La Trasformazione Riconoscersi in ciò che è

26/09/2014 di Franca Oberti

C’è una carta dei Tarocchi che ogni volta che compare, il consultante si spaventa. Ha un significato molto chiaro: è la tredicesima, LA MORTE e viene rappresentata da uno scheletro.

La Trasformazione

La Trasformazione

C’è una carta dei Tarocchi che ogni volta che compare, il consultante si spaventa. Ha un significato molto chiaro: è la tredicesima, LA MORTE e viene rappresentata da uno scheletro.

Questo aspetto della vita così accantonato, così temuto e aborrito, è l’unica certezza del nostro futuro, il giusto contrasto che ricrea l’equilibrio. Pensare universalmente non è facile. Non è facile soprattutto scendere dal piedistallo e capire che si è microbi. Ci si “gonfia” ogni giorno di IO e di SE’ e poi ci si spaventa di fronte alla morte.

La morte è una trasformazione. Sulla carta si scorge un sole che sorge, l’inizio di una nuova vita. Nella cartomanzia ha un significato ben preciso, ed è un passaggio inevitabile, magari lento, ma una trasformazione certa; è sbagliato considerarla come la carta che preannuncia una morte, di un parente, del consultante o di conoscenti. Che si muore lo sappiamo bene, è inutile cercare di saperlo prima, tanto ci tocca comunque. 

Inoltre, noi moriamo ogni giorno, dalla nascita, perché ci trasformiamo.

Tutto l’universo è in trasformazione e tutto nasce e muore, è il ciclo della vita.

E noi, che abbiamo paura della morte, non la causiamo agli altri? Fin dalla nascita mettiamo in pericolo la vita di nostra madre, poi ci insegnano a cibarci di carne. Per questo occorre dare la morte a un animale. E noi utilizziamo quella carne a rischio di putrefazione e la trasformiamo in cibo. Il prodotto che cediamo, poi, alla natura, è un’ulteriore trasformazione e se ciò di cui ci nutriamo è pulito, libero da tossine, lo cediamo per un nuovo ciclo nella natura. Il riciclo della carne comporta un aumento delle tossine e il suo passaggio attraverso il nostro corpo non è privo di rischi, soprattutto quando la provenienza della carne è quella della grande distribuzione, difficilmente controllabile.

Il cibo che acquistiamo e che cuciniamo lo trasformiamo, ne creiamo altro.

Gli animali selvatici si cibano di bacche, germogli, erba e cedono di nuovo alla natura un prodotto incontaminato, riciclabile subito; servirà da concime per le nuove semenze che il vento ha sparso in giro, nei boschi, nei prati e nei giardini. Un tempo gli allevamenti di bovini erano una fonte impareggiabile di concime puro, mentre ora, nutriti male per aumentarne il peso in breve tempo, diventano dei trasformatori che inquinano e non nutrono più il terreno come un tempo. Le esalazioni delle stalle di allevamenti intensivi sono immonde; l’antico odore del letame era ben diverso e svaniva in fretta, riciclato nel terreno che si preparava prima dell’inverno.

Anche il vento aiuta la trasformazione, porta i semi ovunque e garantisce la continuità nella natura, oltre a purificare l’aria trasformandola in buon ossigeno per i nostri polmoni; eppure spesso sento la gente che si lamenta del vento, “perché disturba”. L’aria che ristagna provoca muffa e trattiene i fumi nocivi, causando freni alla trasformazione.

Cerchiamo acqua di fonte perché è pura; ma da dove arriva? Le nuvole, la pioggia, cedono acqua inquinata, carica di gas, di polveri e magari altri inquinanti chimici. La terra l’accoglie e la trasforma, la fa scorrere attraverso le rocce, nei canali, tra i sassi millenari, penetra nelle grotte e si purifica, trasformandosi in acqua di fonte, quella fresca, leggera e limpida acqua che si scopre, talvolta, nelle passeggiate in montagna.

I nostri fiumi trasformano persino i liquami malsani che cediamo noi, umanità in decadimento, il mare affronta con grinta ogni offesa dell’uomo e tenta di ripulirsi, scoperchiando a volte quello che l’uomo tendeva a nascondere nei suoi fondali. I lombrichi, nel terreno, si cibano e trasformano col loro corpo ciò che poi viene usato per le nuove semine. E’ così che si trasforma tutto, che nasce e che muore ogni cosa.

Anche la stessa Terra, il pianeta che ci ospita, è nata, e un giorno dovrà morire, perché così sono le leggi di natura, quelle leggi che ci dimentichiamo essere l’unico futuro di ogni atomo della Creazione. Per essere in armonia con noi stessi e tutto ciò che ci circonda, occorre ribaltare il concetto antropocentrico che ha generato negli ultimi millenni carneficine inimmaginabili, desertificazioni immense, saccheggi di luoghi incontaminati e indifesi.

E’ necessario affidarsi ancora alla Terra, alla mamma che sempre accoglie con amore e comprensione, e avere paura della morte è proprio inutile, perché è semplicemente un passaggio naturale e indispensabile per garantire la continuità della Creazione.

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