La potenza del digiuno

Una pratica conosciuta da millenni che oggi la medicina moderna sta riscoprendo, documentandone i benefici per diverse malattie croniche e persino per i malati di cancro.

20 Febbraio 2017

«Il digiuno è uno strumento potentissimo, che innesca nel corpo cambiamenti che nessun cocktail di farmaci è in grado di replicare. Ha persino effetti rigenerativi sui tessuti. Ma proprio per questi suoi potenti effetti, occorre approcciarvisi con prudenza e raziocinio e sotto la supervisione non di un medico qualunque, ma di un medico preparato e competente in materia». A parlare è Valter Longo, uno dei massimi esperti di digiuno terapeutico. Longo è professore di biogerontologia, direttore dell'Istituto sulla longevità alla University of Southern California di Los Angeles e direttore del programma di oncologia e longevità in Ifom, centro di ricerca con sede a Milano dedicato allo studio della formazione e dello sviluppo dei tumori a livello molecolare. E il professor Longo non è il solo a parlare di digiuno e a farne oggetto di studi pubblicati; infatti negli ultimi tempi la ricerca e la sperimentazione clinica stanno muovendo grandi passi in questa direzione, rivolgendo una nuova attenzione ad una pratica conosciuta da millenni, praticata in molte religioni e già favorita da approcci terapeutici non convenzionali.

Si è partiti da esperimenti in laboratorio e oggi si stanno già testando forme di digiuno alternato o simil-digiuno su pazienti malati di tumore, persone con diagnosi di malattie autoimmuni e persino sportivi alla ricerca di performance migliori. Ciò che emerge, comunque, è che gli approcci possono essere tra loro anche molto diversi.

La dieta mima-digiuno

Ciò su cui si è focalizzata l’attenzione del professor Longo è un regime alimentare a bassissimo contenuto calorico che garantisce nutrienti giudicati essenziali, chiamato dieta mima-digiuno, protratto per alcuni giorni e ripetuto nel tempo. Ha guidato un team di ricercatori che a luglio 2015 ha pubblicato su Cell metabolism i risultati di uno studio clinico pilota(1) secondo cui «tre cicli di dieta mima-digiuno diminuiscono i fattori di rischio/biomarker per invecchiamento, diabete, malattie cardiovascolari e cancro senza effetti avversi di rilievo; ciò attesta come l’uso di tale regime mantenga più a lungo la salute». E nel dicembre scorso è uscito un altro studio, firmato sempre da Longo insieme a un team di collaboratori, che ha confermato e consolidato quanto già emerso in ricerche precedenti e cioè che cicli di digiuno o di diete mima-digiuno migliorano l’efficacia dei farmaci oncologici(2).

«È un campo in cui si sono mossi i primi passi e in letteratura scientifica c’è meno di quello che potrebbe esserci» spiega Longo. «Il digiuno è potente, su questo non c’è dubbio. E se anche la gente digiuna da secoli, non è detto che lo abbia fatto traendone sempre beneficio. Occorre essere seguiti da persone competenti. Basti pensare, per esempio, che il digiuno prolungato a sola acqua può causare danni alla colecisti poiché, non essendoci grassi da decomporre, la bile si accumula e si solidifica. Insomma, facciamo attenzione. Dopo anche soli 3 o 4 giorni di digiuno si verificano cambiamenti enormi nel nostro organismo. Per esempio, il cervello inizia a funzionare in maniera differente, invece di usare zuccheri usa al 50-60% corpi chetonici. Quindi da qui il mal di testa. Ha poi effetti su tutti i tessuti, dai muscoli (il digiuno distrugge le cellule muscolari e quando ci si rialimenta esse si rigenerano dando origine a un muscolo nuovo) al fegato, eccetera. Può essere applicato a centinaia di malattie, ma bisogna capire come e quando. Si può consigliare come prevenzione anche a chi risulta essere a rischio per il cancro; può avere un potente effetto sulla pressione sanguigna, può ridurre il glucosio nel sangue e il livello di infiammazione, oltre ai fattori di rischio per le malattie cardiovascolari. Influenza inoltre la risposta adattativa delle cellule riducendo il danno ossidativo e riprogrammando la resistenza allo stress. Gioca anche un ruolo importante nella riduzione dell’asma e dell’artrite reumatoide(3)».

Longo è giunto a formulare una peculiare dieta e l’ha messo in pratica sui pazienti, anche se non sono mancate le critiche, dal momento che ha fondato una società, la L-Neutra, che ha testato e prodotto un kit di alimenti ritenuti idonei ad affrontare il simil-digiuno per alcuni giorni, periodicamente. Ma lui spiega: «Le azioni societarie di mia proprietà vanno in beneficenza, non prendo nulla, è tutto per la ricerca». «Quando ho cominciato a studiare gli effetti del digiuno e delle restrizioni caloriche periodiche mi sono accorto che occorreva creare degli standard per poter validare scientificamente i risultati. E così ho fatto» prosegue.

