Stufe a pellet: il riscaldamento più ecologico?

Sempre più italiani scelgono la stufa a pellet per il riscaldamento domestico. La fornitura italiana però è ancora scarsa. I costi e le certificazioni di prodotto

17 Gennaio 2012
Il pellet è il combustibile ecologico sempre più amato dagli italiani per il riscaldamento domestico. Il portale Qualenergia ha appena pubblicato una guida alle stufe a pellet, che esamina tutte le funzioni e le diverse tipologie. Con il pellet si può riscaldare gli ambienti con stufe tradizionali, compatibili anche con la legna, oppure  riscaldare acqua calda, servendosi cioè di un impianto a termosifoni o una caldaia domestica. Secondo la ricerca effettuata il pellet ha ormai fidelizzato più di un milione di famiglie che riscaldano le proprie abitazioni con apparecchi termici che utilizzano questa fonte energetica rinnovabile. Si calcola un consumo annuo nazionale superiore al milione e mezzo di tonnellate, che corrispondono a oltre cento milioni di sacchetti da 15 kg, la confezione di pellet più diffusa tra i consumatori italiani. Una svolta che potremmo chiamare ecologista, oltre che dettata da ragioni economiche. Ma i lati oscuri ancora non mancano.

Purtroppo sul lato della filiera i risultati sono ancora insoddisfacenti. La produzione italiana copre meno della metà del consumo nazionale,  ciò significa che importiamo il materiale da paesi esteri, principalmente dall'Europa Centrale, dall'Europa dell'Est o addirittura dal Nord America, con una fornitura che l'anno scorso ha toccato 1,5 milioni di tonnellate di pellet americano. Alle nostre latitudini non mancano certo le foreste, quanto semmai delle filiere del legno in grado di garantire il prodotto, come avviene in Austria, Germania, Slovenia, Croazia o Romania.
Il riscaldamento a pellet, che riutilizza con rendimenti più elevati una materia prima rinnovabile come il legno, viene incentivato e sovvenzionato in Germania e Austria, Regno Unito e sempre di più anche nei vicini Paesi dell'Est. Sicuramente tra le biomasse è il combustibile più ecologico, per il basso grado di umidità contenuto, che ne ottimizza la combustione ed il rendimento. Se si confronta con la legna e il cippato si ha una considerevole riduzione delle emissioni: polveri sottili, ossidi di azoto, composti organici volatili (Cov) e soprattutto del pericoloso monossido di carbonio. Ma è importante anche capire la qualità del materiale.
 
I marchi di certificazione del pellet, che ne attestano la conformità ambientale, il tasso di umidità e l'esclusione di tracce radioattive, sono essenzialmente due:  il sistema di certificazione ENplus, basato sulla nuova norma europea EN 14961-2 e che certifica l'intera filiera, e Pellet Gold, il primo sistema di attestazione della qualità del pellet per il mercato italiano, ideato nel 2006 da AIEL, che prevede il controllo su formaldeide e radioattività. Un confronto tra le garanzie offerte due marchi si può leggere nel documento in pdf scaricabarile dal sito di qualenergia.

Il costo di una stufa è variabile in funzione della tipologia, della potenza o delle rifiniture. Secondo quanto riportato da Qualenergia.it mediamente le stufe ad aria si trovano ad una cifra che oscilla tra i 1.600 ed i 3.000 €, mentre per le stufe ad acqua si spende dai 2.500 ai 4.000 €.

di Gabriele Bindi

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umberto

12/02/2012 12:38

non sono così convinto che il pellet sia così economico ed ecologico, pensiamo innanzitutto ai posti dove viene raccolto con possibili radioattivita ed in italia è già successo, alle resine con qui viene costruito (pino, abete, ecc.)
alle colle che che si utilizzano per creare quelle pastiglie, il rischio che si incendia la canna fumaria. perchè le resine delle conifere si attacca alla canna fumaria e come tutte le cose con tanta richiesta il prezzo aumenta e non diminuisce mai. Siamo in Italia non dimentichiamocelo. Meglio la legna tradizionale

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