Piccolo Alberto, le sfide che fanno crescere

Piccolo Alberto , il nuovo arrivo nella collana dei piccoli di Terra Nuova, serba un importante messaggio: non solo si impara sbagliando, ma si cresce coltivando la fantasia che ci porta a trovare prospettive sempre nuove

19 Marzo 2017

Sbagliando si impara: e tanto più si impara se l’esperienza dell’errore viene fatta propria. Quindi, anche ai bambini deve essere permesso sbagliare, esortandoli ad imparare dall’errore facendo conto sulle proprie capacità. È il messaggio profondamente educativo che si ricava da Piccolo Alberto, il nuovo libro illustrato della collana per l’infanzia Terra Nuova dei Piccoli.  Si tratta di un messaggio importante per i bambini, ma anche per i genitori: i bimbi devono essere esortati ad imparare mettendosi in gioco, non ci si deve sostituire a loro. Ma c’è anche di più in Piccolo Alberto, c’è l’invito al pensiero divergente, come spiega l’autrice del testo, Silvia Roncaglia.

Imparare cambiando punto di vista

«Indubbiamente a una prima lettura si coglie l’esortazione a imparare dall’errore ma ho voluto trasmettere anche un messaggio per me ancora più importante» spiega Silvia. «La chiave di tutto sta nella frase del clown che dice ad Alberto: “Devi imparare a cadere!” anziché “Devi imparare ad allacciarti le scarpe!”. Questo è spiazzante e sposta completamente il punto di vista. Io, sia nei miei libri che nell’insegnamento, quando ero maestra elementare, ho sempre dato una grande importanza allo sviluppo del pensiero divergente e al cambio di punto di vista, indispensabile per trovare strategie nuove di apprendimento, soluzioni creative ai problemi, ma altrettanto importante in campo sociale, per sviluppare l’empatia, l’accettazione e l’apprezzamento dell’altro, del diverso da sé, perché s’impara, spostando il punto di vista, a immedesimarsi con l’altro».

Dunque, pagine con uno stile semplice, diretto ma dense di significato, nelle quali la funzione educativa riporta al primitivo significato della parola educare, «che noi spesso fraintendiamo e confondiamo con una pedissequa trasmissione di nozioni» aggiunge Silvia. «Educare deriva dal latino educere, che significa, al contrario, portare fuori dai sentieri conosciuti, per trovare la propria originale, personale e nuova soluzione. Il clown è poi di per sé, per sua natura, figura spiazzante, ha una funzione  catartica volta a sdrammatizzare ed esorcizzare le paure e il senso di inadeguatezza. Infatti, come dice Lequoc, “siamo tutti dei clown, crediamo tutti di essere belli, intelligenti e forti, mentre ognuno di noi ha le sue debolezze, i lati ridicoli che, rivelandosi, provocano il riso”. La figura del clown è quindi uno strumento pedagogico, in modo da poter lavorare sull’inadeguatezza di ogni uomo nei confronti della realtà. Qui, in particolare, si parla al bambino piccolo, che si confronta costantemente con la sua inadeguatezza costituzionale e cresce superandola ogni giorno. Se lo può fare con una risata è meglio e il mio libro spero porti questa visione sorridente».

I libri strumento educativo

I libri hanno un forte impatto sui bambini e sono uno strumento educativo, «soprattutto laddove, in una società troppo razionale dove tutto è oggettivato, abbiamo più che mai bisogno, accanto al sapere scientifico, di sapere narrativo, di allusione e invenzione, più che di spiegazione» prosegue Silvia Roncaglia. «È questo sapere narrativo a nutrire l’immaginario profondo e a dare al bambino suggerimenti in forma simbolica». Inoltre, è anche grazie ai libri che si costruiscono le relazioni tra genitori e bambini, una sorta di grammatica familiare su tanti temi e aspetti di sé e della vita quotidiana.