Naturalmente non è regime che possa valere per tutti. «Ritengo sia da sconsigliare assolutamente agli anoressici e a chi assume farmaci per il diabete, a meno che non si sia seguiti da un diabetologo esperto di digiuno. Può essere pericoloso oltre i 70 anni, a meno che non si abbiano organismo e ossa forti; oppure può valere la pena se si è a rischio elevato di Alzheimer, di cancro o di malattie cardiovascolari».

Negli ospedali italiani

A collaborare con Longo è il dottor Alessio Nencioni, professore associato di medicina interna all’università di Genova. «Lavorando in campo oncologico, ci siamo interessati agli studi di Longo e abbiamo iniziato a proporre la dieta mima-digiuno a donne affette da tumore alla mammella che si sottopongono a chemioterapia perché ci sono chiare evidenze secondo cui tale regime rende l’organismo più resistente nei confronti di agenti potenzialmente dannosi e insulti chimici, tra cui appunto anche i chemioterapici. Siamo tra i primi in Italia a offrire questa possibilità e le pazienti vengono seguite in clinica». Anche Nencioni sottolinea la potenza del digiuno: «Resetta il metabolismo corporeo, è per questo che attiva processi rigenerativi in alcuni tessuti. Per esempio, a livello del midollo osseo, il digiuno riattiva le cellule staminali; è un campo che si inizia ora ad esplorare nella medicina moderna. Credo che nei prossimi anni questo tipo di approccio troverà molte applicazioni nei campi dell’oncologia, della medicina rigenerativa, della prevenzione dell’invecchiamento e anche in caso di malattie infiammatorie e di contrasto all’autoimmunità».

All’Immanuel Hospital di Berlino il team del professor Andreas Michalsen studia da tempo gli effetti del digiuno sulle persone malate. «I periodi di digiuno con astensione dai cibi solidi sono praticate in ogni parte del mondo» spiega Michalsen(4), «e ci sono ampie evidenze empiriche e osservazionali secondo cui un digiuno con assunzione di 200-500 calorie al giorno per periodi di 7-21 giorni è efficace nel trattamento delle malattie reumatiche, della sindrome da dolore cronico, nell’ipertensione e nella sindrome metabolica». «La restrizione calorica e il digiuno intermittente sono associati al rallentamento e alla prevenzione della maggior parte delle malattie cronico-degenerative e cronico-infiammatorie. Ci sono poi benefici indiretti, in quanto solitamente chi fa questa scelta poi inizia a seguire una dieta sana e modifica il proprio stile di vita». Michalsen sottolinea inoltre come il digiuno possa rivelarsi utile «nelle malattie atopiche e nei disturbi psicosomatici(5) ed è utilizzabile anche per la prevenzione delle malattie nelle persone sane»; ribadisce anch’egli che «per garantire sicurezza e risultati positivi, la persona deve essere seguita da un medico esperto». Rainer Stange, dirigente medico alla clinica di medicina interna dell’Immanuel Hospital e stretto collaboratore di Michalsen, sottolinea poi l’efficacia documentata persino nella «depressione lieve, nell’emicrania e nella sindrome da intestino irritabile(6)». E chiarisce: «Ritengo sia bene non utilizzare il termine “disintossicante” quando si parla di digiuno, poiché si tratta di una definizione commerciale, di un concetto utilizzato dai media e non scientifico. Oggi ci sono a disposizione studi clinici di buona qualità, benché ancora pochi, e anche la medicina accademica si sta rendendo conto della portata di questa pratica».

Digiuno e sport

Un regime di digiuno sotto stretto controllo medico ha mostrato effetti positivi anche sulle performance di atleti impegnati in discipline che richiedono sforzi aerobici, come ad esempio i maratoneti. A studiare come l’organismo degli sportivi reagisca in questi casi è, tra gli altri, Néstor Vincente Salar, biologo molecolare in forze all’Istituto di bioingegneria presso l’Unità di terapia cellulare e biochimica dell’università spagnola Miguel Hernández. Salar ha pubblicato, insieme ad un gruppo di colleghi, uno studio sull’argomento nel dicembre scorso(7). «Abbiamo cercato di capire se periodi di digiuno migliorassero la resa degli atleti impegnati in esercizio aerobico e se fossero il modo migliore per controllare la percentuale di grasso corporeo» spiega Salar. «Siamo giunti alla conclusione che gli atleti possano in questo modo migliorare il metabolismo ossidativo e di conseguenza le loro performance, sempre che partano da solide basi di preparazione; ma è comunque necessario che le sessioni di allenamento siano sempre svolte sotto la supervisione di un coach esperto che sappia capire quando inserire l’astensione dagli alimenti».

