"Carnivori vegetariani" Riconoscersi in ciò che è

25/09/2013 di Paolo D’Arpini - Circolo Vegetariano VV.TT.

Anche le piante sono dotate di intelligenza e coscienza.

"Carnivori vegetariani"

"Carnivori vegetariani"

Una delle attività ecologiste che prediligo è quella di andar in giro per campi a cercar erbe commestibili. Lo faccio  spesso da solo ma anche in compagnia. E durante il percorso, che io definisco "un giro nel supermercato della natura" non manco di parlare di dieta vegetariana e di rispetto delle forme viventi  
Molti dei partecipanti a queste gite ecologiste confessano, di essere mangiatori di carne, adducendo le più svariate motivazioni, dall’abitudine al piacere del gusto, sino alla scusante che “uccidere un animale od una pianta è la stessa cosa, poiché anche le piante sono vive..”.
Questo è un discorso ricorrente che viene fatto dai carnivori per giustificarsi nel voler continuare a mangiar carne… E  questo discorso ancora è venuto fuori durante l'ultima passeggiata organizzata qui a Treia e  mentre camminavamo sotto il sole e cercando qua e là diverse erbe commestibili non ho potuto far a meno di insistere sul fatto che non serve “uccidere” la pianta.

Infatti se pratichiamo solo la sfogliatura e non il taglio, come d’altronde fanno tutti gli erbivori che brucano, la pianta può continuare il suo ciclo vitale e produrre fiori e frutti e semi. Inoltre ho riproposto l’altra argomentazione, quella ecologica, che dovrebbe riportarci alla alimentazione consona alla nostra natura di animali frugivori (come le scimmie antropomorfe, maiali, orsi, etc.) considerando anche il fatto che l’eccessivo uso di carne, proveniente da allevamenti industriali (e conseguente coltivazione intensiva di foraggio) comporta il maggior tasso di inquinamento per il pianeta.

Ciononostante in tanti anni che son vegetariano ho sentito spesso rivolgermi la domanda, quasi un’accusa: “se veramente vuoi rispettare la vita non dovresti mangiare nemmeno i vegetali perché anch’essi sono dotati di vita..”. Debbo dirvi che questo tipo di obiezione mi ha sempre fatto sorridere perché lascia trapelare il malcelato bisogno di autogiustificarsi nella scelta di voler continuare a mangiar carne. Eppure c’è del vero in quanto affermano questi “difensori della vita”. Anche le piante al pari di uomini ed animali sono dotate di un sistema nervoso primitivo. Recenti studi effettuati con appositi strumenti confermano la presenza “emozioni” quali: paura, desiderio e persino amore.

Insomma la coscienza vegetale è a tutti gli effetti simile a quella animale da cui si differenzia solo per l’intensità delle percezioni e reazioni, che nelle piante sono più lente e meno evidenti. Da una ricerca compiuta dallo scienziato indiano Bose risulta che le piante rispondono a stimoli di simpatia od antipatia nei loro confronti e di conseguenza la loro vitalità e fruttificazione ne viene interessata.

Un risultato dell’attenzione amorevole rivolta alle piante è la maggiore produzione di getti e polloni utilizzabili dall’uomo o dagli animali come cibo, purché l’assunzione avvenga in forma di sfoltitura, essa stessa un aiuto alla vitalità della pianta, in quanto rinforza la radice e incentiva la produzione di fiori e frutti e semi.
La pianta utilizza gli animali e l’uomo per la sua propagazione sessuale, infatti è l’esperienza di ognuno di noi dopo aver mangiato un frutto succoso provare rispetto verso il seme, magari in forma di desiderio di piantarlo nella terra per vederlo rinascere o nel gettarlo verso terra con gesto creativo. In verità è la natura stessa che rende appetitoso ed utile il frutto e ispira chi se ne ciba a gettarlo lontano dal luogo originario, succede tra l’altro con gli uccelli che inghiottono le ciliegie per poi defecarne altrove i noccioli al volo….

Anche l’uso di legumi e cereali non presuppone l’uccisione della pianta in quanto tali semi maturano al termine del ciclo vitale e la loro coltivazione per uso alimentare facilita il mantenimento in vita e propagazione della pianta stessa, sono tutti “devices” di carattere sessuale riproduttivo.. Un modo per aiutare la diffusione delle specie prescelte.

Nella dieta naturale bioregionale è altamente raccomandato l’uso di crudità e traendo le foglie dalla sfoltitura  la pianta non verrà danneggiata.  Ad esempio quando si raccolgono le  cimette di ortica  dalla troncatura vengono emessi due nuovi getti, quindi l’ortica ci “guadagna”..
Le erbe commestibili sono la stragrande maggioranza di quelle esistenti, durante ogni passeggiata di solito riconosciamo un centinaio di specie vegetali e solo due o tre sono  indicate come “velenose” (forse meglio definirle tossiche o psicotrope, come l'assenzio, la cicuta, il pandiserpe, lo stramonio...).  Basti pensare che Plinio menzionava oltre mille vegetali commestibili fra quelli in uso nella cucina romana mentre oggi noi dal fruttivendolo ne troviamo al massimo una trentina e perlopiù originari dalle americhe (patate, pomodori, melanzane, etc.).

Per approfondire il discorso sulle piante commestibili e sui vari momenti di maturazione dei frutti selvatici abbiamo deciso  di organizzare una serie di uscite stagionali in modo da poter riconoscere ed apprezzare i diversi vegetali stagionali che crescono spontaneamente. Il prossimo appuntamento è fissato per il 31 ottobre con l'escursione erboristica assieme a Lucilla Pavoni a San Severino Marche (vedi programma: http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2013/08/san-severino-marche-31-ottobre-2013-il.html).

paolo d arpini

26/09/2013 10:44

La vita si nutre della vita e la sofferenza è inevitabile per la crescita. C'è una teoria per la quale ci si potrebbe nutrire di prana senza ricorrere a cibi materiali... forse un giorno sarà accessibile a tutti, nel frattempo limitiamoci al "male minore", ringraziando le piante per l'aiuto che ci offrono per la nostra sopravvivenza, L'amore è un grande rimedio!
E comprende sia l'amore per gli altri che per noi stessi.... Colpevolizzarsi di essere vivi non aiuta.
Paolo D'Arpini

marco

25/09/2013 15:15

salve, condivido il fatto che molti "onnivori" si giustificano nei modi più disparati per continuare a mangiare ciò che per loro è una droga inrrinunciabile che mangiano con scuse del tipo: è indispensabile per le proteine (mito smontato oramai a livello scientifico). però sull'argomento piante, devo dire che mangiare piante è comunque eticamente scorretto. le piante soffrono, urlano e si disperano quando vengono recise, solo che le nostre orecchie non possono sentire le loro urla, che però sono state ascoltate da particolari strumenti (vedere video prima parte di tre, da vedere tutto!!! http://www.youtube.com/watch?v=zqaN-yYpVRg). dire che la pianta è felice o per lei è meglio essere recisa è scorretto, la pianta duplica la cima spezzata per un meccanismo di sopravvivenza disperato, che per lei non è meglio, è meglio per chi se ne vuole cibare, perchè produce di più!!! grazie

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