la mia famiglia siamo stati i primi a entrare ad Ecosol, era il 31 Maggio 2013. Ci siamo svegliati in mezzo agli scatoloni e tutto felice mi sono diretto in cucina per preparare il caffè…ma non c’era! Allora ho detto alla mia famiglia che sarei sceso al bar. Appena uscito di casa, incontro un vicino del palazzo di fronte con caffè e cornetti in mano. È per voi, mi dice, benvenuti!”

Questa è stata l’accoglienza dei primi abitanti di Ecosol di Fidenza, racconta Luca Rigoni, architetto e nuovo abitante del cohousing di via Beauvoir 47. E come piccolo rito di accoglienza, la prima colazione ad Ecosol è stata portata dai cohousers già insediati ad ogni nuovo abitante al suo primo risveglio. Benvenuto a casa, benvenuto nella nostra comunità!

Portare la prima colazione ai nuovi arrivati, è piccolo gesto che non era scritto in nessun contratto. Ma allora, come si è passati dal desiderio di avere una casa ecologica al creare una rete sociale solidale? Ce lo racconta uno dei protagonisti di questa storia, che sembra una favola ma è genuina realtà.

Mettere insieme idee e persone

Andiamo per ordine. Nel 2006, un gruppo di cinque famiglie aderenti ad ACF – Associazione di comunità e famiglia e attive nel G.a.s di Fidenza, cominciano ad incontrarsi periodicamente intorno all’idea di vivere in una casa ecologica, per migliorare la qualità della propria vita. Iniziano rapidamente le visite ad edifici preesistenti nell’aerea urbana di Fidenza, perché tutti hanno espresso il desiderio di mantenere il radicamento in città in cui i figli studiano, le famiglie di origine vivono e i membri del gruppo lavorano e sono attivi a livello sociale. Dalle ricerche emerge che gli edifici disponibili costano troppo (la crisi non era ancora arrivata) e quelli più economici erano troppo piccoli. “Uno dei nostri più grandi crucci” dice Luca con evidente sincerità “è stata la scelta obbligata di costruire ex-novo. A maggior ragione, però, volevamo che la tipologia di costruzione impattasse minimamente sul territorio e che pareggiasse il suo debito verso la Terra e la città. A quel punto era chiaro che il nuovo condominio avrebbe ospitato altre famiglie oltre a noi, per sostenere l’impresa. Successivamente abbiamo messo a disposizione alcuni spazi comuni per associazioni locali o per l’accoglienza di persone bisognose. È stato allora che ci siamo accorti che stavamo progettando un cohousing!”.

Inizia il passaparola tra associazioni, g.a.s, parrocchie e punti di aggregazione cittadina, con l’invito a partecipare alla prima presentazione pubblica di Ecosol. Si presentano 25 famiglie, a cui viene sottoposto un questionario, un efficace strumento per far emergere i bisogni di ognuno. Si definiscono due gruppi: uno che voleva vivere in campagna e uno in città.

A lavoro!

Le quindici famiglie che scelsero la città, hanno lavorato dal 2007 al 2010 per progettare il proproprio sogno. “Col tempo il nostro gruppo è rimasto pressoché invariato” dice sorridendo Luca. “Abbiamo cominciato a lavorare insieme sull’analisi dei bisogni di ogni famiglia, a livello ideale e pratico, da cui poi è scaturita la nostra Carta d’Intenti”. Tra i punti principali dell’analisi dei bisogni emerge la volontà di progettare in modo partecipato l’edificio, di scegliere le imprese esecutrici e evitare la creazione di una cooperativa perché c’era tanto lavoro da fare e nessuno voleva preoccuparsi dell’aspetto amministrativo e prendersi il rischio d’impresa.

Così è iniziato il pellegrinaggio agli uffici delle imprese costruttrici locali. La proposta era molto semplice: tu costruttore, costruisci, noi futuri abitanti garantiamo l’acquisto a patto che si possa avere un ruolo decisionale su progettazione e professionisti coinvolti. “È stato come ribaltare l’attuale mercato immobiliare, restituendo ad ognuno il suo compito, senza speculazioni e minimo rischio per l’impresa esecutrice” aggiunge Luca, ma ammette che solo una delle ditte contattate ha risposto positivamente: si tratta della Cooperativa di Vittorio, che ben presto, ha dato fiducia a questo gruppo di cittadini.

