«Perché diciamo no allo sgombero di XM24 a Bologna»

A Bologna, nel quartiere Bolognina, XM24, spazio pubblico autogestito, organizza da anni svariate attività, dibattiti e incontri. XM24 è anche laboratorio politico e libero dove si svolgono numerose iniziative di gruppi con un'idea ben precisa di quale società, economia e agricoltura promuovere. Ora è arrivata l'intimazione di sgombero: replicano i portavoce del gruppo.

01 Marzo 2017

È in questo spazio che prende vita CampiAperti , un'associazione di coltivatori biologici impegnati nella lotta per la sovranità alimentare. Fin qui tutto bene. O almeno, tutto fila liscio fino a quando l'amministrazione comunale, qualche tempo fa, non decide di smantellare lo spazio e di porre fine all'esperienza di XM24. CampiAperti, pur avendo un'alternativa logistica offerta dal sindaco e dalla sua giunta decide di essere solidale con gli amici di XM24 organizzando mercati contadini straordinari all'interno dello spazio di Via Fioravanti e sospendendo quelli previsti nel resto della città.

Laura, Cristina, Andrea e gli altri ragazzi dello spazio sociale e Domenico Fantini, coordinatore di CampiAperti, ci hanno raccontato la loro realtà spiegando cosa sta succedendo a Bologna e come hanno intenzione di resistere per difendere uno spazio ma sopratutto le idee e i tanti progetti che ci stanno dietro.

Da quanti anni XM24 è presente sul territorio e che tipo di attività propone?

XM24 è nato nel gennaio 2002 negli spazi dell'ex mercato ortoflorofrutticolo, nel quartiere Bolognina, dopo lo sgombero del gasometro che era stato occupato due anni prima da Contropiani, durante la mobilitazione per il No Ocse nel 2000. La prima fase della sua esistenza è stata fortemente legata all'esperienza del Bologna Social Forum nato dal movimento di Genova 2001. In quanto Spazio Pubblico Autogestito, XM24 non si limita a realizzare iniziative proprie, ma nei suoi quindici anni di vita ha ospitato le attività di centinaia di gruppi e collettivi nazionali ed internazionali. Ogni martedì l'assemblea di autogestione si apre con uno spazio dedicato alle proposte che provengono dal territorio. L'architrave di XM24 è comunque rappresentata dai numerosi laboratori e collettivi che hanno sede nello spazio. Ogni giovedì XM24 ospita da quindici anni il mercato contadino a chilometro zero di CampiAperti, un'associazione di coltivatori biologici impegnati nella lotta per la sovranità alimentare. Se tutte le attività che si svolgono presso XM24 sono improntate alla creazione di una socialità inclusiva e aperta alle differenze, il mercato contadino è però certamente l'attività che più di ogni altra ha fatto dello spazio un punto di riferimento e un luogo di aggregazione aperto all'intera città. XM24 non ha un'identità  politica univoca; la sua prospettiva politica si definisce unicamente a partire da tre pregiudiziali: antifascismo, antirazzismo e antisessismo. Da tempo è stato proposto anche l'antispecismo come pregiudiziale ma il dibattito è ancora aperto e per ora ci limitiamo a rendere antispecista la cucina di Xm24, sempre vegana.

Come Spazio Pubblico Autogestito, quale risposta date alle questioni sociali come l'integrazione degli stranieri e il diritto all'abitare?

La storia dello spazio è stata caratterizzata fin dall'inizio da un impegno profondo nella difesa dei diritti della popolazione migrante. Infatti, dentro XM24 è nata l'esperienza del Coordinamento migranti, che nel corso degli anni si è battuto per costruire pratiche di autorganizzazione contro i dispositivi di limitazione della libertà di movimento e contro lo sfruttamento del lavoro migrante. La Scuola di italiano con migranti (SIM) è un altro esempio delle modalità concrete con cui affrontiamo la questione dell'integrazione degli stranieri, fornendo gli strumenti linguistici e di conoscenza indispensabili perché i migranti possano far valere i loro diritti. Tra le più belle esperienze nate all'interno dello spazio ci piace ricordare quella del collettivo On the Move, un gruppo di giovani migranti di seconda generazione che usa il linguaggio della musica rap per dar voce ai problemi, ma anche ai desideri e alla forza creativa, di una parte importante della popolazione della Bolognina. Più di recente si è formato il collettivo No Borders, che si occupa in modo specifico di contrastare le politiche di respingimento dei migranti. Durante l'emergenza seguita allo sgombero di un campo di migranti rumeni nel 2002, XM24 garantì accoglienza a numerose famiglie e fu attivo insieme al Coordinamento Migranti e alla SIM nell'occupazione di uno stabile (ribattezzato Scalo Internazionale Migranti) che arrivò a ospitare fino a duecento persone. In quell'occasione, grazie all'impegno di tantissimi cittadini e a un'amministrazione sensibile alle istanze sociali, si arrivò a trovare una sistemazione abitativa per tutti i nuclei familiari. Da allora XM24 ha sempre sostenuto le occupazioni abitative messe in atto da vari collettivi (Casa Bresci, il cortile di via Tibaldi e Bologna prende casa, fra gli altri), e più recentemente, tra le molte altre, la grande occupazione dello stabile ex Telecom da parte di Social Log tra il 2014 e 2015, fornendo sostegno politico e logistico. La massima attenzione e valorizzazione delle diversità che ha da sempre caratterizzato XM24 ha visto anche la nascita di collettivi di solidarietà internazionale (Espera Espera, Nomads e Yogaround fra i tanti) che hanno fatto proprie le pratiche di autogestione e di autorganizzazione dal basso, progettando e realizzando progetti didattici interculturali e campagne di solidarietà per comunità indigene in pericolo e rifugiati.

