Cohousing: l'ecovillaggio nel condominio

Nato in Danimarca trent'anni fa, il co-housing è un modello di piccola comunità urbana caratterizzato da livelli di condivisione diversi a seconda delle esperienze. La situazione in Italia.

29 Maggio 2006
Nato negli anni Sessanta in Danimarca e diffusosi rapidamente prima in Nord Europa e poi negli Stati Uniti e in Australia, il co-housing è la risposta urbana al desiderio di socializzazione del quotidiano. A differenza dell'ecovillaggio, che richiede grande disponibilità di capitali, l'esistenza di un gruppo già consolidato e la necessità di trasferimento, il co-housing, letteralmente "co-abitazione" è una soluzione più flessibile in quanto consente di continuare a vivere nella stessa città e svolgere lo stesso lavoro di sempre. Quello che cambia è la condivisione dello spazio abitativo, di alcuni servizi e in qualche caso, ma non sempre, dell'economia. Sono questi gli elementi che hanno decretato il successo di questa originale forma di comunità, essenzialmente urbana.

Condomini solidali
Ma non sempre la città è scelta per comodità o opportunismo, spesso è una scelta d'impegno. "Oggi più della metà della popolazione mondiale vive in città - spiega Peter Baw co-houser di S. Francisco - con i suoi problemi sociali e ambientali. Per cambiare la società è necessario vivere in città e non fuori". La verità è che il cohousing è uno strumento assai duttile, facilmente adattabile alle diverse esigenze. Di sicuro, offre una risposta efficace ai nuovi bisogni della società postindustriale, caratterizzata da importanti cambiamenti demografici, economici, ambientali e sociali. Nato in Danimarca, in un quartiere della periferia di Copenhaghen, dove nel '72 ventisette famiglie decisero di condividere insieme un vecchio stabile, oggi l'esperienza di co-housing conta centinaia di esperienze che consentono a migliaia di persone di vivere una vita meno individualistica e più sociale, meno consumistica e più creativa, meno costosa e più adatta alla serenità dei bambini, dei genitori, ed anche delle persone anziane o dei portatori di handicap. In genere, un co-housing è composto da 15 a 35 nuclei, ognuno dei quali ha una propria abitazione, ma condivide con altri membri gli spazi comuni, che costituiscono il vero cuore delle comunità. Ma come sono utilizzati questi spazi comuni? In realtà in maniera molto diversa a seconda dei co-housing. Molto spesso ospita una cucina-sala da pranzo (dove in media i residenti si trovano per cenare almeno 4-5 sere a settimana), una lavanderia, uno spazio per il riciclaggio e un grande ripostiglio-magazzino. In altri casi lo spazio comune viene utilizzato anche come salotto, bar o biblioteca. Altre volte si tratta semplicemente di stanze per gli ospiti o di uno spazio autogestito dagli adolescenti o i bambini. Spesso è semplicemente una stanza per guardare la TV o fare musica, ecc. Senza dimenticare la "sala dei cuscini" per i più piccoli, uno spazio immancabile nei co-housing del Nord Europa. Nei casi più fortunati, e quando l'edificio lo permette, esiste anche uno spazio attrezzato comune all'aperto.