Rielaborando i questionari, hanno preso forma le case, ognuna diversa a seconda delle esigenze abitative ed economiche dei futuri abitanti e il loro funzionamento tecnico e sociale. Si, anche sociale, perché il processo di progettazione partecipata oltre ad ampliare il senso comunitario, ha portato i cohousers a confrontarsi nell’ottica win-win, vinciamo tutti se troviamo un accordo e la casa ecologica, ha smesso di essere un fine ed è diventa mezzo per instaurare relazioni sane e durature!

Ogni socio assegnatario ha preso la responsabilità di collaborare ad uno dei quattro gruppi di lavoro: individuare un soggetto idoneo alla realizzazione del fabbricato, elaborare il progetto accoglienza, seguire la progettazione degli impianti e occuparsi delle relazioni interne, assemblee e processi decisionali.

Il primo risultato raggiunto è stato istituire un appartamento destinato a persone in stato di bisogno, che temporaneamente potessero alloggiare ad Ecosol in previsione di una soluzione autonoma, in convenzione con la AUSL.

“Essendo architetto progettista” svela con soddisfazione Luca “sono stato una delle persone che ha svolto un lavoro di sinergia e armonizzazione delle proposte concrete dei gruppi e oggi sono molto fiero di due decisioni che abbiamo realizzato: una è la sala comune autocostruita con il tamponamento in balle di paglia, l’altra è il ballatoio, l’unica via di accesso alle case private. Negli edifici moderni il ballatoio non si usa più perché è interpretato come un danno allaprivacy. Al gruppo è piaciuto proprio per questo, perché non è bello uscire di casa e incontrare gli sguardi, scambiarsi un buongiorno! o anche solo un sorriso, un gesto?”

Solidarietà in crescendo

L’appetito vien mangiando, e come spesso accade, l’appartenenza vien facendo. L’autocostruzione della sala comune, che oggi ospita pranzi, feste, riunioni di associazioni locali, studenti universitari e scuole in visita, ha svolto la sua funzione ben prima del suo utilizzo, quando, i futuri condòmini si sono trovati fianco a fianco nel realizzare quell’opera insieme. Partecipazione, condivisione e senso di realizzazione collettiva sono un mix difficilmente dissolubile, nel corso del tempo. Vedere i bambini che giocano in quel “giardino verticale”, così gli abitanti chiamano il ballatoio, avere lo spazio per esprimere le proprie passioni o il lavoro, come nel caso di Luca con Sistema energia (vedi box) sta portando giovamento a tutti e la solidarietà vicinale aumenta.

Quello che è diminuito vertiginosamente, da quel 31 Maggio 2013, dopo un anno di monitoraggio, sono stati i consumi. I 500 mq di impianto fotovoltaico, produce per le 13 famiglie residenti 70 kw/h. Quando a qualcuno manca l’energia, può usufruire dell’eccesso di produzione del vicino, non dovendo mai ricorrere alla fornitura esterna. Quest’anno la famiglia di Luca, non ha pagato la bolletta ma, anzi, ha ricevuto un compenso per l’energia prodotta con la quale ha pagato la bolletta telefonica, il depuratore e le spese di condominio, con un saldo finale pari a zero euro. Sarà vero che comprare una casa ad Ecosol costa il 10% in più rispetto al mercato locale, per un totale di 2150 €/mq, ma con questo risparmio, nel giro di pochi anni, è possibile recuperare l’investimento.

Mentre stai leggendo, mille domande potrebbero affiorare alla tua mente. Ma come hanno fatto per risolvere questo? e quest’altro? Bisogna avere soldi da inverstire per comprarsi un sogno? Anche i soldi servono, certo, e i problemi sono sorti ad ogni angolo, ma ad aver vinto la scommessa di Ecosol è stato il gruppo, con la chiarezza, la responsabilità e la partecipazione diretta. Quindi se hai un gruppo e vuoi saperne di più, previo avviso, puoi andare a trovarli, ti aspetteranno con un caffè, dall’aroma del tutto speciale.