Ora il sindaco vuole utilizzare i locali di Via Fioravanti in altro modo e avete avuto il sollecito a sgomberare. Cos'è successo?

La Bolognina è da sempre particolarmente esposta agli effetti dei problemi sociali, essendo il quartiere con il più alto tasso di povertà di Bologna. La crisi economica e l'ondata migratoria degli ultimi anni, alla quale le istituzioni non hanno saputo dare risposte adeguate, non hanno fatto che esacerbare le contraddizioni, creando le premesse per una guerra tra poveri cavalcata dalle destre. La retorica che vorrebbe addossare ai numerosi migranti che vivono nel quartiere la responsabilità del disagio sociale generato dalle politiche liberiste ha fatto breccia. In questo contesto pensiamo che l'amministrazione stia tentando di riguadagnare il consenso perduto adottando politiche repressive e in questo scenario la proposta, già smentita , di costruire la caserma dei carabinieri al posto di XM24 si inserisce perfettamente. L'importante non è fare ma annunciare. XM24 è un facile bersaglio nonché, all'occorrenza, un comodo capro espiatorio. C'è chi ha chiesto la chiusura dello spazio fin dai primi giorni della sua esistenza, ora li si vuole accontentare. XM24 è scomodo, non solo perché è uno spazio aperto che pratica quotidianamente l'accoglienza ai migranti, ma anche perché è una voce critica su tanti aspetti delle politiche istituzionali. Infatti, il malcontento del quartiere si spiega anche con il fallimento del progetto Trilogia Navile, che doveva essere il fiore all'occhiello delle politiche urbanistiche dell'amministrazione e che invece dieci anni dopo rimane un cantiere fatiscente a cielo aperto. Ci pare comunque che l'intenzione sia quella di mettere in discussione un po' tutte le esperienze autogestite della città. Dallo sgombero di Atlantide e dell'ex Telecom all'assalto della polizia in assetto antisommossa dentro l'Università.

Come state facendo fronte a questa situazione?

Non è la prima volta che XM24 deve difendere gli spazi nei quali opera. Nel 2013 abbiamo promosso una campagna per salvaguardare una parte dello stabile, che l'amministrazione avrebbe voluto abbattere per far posto a una rotonda. Coadiuvati da uno studio di architetti romani abbiamo lavorato a una proposta urbanistica alternativa, che non penalizzasse la viabilità, ma che permettesse di mantenere l'integrità dell'edificio. In quell'occasione abbiamo mobilitato tutte le nostre risorse creative, invitando il nostro compagno Blu a realizzare uno dei suoi fantastici murales sul muro destinato all'abbattimento. Il capolavoro che ne risultò, ammirato in tutto il mondo, è stato cancellato un anno fa dallo stesso Blu per protesta contro l'operazione compiuta da Genus Bononiae di strappare opere di street art dai muri di Bologna per esporle in un museo. Risponderemo raddoppiando le nostre iniziative e allargando il dibattito a livello cittadino e nazionale. Se un progetto di riqualificazione deve partire per il quartiere e la città, deve essere assolutamente partecipato e condiviso. In questa occasione la critica mossa a XM24 riguarda una presunta mancanza di "compatibilità" con la Bolognina, il quartiere in cui è situato. Nella realtà i laboratori e le iniziative che si svolgono in XM24 non solo costituiscono parte integrante con il quartiere, con cui vivono in una costante relazione, ma dal territorio circostante, svuotato da anni di abbandono e preda di speculazioni (peraltro spesso fallimentari), trovano ragione di esistere.

Avete anche fatto un'assemblea cittadina: cosa ne pensa la gente di questo sgombero?

Decine di realtà sociali e culturali hanno già espresso la loro solidarietà a XM24. La recente assemblea cittadina, attraversata da quasi mille persone,  è stata così affollata da aver richiesto l'installazione di un impianto audio nel cortile per permettere a chi non aveva trovato posto di seguire comunque l'assemblea. Tutti gli interventi hanno raccolto l'invito di XM24 a considerare le provocazioni da noi ricevute, rivolte anche a tutto il mondo delle esperienze autogestite, e a organizzarsi insieme. Verranno difese le pratiche di autogestione, intese come una ricchezza per tutta la città che crede nei valori della solidarietà, della partecipazione e dell'autorganizzazione.

