Inaffidabile e pericolosa: i primi fallimenti documentati della bioingegneria

Sono oramai numerosi i casi in cui l'introduzione di organismi geneticamenti modificati si è dimostrata non solo altamente rischiosa dal punto di vista ambientale, ma anche tecnicamente ed economicamente fallimentare...

20 Dicembre 2002

Sono oramai numerosi i casi in cui l'introduzione di organismi geneticamenti modificati si è dimostrata non solo altamente rischiosa dal punto di vista ambientale, ma anche tecnicamente ed economicamente fallimentare
L'ingegneria genetica permette oggi di spostare pezzi di Dna (geni) da un organismo ad un altro. Poiché i geni contengono l'informazione che consente l'espressione delle proteine che definiscono le caratteristiche dei viventi, questo spostamento (transgenesi) trasferisce ad un organismo manipolato o bioingegnerizzato un carattere (es.: resistenza ad un erbicida) che esso prima non possedeva.
A causa della complessità dei sistemi viventi, la transgenesi, che di fatto è un inserimento di un gene estraneo in un qualunque punto del Dna (genoma) ospite, può provocare effetti collaterali difficili da prevedere. Essi possono mettere a rischio sia la salute di chi mangia Ogm o viene a contatto con essi, sia gli equilibri dell'ecosistema in cui gli Ogm sono rilasciati. Le insidie degli Ogm possono comparire ad ogni livello. Greenpeace e molte altre associazioni sono critiche nei confronti di una scienza tecnicamente molto raffinata ma concettualmente povera (1), che si sviluppa su sistemi di laboratorio super semplificati e che, applicata al "mondo reale", ben più complesso ed interattivo, rischia di creare disastri a catena. Più di ogni discorso, crediamo che valgono i molti esempi concreti in cui gli Ogm hanno dato prova di scarsa affidabilità, creando rischi per l'ambiente, per l'economia e per la salute. Ecco alcuni esempi ampiamente documentati:
I MICROBI CHE DOVEVANO MORIRE
Nel 1989, un'industria voleva sperimentare in campo aperto un microrganismo bioingegneizzato (Bradyrhizobium japonica) che, secondo le attese, doveva aumentare la fertilità del suolo. Per un anno vennero effettuate colture sperimentali, piantando semi di soia su cui erano stati impiantati questi microrganismi manipolati. Alla fine della stagione le piante e i semi furono bruciati, il terreno arato e furono seminate nuove colture. Ma un successivo monitoraggio rivelò che il Bradyrizhobium geneticamente manipolato stava eliminando la flora batterica naturale, mettendo a rischio l'equilibrio dell'ecosistema del suolo: qualcosa che a priori non doveva succedere. L'aratura aveva poi sparso il microrganismo su un'area ben più vasta di quella occupata dal campo sperimentale (2). Un rapporto successivo sostiene che: "Una delle considerazioni da trarre da questo caso è che, sebbene sia stato utilizzato un microrganismo su cui esistevano parecchie informazioni e sia stato condotto un esperimento sul campo ben pianificato ed attentamente valutato, comunque si è ottenuto un risultato che non era prevedibile" (3).
L'ALLERGIA CHE NON CI DOVEVA ESSERE
L'allergia è una reazione sproporzionata del nostro organismo a sostanze che esso considera chimicamente estranee e da cui quindi cerca di difendersi. Le allergie possono essere di molti tipi. Un caso particolare sono le allergie alimentari, che si scatenano quando un soggetto predisposto mangia sostanze cui è sensibile. Gli Ogm introdurranno nella dieta umana proteine che prima non ne facevano parte: se si immette nel pomodoro un gene dello scorpione, il pomodoro produrrà una proteina dello scorpione che sarà mangiata da chi prima di scorpioni non ne aveva mai mangiati (e che non sa di mangiarli, se non c'è un'etichetta che glielo dice ...). Esiste il rischio che ci sia una risposta allergica a queste nuove proteine introdotte dagli Ogm nella nostra dieta?
A lungo, l'industria delle biotecnologie ha negato che l'ingestione di un Ogm potesse provocare reazione allergica alla proteina transgenica, ma questo superficiale ottimismo non è stato ancora dimostrabile.

di Admin

Inaffidabile e pericolosa: i primi fallimenti documentati della bioingegneria
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