I semi del futuro I Semi e la Terra

16/09/2016 di Teodoro Margarita

Per sapere a chi stanno veramente in mano le sementi che coltivano i contadini nel mondo, bisogna leggere la stampa economica e finanziaria. Riflessioni sulla corporation Bayer-Monsanto.

I semi del futuro

Se il Corriere della Sera il giorno dopo l'acquisizione da parte della Bayer della Monsanto, non ha ritenuto di dar conto della notizia in prima pagina, nemmeno in un trafiletto di qualche riga e laddove sarebbe stato logico trovarla, nella pagina dell'economia, il Sole 24 Ore la notizia, importante, l'aveva in grande evidenza in prima pagina e poi, a pagina 33 un lungo articolo di Michele Valzania. Il Manifesto, unico, gli ha dedicato la copertina con grande foto e titolo “Camposanto” bene  illuminante.

La fusione Bayer-Monsanto, un affare da sessantasei miliardi di dollari, una joint venture più costosa di quella tra Daimler e Chrysler, dopo quelle tra ChemChina e Syngenta e quella in corso tra Dow Chemical e DuPont, segna il passaggio definitivo della sfera agroindustriale ad alta tecnologia nella sfera economica. Le sementi, i pesticidi, i concimi, i farmaci, la chimica, tutto questo conglomerato imponente vine ad essere assorbito e regolato da attori planetari sempre più potenti e sempre più concentrati e riconosciuti come veri super-poteri alternativi e sovranazionali rispetto a quelli politici.

Il semplice gesto del gettare al vento la semente, celebrato da Victor Hugo in una sua celebre, appassionata poesia, immortalato in innumerevoli opere d'arte, attribuito dagli antichi a Trittolemo, colui che traccia il solco, avente riferimenti mitologici fondanti di una civiltà, di una religione, è diventato cosa affatto diversa.

La semente è nel listino della Borsa, il suo posto è a Wall Street, sulle carestie, sul mancato arrivo dei monsoni in India, sulle frequenze di El Nino, si giocano le fortune di gruppi finanziari multinazionali che puntano su queste sventure per scommettere su bond e futures, sui derivati, il contadino celebrato da Victor Hugo è solo un fantasma.

Questi nuovi conglomerati, associazioni tra agroindustria, chimica, biotecnologie, farmacia, si spartiscono il mercato delle sementi che contano nell'alimentazione umana e animale, oppure semplicemente sul mercato, così il mais, la soia, il cotone, il riso, strategici per l'alimentazione ed il benessere di milioni di persone, dipendono oltre che dal clima, dagli andamenti  del mercato. Facile, acquistando un quotidiano finanziario, scoprire chi controlla che cosa e in quali percentuali.

Se Monsanto è leader nel settore degli OGM, organismi geneticamente modificati, lo è anche in quello dei diserbanti, il suo Round Up a base di glifosato è tristemente celebre, ciascuna delle altre corporations domina in un altro. Tutte insieme costituiscono un fronte monopolistico che l'umanità, nel campo più importante, quello del cibo, della sua alimentazione, non ha mai conosciuto. Le lobbies, legali negli Usa, è sufficiente che dichiarino quanto versino a determinati membri del Congresso e per quali servizi, sono attivissime ed anche presso la UE, Unione Europea il fronte delle lobbies risiede permanentemente a Strasburgo e a Bruxelles.

Nonostante tutto questo volume di fuoco finanziario e politico, qualche crepa si apre, brecce nella difesa e/o imposizione degli OGM si crea. La Francia con una legge apposita, Loi pour la reconquete de la biodiversitè, ha inteso recuperare la propria sovranità ed ha liberalizzato e legalizzato la vendita tra amatori, la libera diffusione, la cessione a qualunque titolo di sementi non iscritte nel registro ufficiale nazionale, ovvero, il celebre processo avviato con grande clamore contro Kokopelli per aver venduto sementi presenti sul proprio catalogo non iscritto nel registro nazionale, non avrebbe avuto ragione d'essere.

Kokopelli, dal nome di un genio sudamericano, creatura mitica raffigurata dalle popolazioni precolombiane come  un suonatore di flauto che porta sul dorso una sacca di sementi, zufolando, il suono infonde fertilità nei semi, genio della vita , protettore dell'agricoltura, è una associazione importante, una delle prime in Europa ed ora diffusa in quasi tutto il mondo, di “seedsavers”.

Chi sono, che cosa fanno costoro? 

A fronte della nascita di multinazionali come la Monsanto o la Dow Chemical, gli Usa, a partire dagli anni Settanta-Ottanta, hanno visto originarsi altresì l'antidoto. Reti di Seedsavers estese e ramificate, due le più importanti come Seedsavers Exchange e Native Seedsavers, raccolgono decine di migliaia di agricoltori, orticoltori, amatori delle sementi “native” negli Usa, quelle proprie degli Indiani, così varietà come il mais arcobaleno proprio della tribù degli Hopi è stata portata a salvamento e diffusa.

