Il bioregionalismo e il riabitare in solitudine. E il cibo? Riconoscersi in ciò che è

13/03/2018 di Caterina Regazzi

Pratica bioregionale significa riabitare la Terra in modo gentile, prendendoci cura degli altri anche attraverso una maggiore attenzione al cibo. Ma cosa succede quando il riabitare avviene in solitudine?

Il bioregionalismo e il riabitare in solitudine. E il cibo?

Quando si parla della pratica bioregionale si dice sempre che consiste nel riabitare la Terra in modo gentile. Certo, quando si vive in campagna, in comunità o in famiglia, l'aiuto reciproco ci consente di ricordarci meglio del nostro riabitare e di prenderci cura l'uno dell'altro, e anche la preparazione del nostro cibo è più accurata. Ma a volte questo riabitare avviene in solitudine, e allora...? 

Oggi, come quasi tutti i giorni in cui lavoro, sono tornata a casa che erano quasi le 14 e dovevo pranzare. Non avevo fatto dei gran programmi al riguardo, ma avevo in frigorifero un po' di sugo al burro e pomodoro e un po' di minestra di verdura. Oggi è una giornata grigia e umida, piovigginosa e fredda per cui, per portare un po' di colore e allegria, ho deciso di farmi una pasta al pomodoro, nuda e cruda.

Non avevo preparato né un'insalata, né una verdura cotta, né un legume. Lo so, quando torno da Treia, dopo un periodo trascorso con Paolo, mi sono disabituata a prendermi cura della mia alimentazione. Certo, mangio poco e abbastanza sano, quindi gran male non faccio, però sento che manca qualcosa. Poi, passando i giorni, una volta preparo una cosa, un'altra volta ne preparo un'altra finché non torno a regime.

Poi riprendo a frequentare, anche per farmi un giro, qualche mercatino e qualche spaccio agricolo, dove faccio incetta di frutta e verdura, anche perché mi piacciono esteticamente, per cui il frigo si riempie velocemente, anche troppo. Per esempio, tra ieri e oggi ho comprato insalata, finocchio, cavolini di Bruxelles, sedano rapa, porri, mele, mandarini, kiwi, cipolle, e non so cos'altro. Inoltre ho ordinato, tramite GAS, arance, caponata, sugo alle sarde (ebbene si!), riso, farina, piadine. Ma il tempo per cucinare non è molto. Tra ieri e oggi comunque ho almeno imbastito la produzione del mio pane, che per stasera sarà cotto.

Certo, quando c'è con me Paolo che cucina, è tutta un'altra cosa: decidiamo insieme cosa fare, e quando ci salutiamo al mattino, dopo aver fatto colazione insieme, sappiamo già cosa si mangerà a pranzo e magari qualcosa è già stato imbastito, per esempio la cottura di un legume, di cui di solito sono io che mi occupo. Se c'è qualcun altro con noi si cucina pensando anche ai suoi gusti.

Oggi, scolando i miei 80 g di pasta mi è venuta un po' di tristezza. Ho sporcato una pentola per la pasta e un pentolino per il sugo. Se si è in 2 o 3 o anche di più si sporca sempre lo stesso quantitativo di stoviglie, così ho pensato che stare da soli è anche poco ecologico, oltre che ovviamente poco conviviale.

Inoltre, fino a che stiamo su questa Terra è bene che ci godiamo la vicinanza degli altri e della natura per non andarcene con il rammarico di esserci privati, e di aver privato gli altri, amici e parenti, dell'affetto e della reciproca compagnia.

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