Il denaro? Meglio lo Scec, il Buono locale

L'Economia solidale in Toscana prende il nome di "Arcipelago", un progetto che si propone di aumentare il potere di acquisto delle famiglie e di promuovere il tessuto produttivo locale. Si tratta di un Buono locale che sostituisce le banconote e che aumenta il potere di acquisto delle famiglie.

11 Novembre 2008
Una proposta da prendere in considerazione ancor più in un momento come questo, dove le difficoltà per le imprese e le famiglie a far quadrare i bilanci sono in crescita. La testa di ponte è il "Buono locale" con cui è possibile pagare parte delle proprie spese. Si chiama Scec, acronimo di "Solidarietà che cammina", e si spende insieme all'euro nei negozi e nelle aziende che aderiscono all'iniziativa. Aumenta il potere d'acquisto della nostra banconota e dà un nuovo impulso all'economia locale. Ma non è una vera moneta. Infatti, aderendo al progetto "Arcipelago" si incassano le prime cento banconote di benvenuto. L'iscrizione è gratuita e può essere attivata dal sito internet www.arcipelagoscec.org. Per avere altri buoni però bisognerà aspettare una nuova emissione. Effettuando una spesa di 10 euro in un'azienda convenzionata che accetta il 20% del prezzo in Scec, al momento dell'acquisto alla cassa verrà riconosciuto un abbuono sul prezzo di 2 euro. Dunque, con soddisfazione per il proprio portafoglio si pagheranno 8 euro e 2 buoni. E chi riceve i Buoni li riutilizzerà a sua volta per i suoi acquisti. In Toscana, a cinque mesi dall'avvio dell'esperienza, sono state
emesse similbanconote per un controvalore di 30mila euro. Circolano a livello locale, in una rete di gente comune, nel piccolo commercio, artigiani, agricoltori e professionisti delle zone di Pistoia, Prato e Firenze. Sono 130 le imprese che le accettano e 150 le persone che hanno ricevuto una dote di 100 Scec a testa. Ma la rete è in piena espansione. A Grosseto ci sono 30 imprese in lista d'attesa e una quarantina di aspiranti fruitori. E l'idea riscuote consensi anche a Lucca. «La domanda che ci rivolgono più frequentemente - spiega Paolo Tintori, responsabile toscano del progetto Arcipelago - è se questa iniziativa sia legale o meno. Ogni moneta viene garantita solo dall'accettazione delle persone. Se per l'euro questa è imposta dalla legge, nel nostro caso è solo volontaria e fiduciaria. Ma il principio è il medesimo: carta che misura una compravendita. Fiscalmente il buono locale è assimilabile a un abbuono e come tale non concorre alla determinazione della base imponibile. Pagando una piccola percentuale
del prezzo in euro, inoltre, non si corre nemmeno il rischio di creare inflazione, poiché i buoni acquisiscono valore insieme all'euro e non ne sono indipendenti». Uno strumento per un'economia alternativa che è sperimentato anche in altri Paesi.


Con il tempo si è creato un movimento nazionale spontaneo sui buoni locali di solidarietà e sono partite le prime esperienze pratiche: ad Acilia (Roma) nel 2005 e poi a Napoli, dove è stato coniato l'acronimo Scec. Con i buoni locali aumenta il potere di acquisto delle famiglie e si permette di far affluire nella piccola distribuzione nuova clientela.
L'accorciamento della filiera consente anche di retribuire maggiormente i produttori e di far diminuire i prezzi al consumatore finale.


Fonte: Il Tirreno

di C.B.

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