Il digiuno prolungato

A studiare ed applicare da 25 anni la digiunoterapia anche prolungata è il dottor Massimo Melelli Roia, medico di Perugia formatosi all’Accademia di Pechino e all’università di Mosca. Melelli Roia è anche esperto di agopuntura, omotossicologia, fitoterapia e oligoterapia. «Ho scoperto il digiuno terapeutico allo storico congresso di Roma del 1991, “Digiuno: come salvarsi la vita”, al quale parteciparono scienziati e ricercatori da tutto il mondo portando casistiche veramente importanti anche su malattie gravi, autoimmuni e oncologiche(8)» spiega Melelli Roia. «Ho cominciato in quell'anno a proporre questo regime, dapprima sui pazienti con artrite reumatoide e artrite psoriasica, poi in chi soffriva di sclerosi multipla. Da allora è stato un crescendo, mediamente con risultati positivi intorno all’80%, intendendo risultati documentabili attraverso analisi, laddove le patologie lo consentono. Finora il digiuno si è dimostrato efficace in tutte le malattie autoimmuni che ho affrontato, anche a livello oncologico a volte ci sono stati risultati interessanti(9). In questi casi si parla sempre di digiuni prolungati, che vanno dalle due alle quattro settimane». Melelli Roia affianca al digiuno terapeutico prolungato l’agopuntura, «perché così i processi cui va incontro l’organismo vengono esaltati e lo abbiamo visto, ad esempio, sui numerosissimi pazienti affetti da sclerosi multipla. Non funziona sempre ma in percentuali molto alte».

«Ho pazienti che seguono ritmi di vita normali arrivando fino a quaranta giorni di digiuno e abbinando, appunto, l’agopuntura; ho avuto in cura un ragazzo che ha percorso cento chilometri in bicicletta al ventesimo giorno di digiuno. Chiaramente un paziente che si sia sottoposto a chemioterapia o altre terapie pesanti non avrà tutta questa energia, perché le tossine impegnano l’organismo. C’è naturalmente un momento in cui si è stanchi, magari compare il mal di testa, soprattutto i primi giorni; ma dopo ci si riprende».

Il dottor Melelli Roia, oltre all’agopuntura, affianca al digiuno anche l'iridologia, «che consente di esaminare via via lo stato della persona». «Consiglio inoltre la pulizia dell'intestino con l'idrocolonterapia, che comunque non va ripetuta più di una volta l'anno e con un'adeguata preparazione. Poi c’è tutta la successiva terapia a domicilio, modulata in maniera molto soggettiva. Io uso l'oligoterapia francese e quella russa che è molto avanzata, l'omotossicologia tedesca, poca fitoterapia. Viene preparato un piano personalizzato che permetta di gestire anche il momento della rialimentazione, importantissimo per evitare che si facciano passi indietro vanificando i risultati ottenuti».

Il digiuno di un giorno

Melelli Roia riconosce anche nel digiuno breve uno strumento efficace per mantenere il benessere psicofisico, «un giorno alla settimana, rispettando i ritmi circadiani». «Per esempio, si va dalla domenica sera dopo cena fino al martedì mattina quando si fa colazione. Bisogna bere tantissimo e liquidi non calorici, quindi ci si possono concedere tisane, infusi tranne quelli zuccherati, per un volume globale medio di tre litri. Se ci si idrata e si osserva questo regime molto breve, difficilmente si avvertono fenomeni fastidiosi; può comparire un mal di testa la sera, è la cosa più frequente. Questo digiuno non ha un potere curativo quanto preventivo. Se si vuole protrarre il digiuno portandolo a tre o quattro giorni, consiglio di usare succhi vegetali, estratti o centrifugati, perché nei primi giorni l’organismo espelle tossine e possono comparire emicrania, nausea e vomito, rendendo difficile la gestione della giornata soprattutto se si va al lavoro o si affrontano le attività quotidiane. Una minima quantità di calorie e zuccheri evita la reazione violenta dell’organismo. L'unica controindicazione che pongo in assoluto al digiuno riguarda le persone che hanno subìto un trapianto: con un rafforzamento importante e rapido del sistema immunitario potrebbero andare incontro a crisi di rigetto».

«Quindi il digiuno rivitalizza, rigenera, reidrata i tessuti, elimina i radicali liberi; andrebbe fatto osservare alle coppie prima di avere figli per predisporre al meglio l’organismo al concepimento. Non c'è parte del corpo che non ricavi benefici, non c'è cellula nel corpo che non partecipi a questo lavoro di reset».

