Vivere la crisi come rinascita

Un passo tratto dal libro di Claudio Naranjo "La rivoluzione che stavamo aspettando" un testo che ci parla di ecologia profonda, educazione etica e consapevolezza per vivere la crisi come rinascita.

06 Febbraio 2014
Vivere la crisi come rinascita

La rivoluzione che stavamo aspettando

Di seguito riportiamo alcuni significativi passi dall'introduzione del libro:

“Siamo nel bel mezzo di una rivoluzione, ma non la riconosciamo come tale, perché non è come ce la aspettavamo. Innanzitutto, avevamo già smesso di aspettarla e inoltre l'avevamo immaginata provocata da noi, mentre sembra stia accadendo per conto proprio. Ciononostante penso che, quando la trasformazione che sta per iniziare sarà compiuta, diremo che è quella che attendevamo da sempre, solo che non avevamo saputo immaginarla correttamente. Da una parte abbiamo conosciuto, finora, soltanto rivoluzioni politiche e ideologiche mentre ciò che sta avvenendo è una rivoluzione della coscienza; dall'altra mai avevamo disperato tanto nella nostra capacità di cambiare qualcosa nel mondo in cui viviamo, avendo perduto l'entusiasmo di un tempo in ogni forma di pensiero utopico.  Tuttavia, le utopie ci servono per avanzare e la rinuncia al pensiero utopico è paralizzante....

La questione è che al giorno d'oggi non spicchiamo grandi salti neppure del pensiero, perché quando si perde fiducia nelle grandi teorie, come se fossero servite solo ad ingannarci, non solo si diffonde l'impotenza ma persino le sue giustificazioni. Ho intitolato il primo capitolo "Per una politica della coscienza" perché credo che il problema principale del mondo, al di là dei suoi molteplici sintomi, sia proprio l'incoscienza e che solo destandoci dal nostro cieco sonnambulismo potremo evolverci. Poi, dopo alcune riflessioni intermedie, ho proceduto verso il tema dell'identificazione di una educazione possibile, perché se vogliamo maggiore coscienza dobbiamo partire dall'educazione e perché nulla promette tanto, per una trasformazione della nostra civiltà in crisi di obsolescenza, quanto una trasformazione dell'educazione...

Comprendere i limiti di un'ideologia meramente utilitaristica, che si è avvalsa di argomenti razionali e dati matematici e statistici nello spingere le persone ad atti come la gestione delle risorse non rinnovabili, ci ha condotto alla formulazione di una "ecologia profonda" che considera la dimensione emotiva ed etica delle cose.
Allo stesso modo sarebbe assai limitata un'educazione che pretenda di affrontare l'urgente questione della sostenibilità per mezzo di un mero insegnamento razionale come quello oggi imperante nel mondo (e che si fa sentire anche negli incipienti tentativi di educazione emotiva) senza giungere a toccare davvero le emozioni o la nostra vita morale. Dopo alcuni capitoli che vertono sull'educazione - partendo dal tema dell'indispensabile ma sempre procrastinata educazione all'emancipazione, proseguendo con le questioni necessarie per lo sviluppo dell'amore e poi con il tema di un'educazione alla sapienza - estendo il tema in un capitolo sul potenziale della meditazione in ambito educativo e in un altro dedicato al mio apporto alla formazione degli educatori...

A seguire riservo un capitolo alla possibile trasformazione del mondo imprenditoriale, trampolino forse necessario per una trasformazione dell'economia, e concludo con l'idea del risveglio della coscienza globale come la questione decisiva nella rivoluzione che ci troviamo a vivere, data la stretta relazione della coscienza della comunità con il potere che legittima o delegittima i restanti poteri...

Nelle pagine che seguono affermo molte cose che ho già detto in libri precedenti, pensando però a un pubblico diverso: quando ero giovane indirizzavo le mie parole di preferenza agli anziani e alle autorità, adesso che ho compiuto ottant'anni mi sembra più sensato rivolgermi prima di tutto ai giovani, a coloro cui toccherà fondare una società post-patriarcale, e tentare di parlare con la maggiore semplicità possibile, mettendo da parte i miei vecchi abiti accademici...”.

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Leggi online alcune pagine del libro:

 

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di F. Del Guerra

roberto ghisellini

09/02/2014 12:03

Condivido i contenuti, importante non confondere Utopia col Sogno, meglio di me lo spiega lo scrittore Simone Perotti nel link http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/01/13/lutopia-fa-male-a-chi-ce-lha/840528/

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