«Poi c’è la lettura ad alta voce dell’adulto al bambino, che crea un rapporto affettivo privilegiato tra il lettore e l’ascoltatore e tra il bambino e la lettura, che verrà a colorarsi di quello stesso legame affettivo che per esempio lo lega alla madre, gettando così le basi future per un amore duraturo nei confronti della lettura stessa».

E quello di Silvia è un vero e grande amore sia per la lettura che per la scrittura. «Questa passione è nata con me. Già da bambina scrivevo romanzi a quattro mani con un cuginetto e organizzavo gare di poesia nelle giornate di pioggia. Sarà perché la scrittura è nata come gioco nell’infanzia che scrivo per ragazzi? O perché, come amo dire spesso, scherzando ma non troppo: “Ho fatto di un difetto un mestiere”? Dove il difetto è l’incapacità di crescere. Io, infatti, conservo viva dentro di me l’infanzia e lo sguardo stupito sul mondo che è proprio del bambino. Per lavoro poi mi sono sempre occupata d’infanzia: nell’insegnamento, nel teatro, nella scrittura. Inoltre, amo la dimensione fantastica dei libri per ragazzi, ma personalmente ritengo ogni autore “scrittore e basta” e non “scrittore per…”: non è mai chi scrive a stabilire chi leggerà. Mi piacerebbe molto che gli adulti leggessero di più i cosiddetti libri per ragazzi».

Angela Marchetti per Piccolo Alberto si è invece occupata delle illustrazioni, che animano l’immaginario di chi legge toccandolo dritto al cuore. «Mi sono immersa completamente nel ritmo e nel significato profondo del testo e ho superato ogni difficoltà mantenendo focalizzata l'attenzione sul bambino protagonista, rappresentato quasi sempre a figura intera, e lasciando poco spazio al resto dei personaggi menzionati, dei quali non si vede mai la sagoma completa, ma solo qualche particolare» spiega Angela. «La sfida più grande per un illustratore? È sicuramente riuscire a calarsi nelle situazioni e nei personaggi descritti, non produrre immagini stereotipate o scontate e al contempo rimanere sempre fedeli al proprio stile e alla propria identità. Così in questo caso ho cercato di mantenere uno sguardo ironico ma con una sottile vena poetica, ho cercato di creare immagini non puramente descrittive».

Il risultato è un racconto tenero, profondo, che cuce una trama stretta tra adulti e bambini e soprattutto invita a riporre la massima fiducia nei bambini e nella loro capacità di crescere trasformando energia e fantasia.

Silvia Roncaglia, autrice dei testi

Silvia Roncaglia è di Maranello (Modena), quando non è in giro per l’Italia a incontrare i suoi lettori o non scappa a rifugiarsi in qualche isola lontana. Affermata scrittrice di libri per ragazzi e drammaturgie teatrali, ha pubblicato più di cento libri e vinto importanti premi, tra cui il prestigioso Premio Bancarellino nel 2006. Nelle sue storie impegno, magica fantasia, giochi di parole, ironia, filo diretto con i bambini e vocazione teatrale s’intrecciano in sempre nuove invenzioni. È stata direttrice di Leggo Leggo e redattrice di Scoperte Doc di Zanfi Editori. Ha ideato e curato la collana di drammaturgie teatrali Dietro il sipario per la casa editrice Città Nuova e si è occupata per anni di promozione della lettura, realizzando interventi di animazione per scuole e biblioteche.

Angela Marchetti, illustratrice

Angela Marchetti, dopo gli studi artistici e una breve attività nel settore dell'industrial design e della fotografia, si è dedicata esclusivamente alla grafica e all'illustrazione per l'infanzia. Ha approfondito la sua formazione studiando con Jozef Wilkon, Linda Wolfsgruber, Chiara Carrer. Ha collaborato con diverse case editrici (Edizioni San Paolo, Edizioni Corsare, Edizioni EL, Einaudi Edizioni) preferendo l'uso di tecniche miste (acrilico , collage, matita) di cui continua la sperimentazione cercando di evolvere il proprio stile.

di Terra Nuova

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