Fare ciò che si dice, dire ciò che si fa

Intervista a Wolfgang Fasser, fisioterapista e musicoterapeuta non vedente, sull'opportunità di assumersi la piena responsabilità della propria vita.

23 Giugno 2011
Wolfgang Fasser vive in un'antica casa in pietra, recentemente ristrutturata, a ridosso delle foreste Casentinesi, tra Firenze e Arezzo. È nato e cresciuto in un paesino tra i monti della Svizzera tedesca, poi ha cominciato a girare il mondo. Senza vederlo. Wolfgang ha progressivamente perso la vista a causa di una malattia genetica. Ma questo non lo ha frenato. Gli ha dato anzi una spinta in più per danzare coi suoi limiti, per trovare il suo spazio nel mondo. Tra le attività principali di Wolfgang c'è la fisioterapia e la musicoterapia. Nel 1999 ha fondato l'Atelier di improvvisazione musicale Il Trillo a Poppi (Ar), un'associazione non profit che propone attività di musicoterapia per il «ben-essere», in particolare per i bambini con disagi fisici o psico-fisici.

Suona nel gruppo Shalom Klezmer ed è anche il custode dell'eremo di Quorle, la seconda casa della fraternità di Romena, di cui è stato uno dei fondatori. Qui arrivano numerose persone per una parte dei corsi organizzati dalla fraternità, ma anche per essere accolti nel silenzio e nella bellezza della natura. Da più di vent'anni, in tempi alterni, Wolfgang si occupa di trasmettere la fisioterapia in un villaggio nello stato sudafricano del Lesotho, passando laggiù molti mesi della sua vita. Le parole che scorrono nel breve tempo di un'intervista sembrano contenere solo una minima parte dell'ampio mondo interiore di Wolfgang. Non parliamo del suo lavoro, ma del suo instancabile desiderio di essere presente alla sua esistenza, di dare un contributo alla comunità in cui vive e al benessere dell'Uomo in generale.

Il silenzio nutriente
«Alle persone che vengono a Quorle propongo il silenzio. Oggi abbiamo paura del silenzio. Per noi è associato soltanto al vuoto, alla solitudine, al dis-incontro e all'imbarazzo del non saper comunicare. È un tipo di silenzio molto diffuso nella nostra società. Quello che propongo io a Quorle, in linea con la filosofia di Romena, è il silenzio nutriente. Quello che ci permette di rallentare e di metterci in ascolto. È il silenzio che ci apre alla omnitudine, il contrario della solitudine. Grazie a esso ci cominciamo a sentire in contatto con tutto quello che è intorno a noi, con la Natura, con le altre persone. Questo tipo di silenzio infatti non esclude l'Altro, ma lascia lo spazio anche a un'esperienza condivisa». «Tra le varie cose che faccio, guido le persone in camminate notturne. In questa società occidentale noi siamo ottico-centrati e luce-dipendenti. Credo sia importante modificare la propria cultura della percezione. Camminando di notte nel bosco non si può più fare totalmente affidamento alla propria vista, ma si impara soprattutto ad ascoltare. È limitante concentrarsi solo su di un senso, c'è una complementarietà tra i cinque sensi. In particolare l'udito ci impone di rallentare. Ascoltare è meno immediato, richiede più tempo. Nella notte, in cammino, ho notato che le persone accorciano le distanze tra loro, si danno più fiducia, anche perché nel buio hai più bisogno dell'altro per orientarti. Li ho sentiti chiacchierare di più, entrare più in confidenza e andare in profondità»....

La versione completa dell'articolo è disponibile nel numero cartaceo Luglio-Agosto 2011 di Terra Nuova oppure nella versione eBook.



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di Elisa Nicoli

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