Guardaroba invernale: lana,pile o goretex?

Undici chili. È il peso di fibre tessili che richiede annualmente ogni abitante della terra. Un carico che d'inverno si fa inevitabilmente più pesante.

27 Settembre 2011
Il nostro guardaroba oggi spinge l'ago della bilancia verso il rosso, perché frutto di un'industria che fa un uso massiccio di sostanze nocive: è infatti una delle più inquinanti del Pianeta. L'economia del tessile abbraccia il mondo intero ed è letteralmente capace di muovere montagne, prosciugare terre o cambiare il colore dei fiumi. Il problema principale è nei numeri, oltre che nel far west normativo dell'economia globale.

Nel 1950, quando la popolazione era quasi un terzo rispetto a oggi, si consumavano appena 5 chilogrammi di fibre a testa. È un concetto difficile da spiegare ai nostri nonni. Si è forse fatto più freddo? Abbiamo, ogni giorno, più divise da indossare? Oggi siamo in sette miliardi di abitanti voraci di tessuti, che per essere prodotti richiedono un impiego sempre più ingente di coloranti e prodotti di finissaggio, nocivi per noi e per l'ambiente. L'abito migliore, da questo punto di vista, è quello non acquistato, recuperato in qualche negozio di seconda mano o rimesso in sesto dalle mani di una vecchia sarta.

Vestiti pesanti
Con una canottiera e un paio di sandali si fa presto a fare gli ecologisti. Quando arriva la stagione fredda però la musica cambia. Riponiamo gli abiti leggeri negli armadi e aumentiamo la richiesta di fibre tessili, con una spiccata predominanza di tessuti sintetici o artificiali. Per alcuni anni ci siamo sorbiti i panegirici in chiave ecologista dei sostenitori delle fibre sintetiche, ma chi ha fatto i calcoli ci consegna un quadro ben diverso.

Uno studio del Politecnico di Hong Kong della scorsa estate, presentato sulla rivista Ecological Indicators, ha stilato una lista precisa e documentata sull'impatto ambientale e la sostenibilità ecologica delle fibre. Il confronto, che è senza precedenti per la vastità dei parametri considerati, si basa su diversi fattori, come: ciclo di vita; emissioni di Co2; impiego di fertilizzanti; consumo idrico ed energetico; e infine anche impatto sulla salute e gli ecosistemi. Il primato ecologico spetta al cotone biologico, seguito da lino, cotone convenzionale, viscosa e lana. Ultimi in classifica il polipropilene, il poliestere e il nylon. Maglia nera all'acrilico...

Sempre nell'articolo:

>> L'impatto ambientale e la sostenibilità ecologica delle fibre
>> Le fibre sintetiche, a base petrolifera
>> Teflon e goretex
>> I pericoli dei rilasci di perfluorati tossici
>> I materiali sintetici
>> Pile e bottiglie riciclate
>> Il tempo della lana e il boom del cotone
>> Vestirsi: un atto politico
>> Lane Made in Italy
>> Filiera corta e rispetto per le pecore

>> Box1: Blue Jeans. L'inquinamento prêt-à-porter
>> Box2: Questioni di pelle
>> Box3: Tessuti a confronto
>> Box4: Made in Italy: si fa per dire

La versione completa dell'articolo è disponibile sia nel formato cartaceo di Terra Nuova Ottobre 2011 che come eBook.




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di Gabriele Bindi

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