Rifiutare gli ogm: una falsa libertà

In teoria ogni Stato europeo potrà vietare l'introduzione di ogm nel proprio territorio, ma di fatto questa libertà è solo di facciata. E non riguarda il libero commercio di prodotti transgenici, valido anche negli stati «ogm-free».

31 Agosto 2010
Con una Raccomandazione, lo scorso luglio la Commissione europea ha proposto che gli Stati membri potranno dichiararsi ogm-free e Bruxelles rinuncerà a osteggiare la loro scelta. Questa improvvisa «deregulation», tuttavia, nonostante l'entusiasmo di molti politici e associazioni di categoria, più che un reale riconoscimento della sovranità nazionale sembrerebbe una «falsa libertà».

Il dubbio che si tratti di un inganno è stato sollevato da diverse associazioni: Friends of the Earth, Greenpeace, Verdi Ambiente e Società (VAS), Equivita, Aiab, Ifoam, Aseed. Queste temono che tale concessione sulla politica agricola dei singoli stati, senza garanzie e senza coordinamento europeo, possa diventare un pericoloso boomerang.

Principio di precauzione?
Il problema è di una certa complessità: attualmente ogni stato può contrastare l'introduzione di ogm nel suo territorio appellandosi, caso per caso, al principio di precauzione. Per utilizzare gli strumenti normativi previsti, però, deve essere supportato da nuove evidenze scientifiche che attestino la pericolosità della specifica modificazione genetica...


Sempre nell'articolo:

>> Il principio di precauzione

>> Ogm: non nei campi, ma sugli scaffali

>> Come possono i singoli Stati a realizzare filiere esenti da ogm senza regole comunitarie sulla purezza delle sementi?

>> La mancanza del principio di responsabilità in caso di contaminazioni

>> La necessità di una riforma dell'Ente europeo per le valutazioni scientifiche dei prodotti biotech


La versione completa dell'articolo è disponibile nel numero cartaceo Settembre 2010 di Terra Nuova o come eBook.






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