Vantaggi e svantaggi
Quali sono i principali vantaggi del vivere in co-housing? Da una parte il risparmio in denaro e tempo, e dall'altra la grande ricchezza in socialità. Così, la cena in comune non solo aumenta la socializzazione, ma allo stesso modo riduce notevolmente il costo del pasto. Ovviamente si risparmia anche in termini di tempo visto che, in alcuni co-housing, gli adulti cucinano soltanto 3 o 4 volte al mese grazie ai turni programmati! Inoltre, come è emerso da alcune testimonianze, le donne notano un indicativo aumento del lavoro maschile volontario nella propria casa. Cosa che non è poco, neanche nelle coppie più alternative! E' difficile dire quanto costa esattamente vivere in un co-housing. Secondo alcune valutazioni svolte in alcune città del Nord Europa, un'abitazione di 100 mq, realizzata secondo i principi della bioedilizia e collocata in aree urbane non particolarmente esclusive, viene a costare in media circa 120mila euro. Prezzo comprensivo anche degli spazi comuni e di una rete sociale che non ha valore! Alla riduzione del costo dell'abitazione, va poi aggiunto il risparmio derivante dalla contrazione delle spese quotidiane relative al consumo di beni e servizi. In genere, i co-housers condividono gli attrezzi per fare giardinaggio, i costi per la manutenzione e le pulizie, quelli per la gestione della cucina, e in alcuni casi anche i costi delle vacanze, organizzando per esempio scambi di vetture. Un'altra ricchezza legata al vivere insieme è lo stimolo a praticare attività insieme ai vicini, dal trekking all'imparare una nuova lingua o uno strumento, tutte cose che molto probabilmente non si sarebbero mai fatte abitando in un anonimo condomino, dove nessuno conosce il proprio vicino. Altro punto di forza è l'educazione dei bambini: grazie alla maggiore ricchezza di relazioni sociali, i bambini sono più stimolati a sviluppare la propria creatività in collaborazione con gli altri, aumentano la loro autostima e la capacità di comunicazione con gli adulti. D'altra parte anche gli adulti si giovano della maggiore socialità. Le frequenti riunioni, necessarie per gestire gli spazi comuni e le varie tematiche, sono tutte occasioni per imparare a riflettere e a confrontarsi con gli altri e in definitiva per conoscersi meglio. Tutti i vantaggi appena elencati hanno ovviamente un prezzo: la necessità di confrontarsi con le esigenze e i bisogni di altri e soprattutto imparare a prendere decisioni in gruppo.

Le regole
Le statistiche dicono che solo il 10% delle famiglie supera questa fase e di esse solo un numero ancora inferiore finirà per vivere nel co-housing! Ma non bisogna scoraggiarsi, tutto questo fa parte del processo. In realtà alle poche famiglie che restano, se ne aggiungeranno ben presto di nuove e il progetto andrà avanti. Il co-housing non risponde a una religione o a un'ideologia, ma semplicemente al bisogno di vivere in un ambiente urbano più solidale, ecologico e in definitiva più ricco di rapporti sociali, secondo regole e modalità che poi ogni esperienza si dà nel tempo. L'unica vera regola è che per funzionare, il co-housing deve essere ideato da chi decide poi di viverci. I residenti devono organizzare e progettare loro stessi lo spazio fin dall'inizio, ovviamente con l'aiuto di tecnici. Poi c'è il "rodaggio". E' un periodo fondamentale, che può durare dai due ai sette anni, perché è in questo periodo che si determina l'identità del gruppo. Durante la fase preliminare, i futuri cohousers si conoscono, imparano a confrontarsi, a riconoscere i punti deboli e quelli di forza di ognuno e soprattutto impareranno a prendere le decisione secondo il metodo del consenso. Lo scopo è quello di imparare a gestire i problemi e i conflitti inevitabili in ogni gruppo: confronto con le personalità forti, accettazione di nuovi membri, percezione della vicinanza, ecc.

E' in Italia?
A Milano, l'agenzia per l'innovazione sociale Innosense e il dipartimento Indaco della Facoltà di Industrial Design del Politecnico hanno promosso la ricerca "Vivere e abitare a Milano" e lanciato un sito (cohousing.it), per verificare la possibilità di realizzare nel capoluogo lombardo esperienze di condomini dotati di strutture comuni quali la stireria, l'appartamento per gli ospiti, il giardino, la palestra, il laboratorio per il fai-da-te o la cucina per le cene collettive. In realtà, l'iniziativa di Milano non è certo il primo tentativo in assoluto di comunità urbana. Ricordiamo che alcuni dei fondatori della storica Comune di Bagnaia, provenivano da una comunità urbana senese fondata circa trent'anni fa. D'altra parte, l'Associazione Comunità e famiglia conta una ventina di comunità, in gran parte urbane, molto più vicine all'idea del co-housing che dell'ecovillaggio classico. La vera novità quindi è la grande crescita della domanda per una socialità più partecipata, solidale e condivisa e l'interesse a trovare formule originale per dare concretezza a questo bisogno.

(Articolo tratto da Terra Nuova - Maggio 2006)



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di Matthieu Lietaert

Cohousing: l’ecovillaggio nel condominio
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