La questione della proprietà

Tre modi diversi per affrontare la questione della proprietà in un ecovillaggio. I casi della comune di Bagnaia, del Popolo degli elfi e di Torri superiore.

12 Giugno 2006
Utilizzando una definizione sintetica ed efficace, un ecovillaggio è una comunità intenzionale orientata alla sostenibilità. Un fattore peculiare di ogni comunità intenzionale è senz'altro la condivisione. E'difatti inevitabile che vi si condividano idee, passioni, visioni del mondo ma anche spazi, beni di vario genere e denaro.
Esistono, tuttavia, diversi livelli di condivisione; nel caso specifico ci sono ecovillaggi - in cui predomina l'elemento propriamente comunitario - dove non viene riconosciuto quasi nessun tipo di proprietà privata e dunque terreni, casolari, automobili e salari individuali appartengono alla comunità, altri - di matrice maggiormente individualista - in cui proprietà privata e proprietà collettiva svolgono funzioni diverse e complementari.

Bagnaia: una piena condivisione  
È questo uno degli ecovillaggi con maggiore anzianità in Italia (l'esperienza parte nel 1979), in cui si è scelto subito di condividere integralmente beni ed entrate. Il podere - circa 80 ettari - con casale, nella Montagnola Senese, è stato dunque acquistato con i soldi di tutti gli aspiranti comunitari, che hanno collettivizzato il proprio conto in banca ed eventuali proprietà. La messa in comune dei beni non si è limitata al momento dell'acquisto, è diventata un fondamento dell'esperienza comunitaria e coloro che si sono aggiunti in un secondo momento hanno veicolato, a loro volta, i propri patrimoni nell'indotto comune. È sempre stato chiaro a tutti che l'investimento era "irreversibile", che non si sarebbero potuti richiedere i soldi indietro in caso di ripensamento (per quanto, nell'eventualità, è oggi previsto un modesto buono-uscita da stabilirsi in assemblea). In assenza di una normazione adeguata per questo genere di proprietà comune, il podere ed il casale sono rimasti a lungo intestati ad un unico proprietario. Negli ultimi anni, invece, è stata creata una Onlus - di cui fanno parte i 23 residenti a Bagnaia - cui è stato devoluto il patrimonio immobiliare e che ha affittato la terra alla cooperativa agricola in cui lavorano diversi membri della comunità. L'economia interna di Bagnaia viene gestita attraverso una cassa comune, in cui confluiscono i redditi dei comunitari che lavorano all'esterno (ad esempio come insegnanti o scalpellini) e di quelli che lavorano all'interno, nella cooperativa agricola. I fondi comuni vengono utilizzati per l'acquisto dei generi alimentari ed il pagamento delle bollette, per i lavori di ristrutturazione e le spese mediche di tutti i membri, per spese "burocratiche", scolastiche (nella comune ci sono 5 minori) ed altre ancora. Per le esigenze personali invece (un vestito, un libro, una serata al cinema), tutti - inclusi, con qualche variante, i bambini - hanno diritto a 150 euro mensili che escono, ancora una volta, dalla cassa comune. È infine previsto un fondo-cassa per alcune spese extra, ad esempio una vacanza l'anno o un viaggio all'estero per andare a trovare genitori lontani (due comunitari sono originari degli Stati Uniti ed uno di Cuba).

di Manuel Olivares

La questione della proprietà
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