Ovvero, se le multinazionali delle sementi, proprietarie dei brevetti sui semi OGM o ibridi, detengono un monopolio sulla vita, perché chi detiene il seme è padrone del futuro, organismi di base sempre più diffusi e radicati si sono estesi ed hanno ricercato, recuperato, salvaguardato, riprodotto migliaia di specie orticole, cerealicole, di piante da frutta, destinate dal mercato monopolista, a scomparire per sempre, esattamente come si estinguono le tigri, il panda, le balene , i rinoceronti, così il patrimonio rurale, immenso dell'Umanità contadina, rischiava di essere eradicato, distrutto completamente.

Se personaggi come Nikolaj Vavilov, genetista russo, aveva , viaggiando per il mondo a cavallo tra Ottocento e Novecento, dimostrato, cercandola, l'origine degli areali di essenze importanti come il grano, il riso,il mais e tutte le altre, accumulando nell'Istituto di San Pietroburgo che da lui prese il nome, decine di migliaia di sementi diverse, i Seedsavers, salvatori, custodi di semi di oggi, ne continuano l'opera.

Se i tecnici dell'Istituto Vavilov, durante uno dei più lunghi assedi di una metropoli nell'era moderna, durante la seconda guerra mondiale, i novecento giorni di Leningrado, rifiutarono di mangiare le sementi custodite nelle teche refrigerate, preferendo morire di fame, coscienti dell'importanza immensa per i destini dell'umanità tutta di quella risorsa di germoplasma preziosissima, i seedsavers di tutto il mondo recuperano, scambiano, diffondono sementi delle tradizioni native, popolari, rurali e le preservano dall'estinzione.

Se è vero che all'inizio del Novecento erano censite qualcosa come dodicimila varietà di riso differenti che comprendevano specie dai colori e forme, gusti, sapori più incredibili, riso presente in tutti i continenti dalle steppe alle pianure alluvionali alle montagne più alte fino ai limitari dei deserti, attualmente di varietà di riso se ne rintracciano poco più di trecento, ovvero una erosione genetica tremenda.

I Seedsavers sono gli agenti più attivi della salvaguardia di quello che rimane del patrimonio agricolo dell'umanità. L'agricoltura praticata da circa due decine di migliaia di anni non ha mai assistito ad una tale spaventosa degradazione e così rapida della biodiversità.  Comprendere il valore del lavoro dei Seedsavers, presenti in tutti i continenti, in Europa sono riuniti nella rete “Let's liberate biodiversity” della quale fa parte la Rete Semi Rurali italiana, significa comprendere che il futuro dell'agricoltura planetaria non può risiedere nelle chiuse stanze delle lobbies delle multinazionali, la Terra ha bisogno di varietà.

Per migliaia di anni i contadini hanno saputo selezionare le specie più adatte all'alimentazione umana e queste in relazioni ai climi, ai terreni, e si sono originate forme e varietà incredibili. I pomodori non erano quelli che oggi conosciamo ma bacche piccole e insignificanti e così le patate erano altra cosa. Le sementi OGM non conoscono biodiversità, appartengono a chi le ha brevettate e sono l'emblema della imposizione di un modello fallito. Costano sempre di più, richiedono sempre più consumo di suolo e di acqua.

Gli ultimi dati dicono, fonte la Coldiretti, che in Europa sono diminuite sensibilmente le colture di Ogm e le superfici interessate. Viceversa è il biologico che avanza e fornisce sempre più certezze di conservazione dei suoli e della biodiversità. L'Europa è un continente che resiste all'avanzata degli Ogm ma essi sono in regresso anche nel resto del mondo. Costano troppo, richiedono l'associazione, obbligata, col pesticida di riferimento, famoso il caso del cotone OGM Monsanto associato all'erbicida Round Up e della contaminazione avvenuta e dimostrata con l'amaranto rosso. Cinquemila ettari nella Carolina del Sud abbandonati all'amaranto che ormai, aveva sconfitto sia il cotone che il diserbante annesso.

I semi del futuro devono essere semi di libertà, sementi appartenenti ai contadini, sementi riproducibili, sementi che danno origine a radici forti, tenaci, parsimoniose in consumo d'acqua e di suolo. Queste sementi esistono e le pratiche sostenibili, pratiche di agroecologia, anche, dalle città metropolitane del nord del mondo, negli orti condivisi, nel grande movimento per l'agricoltura biologica , nella rete dei seedsavers, nel ritorno alla terra di decine di migliaia di giovani sta una risposta.

I semi del futuro stanno germogliando, essi cantano una canzone antica e la cantano nelle mille lingue del mondo. Il cibo non può e non deve stare tra le variabili dell'economia, il cibo come il diritto all'acqua, deve essere svincolato dai trattati liberticidi come il Ttip, la sovranità alimentare deve avere come fondamento sementi non brevettate, i salvatori di semi giocano una parte importante nel movimento per la riappropriazione dei beni comuni. I semi ci appartengono e vanno preservati e diffusi, la loro storia, le loro proprietà tramandate, ciascuna specie trasmessa da generazione a generazione.

I semi del futuro, come canta Neil Young, nella sua splendida ballata “Monsanto Years” stanno nella  
custodia del contadino non nella lista della multinazionale. I semi del futuro sono i semi riproducibili, sani, esenti da brevetti. La preziosa opera dei salvatori di semi ce li mette a disposizione. Essi sono lì. A portata di mano, e ritorna il seminatore col suo gesto augusto nello spargere la buona semenza tra i solchi, come nella poesia di Victor Hugo.

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