La triste storia della Venere Ottentotta

A volte l'oppressione dei popoli indigeni avviene anche nei confronti di singole persone. La storia di Sara Baartman, che risale a due secoli fa, negli ultimi anni ha stimolato un interesse artistico e letterario multiforme.

27 Settembre 2011
La sete di conquista che era alla base dell'espansionismo europeo ha avuto conseguenze devastanti per i popoli degli altri continenti. Fra questi occupa un posto particolare l'Africa, dove il fenomeno ha toccato le vette più disumane e aberranti con lo schiavismo, mietendo milioni di vite umane.

Questo scenario è diventato ancora più desolante in seguito ai genocidi che sono stati compiuti durante il periodo coloniale. Pensiamo a quello degli Herero e dei Nama, realizzato dall'esercito tedesco (1904), o a quello dei popoli congolesi, annientati dalla furia delle truppe belghe alla fine del diciannovesimo secolo. Insieme a tali stermini di massa, però, occorre ricordare anche tanti casi di oppressione nei confronti di singoli, famiglie o piccoli gruppi. La responsabile di questi orrori è sempre la civile Europa dell'Ottocento, vale a dire lo stesso continente dove si affermavano valori come l'indipendenza nazionale, la libertà di pensiero e di stampa, la difesa dei deboli.

Tutti questi valori venivano rivendicati per se stessi con la stessa forza con la quale venivano negati agli altri. In questo modo l'Europa ha scritto alcune delle pagine più ripugnanti della sua storia. Ripugnanti ma spesso anche ignote. Si tratta comunque di storie che stanno venendo lentamente alla luce. È il caso di Sara Baartman, meglio nota come la «Venere Ottentotta», che negli ultimi anni ha stimolato un interesse artistico e letterario multiforme: dalla letteratura alla musica, dal cinema al fumetto. Quello che ci interessa in particolare è il duplice omaggio delle arti visive: il film Venus noire (in Italia Venere nera), diretto dal franco-tunisino Abdellatif Kechiche, e l'albo omonimo che ne ha tratto il disegnatore Renaud Pennelle (Vénus noire, Emmanuel Proust, Paris 2009 - alcune tavole sono riportare in queste pagine). L'albo, al quale il regista ha collaborato attivamente, è dedicato a «tutte le vittime dei pregiudizi e dell'avidità»...

Sempre nell'articolo:

>> Una tragedia dimenticata
>> La storia di Sara
>> Esseri umani in gabbia
>> La triste pagina del colonialismo ottocentesco
>> La storia di Ota Benga

La versione completa dell'articolo è disponibile sia nel formato cartaceo di Terra Nuova Ottobre 2011 che come eBook.




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di Alessandro Michelucci

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