Le nanoparticelle alterano le cellule intestinali

Le nanoparticelle alterano le cellule intestinali. E' la conclusione cui giunge uno studio pubblicato su Nature Nanotechnology.

12 Marzo 2012


Le nanoparticelle alterano le cellule intestinali. Le nanoparticelle sono utilizzate in ogni settore, dai cosmetici ai vestiti fino agli snack, ma secondo un team di ricercatori delle università di Binghamton e Cornell, si sa ancora troppo poco sugli impatti negativi che esercitano sulla nostra salute. Secondo Gretchen Mahler, docente di Bioingegneria a Binghamton, tra gli autori della ricerca, la gran parte degli studi attuali sulla sicurezza delle nanoparticelle si concentra sugli effetti diretti sulla salute umana. Ma cosa succede quando si è sottoposti ad una costante somministrazione di piccole dosi? Parliamo di una assunzione normale, facilmente ottenibile se si ricorre a farmaci o integratori che prevedono la presenza delle nanoparticelle. Abbiamo pensato quindi continua Mahler - che il modo migliore per misurare gli effetti più nascosti di questo tipo di assunzione fosse monitorare la reazione delle cellule intestinali. Lo studio è stato condotto in vitro, agendo in laboratorio su cellule umane dei rivestimenti intestinali, e in vivo, attraverso esperimenti sui rivestimenti intestinali dei polli. I risultati di entrambe le indagini hanno evidenziato che l'esposizione alle nanoparticelle influenza l'assorbimento delle sostanze nutritive nel sangue.In particolare, l'assorbimento del ferro, nutriente essenziale per il nostro organismo, dopo un esposizione di breve durata alle nanoparticelle, è sceso di circa il 50%. Ma spiega Mahler - l'esposizione cronica ha causato addirittura un rimodellamento dei villi intestinali, vitali per la capacità dell'intestino di assorbire le sostanze nutritive. E dato che ormai assumiamo inconsapevolmente grandi quantità di nanoparticelle, circa 100 trilioni ogni giorno in varie forme dai prodotti alimentari ai farmaceutici, aumentare le conoscenze sul loro impatto è necessario e fondamentale .

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di C.B.

Le nanoparticelle alterano le cellule intestinali
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c.b

14/03/2012 22:26

Era costruita male la frase. Intendevo dire che negli Stati si stanno cominciando a vedere molte cose pubblicate sull'argomento e di autori diversi

Gianluca

14/03/2012 20:43

PS: "Al momento la dottoressa Gatti ha ottenuto riconoscimenti anche negli Stati Uniti dove stanno iniziando a pubblicare molto sull'argomento".
Devo correggere questa sua affermazione, in quanto la dott.sa Gatti (e suo marito S. Montanari) non stanno iniziando a pubblicare, ma continuano a pubblicare quanto negli anni scoprono sulla materia.
E' in fase di stesura la seconda edizione di Nanopathology, pubblicato da Pan Stanford nella sua prima edizione nel 2008 (oltre, naturalmente, alle varie pubblicazioni scientifiche nei circuiti peer review).
Saluti

Gianluca

14/03/2012 20:36

Per carità, nulla contro la Vs. rivista che fa informazione su materie la cui discussione dovrebbe essere all'ordine del giorno in ogni dove (ne abbiamo uno di Ambiente e diventa sempre meno compatibile con la vita umana).
E' che quando leggo segnalazioni come questa -non è la prima e non sarà l'ultima-, conoscendo la vicenda dei due ricercatori modenesi e le loro scoperte scientifiche, mi sento molto infastidito.
In bocca al lupo.

c.b

14/03/2012 19:35

Purtroppo è vero, i due ricercatori che lei ha citato sono stati spesso ostacolati nei loro studi condotti in Italia. Terra Nuova ha comunque parlato di loro più di una volta. Al momento la dottoressa Gatti ha ottenuto riconoscimenti anche negli Stati Uniti dove stanno iniziando a pubblicare molto sull'argomento

Gianluca

14/03/2012 19:08

I dottori Antonietta Morena Gatti e Stefano Montanari è dal 1997 che si occupano di questa materia.
A loro si deve il concetto di "nanopatologia" cui fa riferimento quest'articolo.
Abbiamo l'eccellenza in casa nostra e continuiamo a pendere dalle labbra di ricercatori esteri che arrivano a conclusioni analoghe dopo decenni! E, non contenti, facciamo di tutto per boicottarli nelle loro ricerche (ad esempio levandogli preziosi strumenti di lavoro) e a non dare il giusto risalto mediatico alle loro rivoluzionarie scoperte: che buffo e allo stesso tempo triste paese che è l'Italia!

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