Il Ministero della salute "promuove" il rettore indagato

Riportiamo qui un articolo di Gian Antonio Stella comparso sul Corriere della Sera . Il rettore dell'università di Tor Vergata, Giuseppe Novelli, è stato nominato dal ministero della Salute nel Consiglio Superiore di Sanità proprio mentre è indagato per i concorsi pilotati.

11 Gennaio 2018

«Non sappia la tua destra ciò che fa la tua sinistra», consiglia il Vangelo di Matteo a chi fa l’elemosina. Ed ecco che al rettore di Tor Vergata Giuseppe Novelli, mentre è indagato dai magistrati del ministero della Giustizia per concussione e altri reati e «attenzionato» dal ministero dell’Università che potrebbe costituirsi parte civile, il ministero della Salute decide di elargire una «elemosina» deluxe, con fiocchi e controfiocchi. Cioè la nomina nel Consiglio Superiore di Sanità. Il «massimo organo di consulenza tecnico scientifico» del dicastero guidato da Beatrice Lorenzin. Ricordate? Tutto nasce dai ricorsi al Tar di due ricercatori, Pierpaolo Sileri di chirurgia generale e Giuliano Grüner di diritto amministrativo, inutilmente candidatisi a «procedure di chiamata come professori associati» (così si dice, in gergo) da cui erano usciti vincitori di qua il figlio di Ezio Gentileschi, già direttore della scuola di specializzazione in chirurgia generale a Tor Vergata, di là l’allievo prediletto del pro rettore vicario dell’università romana Claudio Franchini. Ricorsi accolti dal rettore come un’offesa personale: «A meeeeee!?!».

Interrogazioni parlamentari

E seguiti, dicono le denunce riprese da Roars.it, dalle Iene e dall’interrogazione parlamentare di Barbara Saltamartini, da fortissime pressioni perché i due ritirassero l’esposto. Al punto che la direttrice generale del policlinico di Tor Vergata, tirando in ballo il rettore, avrebbe detto a Pierpaolo Sileri: «Qui con lui sei morto». Ancora più pesante, se possibile, lo sfogo volgarotto contro Giuliano Grüner. Sfogo registrato, finito sul Fatto e poi nelle carte processuali con una mitragliata di 26 amputazioni del termine «cazzotto», diciamo così, «rafforzative del pensiero»: «Io non ne sapevo un (censura), perché nessuno ha alzato il (censura) di venirmelo a chiedere! Non è possibile all’università! Ma siamo matti qui dentro? Cioè, uno fa un ricorso contro il proprio rettore, e io non devo saperlo?». Ancora: «Lei sta sputando nel piatto in cui mangia! Sta facendo una causa contro il suo rettore, (censura)! Non è mai accaduto! Quando mi chiamava il mio rettore io tremavo, (censura)!». E via così. Fino a urlare: «O ritira il ricorso, o sparisca da qui!».

La sfuriata

Una sfuriata apocalittica e imbarazzante. Tanto da sollevare varie richieste di dimissioni e da spingere il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il pm Mario Palazzi ad aprire un’inchiesta, raccogliere una serie di documenti e testimonianze per poi chiedere il rinvio a giudizio del rettore con l’accusa di tentata concussione e istigazione alla corruzione. Reati compiuti «abusando della posizione apicale rivestita e dei poteri da essa derivanti». Per carità, magari al processo che vedrà l’udienza preliminare il prossimo 19 febbraio il rettore riuscirà a cavarsela. Fino alla sentenza di terzo grado, si sa, è innocente come un cherubino. Auguri. Ma al di là dell’aspetto penale non sarebbe stato opportuno, per il ministero della Salute, sospendere quella nomina?

Dal Corriere della Sera

di Gian Antonio Stella


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