Gli abitanti del quartiere vi sostengono o preferiscono che vengano fatti altri progetti in quell'area?

Dubitiamo che le volontà degli abitanti del quartiere siano state adeguatamente indagate, ne' tantomeno racchiuse in una raccolta firma sulla quale vorremmo vederci chiaro (e che durante i mesi ha raccolto un numero minimo di adesioni se confrontato con la popolazione del quartiere). Durante  l'assemblea dell'8 febbraio abbiamo ricevuto la solidarietà di molti abitanti, nonche' di  molte associazioni attive nella vita di quartiere. Sarebbe bastato raccogliere le firme dei solidali durante l'assemblea per sfatare, in poche ore, la retorica che ci vuole incompatibili con il quartiere. La verità è che si è creata una spaccatura tra due idee e due immaginari della città diversi e contrapposti. Dopo un primo incontro con l'assessore alla Cultura nel quale ci sono state contestate lamentele diffuse sull'impatto dovuto alle nostre iniziative, abbiamo recepito le critiche che quella raccolta firme evidenziava e abbiamo proposto una serie di interventi per minimizzare ulteriormente l'impatto sul quartiere. L'assessore non ci ha più risposto e la trattativa è stata chiusa con l'annuncio dello sfratto, previsto per il 30 giugno. Noi rimaniamo comunque disponibili a confrontarci e siamo pronti a condividere le nostre riflessioni con l'amministrazione e con il quartiere. A questo proposito, in occasione della giornata di mobilitazione cittadina in difesa dell'autogestione del 4 di marzo, stiamo elaborarando modalità e strumenti per raccogliere critiche, proposte e suggerimenti, al fine di intervenire positivamente sulle varie problematiche che uno spazio pubblico attraversato e vissuto da migliaia di persone inevitabilmente genera.

CampiAperti è una delle tante realtà che gravitano attorno a XM24. Domenico Fantini, come coordinatore di questa associazione, ci racconti la vostra esperienza all'interno di questo spazio?

Siamo nati praticamente insieme e siamo qui da sempre. È con XM24 che abbiamo iniziato ad incontrare gli agricoltori locali e a formare una rete di contadini e di persone interessate ad un modello agroalimentare che si contrapponesse a quello massificato delle grandi multinazionali. Abbiamo cercato di trovare un modo e uno spazio dove far intrecciare il lavoro agricolo in un contesto urbano facendo leva sulla condivisione di valori come la sostenibilità ambientale, il rispetto della terra e dei campi ma anche del lavoro dell'uomo. Oggi è grazie a quel progetto condiviso e sostenuto anche da XM24 che possiamo contare ben 130 piccoli produttori. Facciamo 6 mercati in città e il più grande è quello in Via Fioravanti in questo spazio autogestito.

Come avete preso la notizia dello sgombero di XM24? Toccherà anche a voi la stessa sorte?

Questo spazio è un vero valore aggiunto per la città. Senza XM24 niente sarà più come prima. È come avere un albero di mele e dopo 15 anni tagliare le radici. Per un po' puoi andare avanti a mangiare le mele che hai colto e che la natura ti ha donato, ma se sradichi l'albero, dopo poco i frutti si esauriscono. A noi di CampiAperti la giunta comunale ha proposto un altro spazio ma noi vogliamo essere solidali con i ragazzi dello spazio. Non vogliamo diventare un semplice farmer market, qui abbiamo fatto un patto sui beni comuni, condividiamo valori, progetti, interessi. Abbiamo la stessa idea sulla società che vogliamo costruire: inclusiva, partecipativa e consapevole. Purtroppo questa battaglia ha tanti significati: da una parte ci sono in gioco le tante famiglie di agricoltori che vendono al nostro mercato e che vivono dei prodotti proposti sulle bancarelle, dall'altro ci sono i nostri valori che meritano di essere difesi fino in fondo. Vogliamo continuare ad essere coerenti e a far capire il valore inestimabile di questo posto per l'intera comunità. Stiamo facendo di tutto per rendere l'area ancora più attiva di prima. Organizziamo mercati straordinari la domenica a XM24 e in settimana chiudiamo tutti gli altri mercati in città invitando i nostri clienti a partecipare alle attività e spiegando la nostra posizione in difesa di questo spazio. E' necessario riaprire il dibattito con il sindaco e la giunta. Perdere XM24 vuol dire privarsi di uno strumento di coesione sociale e di una vera e propria fucina creativa. Non è scontato che in un contesto autogestito ci sia il pieno appoggio su un progetto come quello di CampiAperti. La gente vieni qui da noi a fare la spesa ed è disposta a pagare 50 centesimi in più frutta e verdura perché sa e condivide che dietro a quel prezzo non ci sono lavoratori sfruttati o suoli coltivati intensivamente. È uno spazio in cui si impara, si approfondiscono alcuni temi e si vive in coerenza. È su questa massa critica e consapevole che vogliamo fare leva per salvare uno spazio unico che dà tanto a Bologna e ai suoi cittadini.

di Marta Valota

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