Vicino alle centrali nucleari nascono meno femmine

Le radiazioni ionizzanti delle centrali nucleari danneggiano il patrimonio genetico e minacciano la sopravvivenza del feto. Nei pressi delle centrali nucleari svizzere e tedesche vengono al mondo meno femmine. È la conclusione a cui è giunto un nuovo studio tedesco

30 Novembre 2010
Secondo uno studio pubblicato lo scorso ottobre di Ralf Kusmierz, Kristina Voigt e Hagen Scherb nei pressi delle centrali nucleari svizzere e tedesche vengono al mondo meno femmine. 
I dati confermerebbero che negli ultimi 40 anni le madri che vivono in un raggio di 35 km di una delle 31 centrali atomiche, hanno partorito fino a 15.000 bambini in meno rispetto alla media.
Per  l'organizzazione International Physicians for the Prevention of Nuclear War IPPNW, che coinvolge numerosi medici critici verso l'atomo, lo studio conferma la relazione tra contaminazione radioattiva e un danneggiamento di cellule, in particolare quelle degli embrioni.  In Germania uno studio sui tumori infantili già nel 2007 aveva rilevato un innalzamento del rischio di contrarre tumori e leucemie nei bambini piccoli vicino agli impianti.

La perdita di gravidanze in rosa viene ricondotta alle radiazioni ionizzanti, con effetti simili a quelli riscontrati dopo l'incidente di Chernobil. Anche i dati anagrafici confermerebbero che  dopo il 1986 in Europa molte meno bambine.
Le centrali atomiche anche durante il loro normale funzionamento rilasciano isotopi radiottivi di idrogeno (H 3) o carbonio attivo (C14), che vengono assorbiti dal corpo umano.
In caso di anomalie, o di spegnimenti improvvisi, queste radiazioni risultano addirittura più alte ed insidiose. Secondo la ricerca anche quando non vengono superati le soglie consentite dalla legge, i feti sarebbero sottoposti a forte rischio. I valori limite fissati per legge infatti sarebbero datati e non contemplano questo rischio su soggetti ipersensibili.
Secondo Reinhold Thiel, membro del consiglio del IPPNW, gli ultimi risultati sulla mancata procreazione di femmine sarebbero allarmanti al pari dello studio sui tumori infantili di tre anni fa. "Si sapeva già che anche le radiazioni possono danneggiare le cellule embrionali. Ora sappiamo che con maggiore sensibilità". "Siamo di fronte però anche al danneggiamento di migliaia di embrioni maschili" ha spiegato il pediatra dell'IPPNW dott. Winfrid Eisenberg.

L'organizzazione ha chiesto al governo tedesco di porre rimedio a questo pericolo. Gli standard di protezione devono adottare delle soglie limite calibrate non su giovani uomini attivi ed in salute (Reference Man), ma su embrioni estremamente sensibili (Reference Embryo).

Fonte: Greenpeace Deutschland 

Per avere informazioni sullo studio "Is the human sex odds at birth distorted in the vicinity of nuclear facilities?" clicca qui:


di Gabriele Bindi

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