Una strada, dunque, che ha ha già offerto validissimi segnali e che promette ulteriori conquiste nel prossimo futuro.

Note

1 Si veda: www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26094889 . Lo studio è stato condotto su animali; Terra Nuova non approva né sostiene la sperimentazione sugli animali, si limita a prendere atto della letteratura esistente in materia.

2 Si vedano: www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4712327/ ; www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21516129.

3 Si veda: www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24440038.

4 Si vedano: www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24434759 ; www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20425196 ; www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24434758 ; www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/11416824 .

5 Si veda: www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/964029

6 Si veda: www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17078771

7 Si veda: www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26667687

8 Qui la registrazione dell’incontro: www.radioradicale.it/scheda/39680/39716-digiuno-come-salvarsi-la-vita

9 Si vedano: Massimo Melelli Roia, Il digiuno come cura e prevenzione, ed. Tecniche Nuove, 2013; AA. VV., Il digiuno. Come salvarsi la vita a cura di Bruno Romano, ed. Mediterranee, 1991; Siliprandi & Tettamanti, Biochimica medica, strutturale, metabolica e funzionale, ed. Piccin Nuova Libraria, 2013; Thierry De Lestrade, Le jeûne, une nouvelle thérapie?, La Découverte, 2013.

 

I meccanismi che si attivano

In Europa, uno dei primi medici a osservare e documentare sistematicamente gli effetti del digiuno su un’ampia gamma di malattie e a sviluppare il concetto di digiuno terapeutico è stato il tedesco Otto Buchinger; per questo in Germania si è poi dato seguito al filone di ricerca e oggi si contano diversi esperti tedeschi. Come spiega il professor Michalsen, per digiuno si intende un periodo di tempo limitato in assenza di cibo solido in cui il corpo utilizza quasi esclusivamente le proprie riserve di energia senza provocare danno alla salute(1). «Durante il digiuno, l’assunzione di brodi vegetali o succhi di frutta e verdura non dovrebbe eccedere le 500 calorie al giorno ed è importante che la scelta sia un atto volontario del soggetto e che si evitino cibi solidi e sostanze stimolanti, come caffè o nicotina» continua Michalsen. Se seguito in maniera adeguata, il digiuno può consentire di sperimentare un buon livello di vitalità e assenza di stimolo della fame. Michalsen consiglia anche di abbinare alla restrizione calorica opportune tecniche mente-corpo, attività spirituale ed esercizio fisico. «L’organismo umano ha la capacità fisiologica di passare dall’utilizzo di alimenti esterni all’utilizzo di riserve interne di nutrienti. Le riserve di glicogeno nel fegato e nei muscoli sono limitate e solitamente si esauriscono dopo 24 ore di digiuno, ma l’energia è poi attinta dalle riserve di grassi. Le proteine vengono utilizzate per rilasciare amminoacidi per la gluconeogenesi in modo da fornire glucosio al cervello. La restrizione a 500 calorie al giorno porta ad una risposta neuroendocrina complessa e ben regolata e attiva adattamenti cardiovascolari, metabolici e psicologici». Michalsen osserva anche che, dopo decenni di diffidenza e critiche, la medicina sta riscoprendo l’approccio di Buchinger e sta osservando «un numero crescente di benefici in diverse malattie croniche».

Nel 2002, la tedesca Ärztegesellschaft für Heilfasten und Ernährung (Società medica per la nutrizione e il digiuno terapeutico) ha pubblicato le prime linee guida per il digiuno terapeutico.

 

1 www.karger.com/Article/PDF/357828

2 www.karger.com/Article/Abstract/64270

di Terra Nuova

tiziana

06/05/2017 14:26

conosco il potere del digiuno. Sono breathariana dal 2012 .digiuno di ventuno giorni.
in luogo consacrato e il digiuno preparato per due anni con le potenti meditazioni che mi avrebbero permesso di superare il lungo periodo.
straordinario potere del digiuno .ci sono vere e proprie guarigioni, remissioni attraverso questa pratica antica come è antico il Mondo.

giovanna

05/03/2017 03:21

Grazie di questo approfondimento. Avevo visto una intervista a Valter Longo realizzata da Report augurandomi che il suo lavoro possa, al piu presto, essere condiviso in tutti gli ospedali italiani. Ora, il menù della gran parte degli questi si basa su proteine (carne e latticini ) e zuccheri che, mi pare di aver capito, siano i nemici del nostro sistema immunitario. Il business del mercato della sanità sarà disposto ad accettare questa scoperta? Sono una ex malata oncologica e ho provato sulla mia pelle le dinamiche di questo gigantesco mercato!

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