Neonicotinoidi e api: rapporto Efsa

La Commissione Europea ha in mano il rapporto Efsa sui neonicotinoidi e i loro effetti sulle api. I risultati sono stati definiti inquietanti, ma ancora nessun provvedimento è stato deciso e c'è ancora chi li difende.

17 Gennaio 2013

Gli scienziati dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) hanno "individuato una serie di rischi per le api rappresentati da tre insetticidi neonicotinoidi", da più parti accusati di essere i responsabili di vere e proprie ecatombi di api, con sciami sterminati e alveari svuotati. La Commissione europea ha quindi chiesto all'Efsa di "valutare i rischi connessi all'impiego di clothianidina, imidacloprid e tiamethoxam nel trattamento delle sementi o sotto forma di granuli, con particolare riguardo agli effetti acuti e cronici sulla sopravvivenza e sullo sviluppo delle colonie di api, agli effetti sulle larve e sul comportamento delle api e ai rischi associati a dosi sub-letali delle tre sostanze".  In alcuni casi, per via "di carenze nei dati disponibili", l'Efsa "è stata impossibilitata a portare a termine le valutazioni". Ove è stato possibile portare a termine le valutazioni del rischio, per tutte e tre le sostanze l'Efsa, in collaborazione con gli esperti scientifici degli Stati membri dell'Ue, ha concluso che per quel che riguarda l'esposizione tramite polline e nettare "sono stati ritenuti accettabili solo gli usi su colture non appetibili per le api". Per l'esposizione tramite polvere "è stato segnalato, o non è stato possibile escludere, un rischio per le api da miele, con alcune eccezioni, come ad esempio l'uso sulla barbabietola da zucchero e su colture in serra e l'uso di determinati granuli". Per l'esposizione tramite guttazione (eliminazione di acqua allo stato liquido dalle foglie, ndr) "l'unica valutazione del rischio che è stato possibile completare è stata quella sul granoturco trattato con tiamethoxam". In questo caso "gli studi sul campo evidenziano un effetto acuto sulle api da miele esposte alla sostanza attraverso il liquido di guttazione". Le valutazioni del rischio, infatti, "si sono concentrate su tre principali vie di esposizione- spiega l'Efsa- l'esposizione tramite residui presenti in nettare e polline dei fiori delle piante trattate; l'esposizione tramite polvere prodotta durante la semina di sementi conciate o l'utilizzo di granuli; e l'esposizione tramite residui presenti nel liquido di guttazione prodotto da piante trattate".  Gli scienziati, però, "impossibilitati a portare a termine le valutazioni del rischio per alcuni degli usi autorizzati nell'Unione europea" per "una serie di lacune nei dati", lacune "che dovrebbero essere colmate per consentire un'ulteriore valutazione dei rischi potenziali per le api derivanti dall'uso di clotianidina, imidacloprid e thiamethoxam". L'Efsa evidenzia che "erano disponibili informazioni limitate per gli insetti impollinatori diversi dalle api mellifere, per cui anche il rischio per questi altri impollinatori dovrebbe essere esaminato pià approfonditamente". Data l'importanza delle api nell'ecosistema e nella catena alimentare e in considerazione dei molteplici servizi che rendono agli esseri umani, la protezione di tali insetti "è fondamentale", ricorda Efsa. In virtù del suo mandato a migliorare la sicurezza alimentare nell'Unione europea e garantire un elevato livello di tutela dei consumatori, "l'Efsa ha un ruolo importante da svolgere per garantire la sopravvivenza delle api".
E la Commissione europea ha definito "inquietanti", anche se non ancora complete, le conclusioni dell'Efsa.  Nell'immediato - ha spiegato Frederic Vincent, portavoce del commissario alla salute Tonio Borg - la Commissione Ue scriverà alle società produttrici, Syngenta e Bayer, che avranno fino al 25 gennaio per replicare al parere dell'Efsa.  Inoltre, Bruxelles intende portare la questione il 31 gennaio all'esame del Comitato permanente della sicurezza alimentare dove sono presenti i rappresentanti dei 27 Stati membri. Nulla al momento è definito, ma il portavoce tiene a precisare che Bruxelles è pronta a "prendere le decisioni necessarie". Anche perchè, di fronte al fenomeno della moria delle api, che sarebbe passata in una quindicina d'anni dal 5% al 30%, e dallo smembramento di intere colonie, gli Stati membri e in primis l'Italia, hanno già introdotto misure nazionali.
Eppure, malgrado tutto, le organizzazioni agricole e cooperative dell'Ue hanno deciso di difendere a spada tratta i neonicotinoidi per "l'impatto positivo - dicono - che hanno sulle rese produttive, sul reddito de produttori e quindi sull'occupazione". E citano i 4 miliardi di euro di proventi.

Per leggere le conclusioni dell'Efsa clicca qui

di Alexis Myriel

Neonicotinoidi e api: rapporto Efsa
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