La cultura dell'innecessario e il sistema dello sfacelo Riconoscersi in ciò che è

24/09/2018 di Caterina Regazzi

Il sistema economico è impazzito: lavoriamo per realizzare prodotti in gran parte inutili, o eccessivi in quantità, molti dei quali non saranno acquistati e saranno svenduti al miglior offerente. Lavoriamo tanto quanto prima dell'era industriale, per guadagnare uno stipendio che ci consenta di comprare il necessario e tanto di innecessario.

La cultura dell'innecessario e il sistema dello sfacelo

Il sistema sta crollando, è stato gonfiato all'inverosimile e per questo è diventato più fragile.

Possiamo fare un esempio considerando il settore degli allevamenti: una volta nei piccoli allevamenti di vacche da latte ci si poteva permettere di usare i foraggi verdi e secchi, seguendo il ritmo delle stagioni, e i prodotti che ne derivavano erano una prelibatezza. Ora gli allevatori, per avere un reddito sufficiente, devono avere un numero maggiore di animali, la cui alimentazione, per ottenere maggiore produttività, è talmente spinta che basta un nonnulla per "sgarrare"; quindi tutto deve essere fatto con una metodicità calcolata che non permette fattivamente di variare le razioni, utilizzando quel che di volta in volta la natura metterebbe a disposizione. In effetti l'alimentazione degli animali è oggi basata su mangimi spesso importati, non rientranti in una dieta naturale e in parte anche modificati geneticamente.

Con questo metodo di allevamento e con le quantità di prodotti che ne derivano, eccedenti di gran lunga il fabbisogno locale e nazionale, si devono poi cercare nuovi sbocchi commerciali, anche perché la qualità si è omologata e noi ce ne siamo disamorati.

I commerci internazionali ci sono stati fin dall'antichità, il gusto per il nuovo e il diverso l'uomo l'ha sempre avuto, ma che senso ha che noi consumiamo giornalmente formaggi francesi o svizzeri e che i russi e gli americani acquistino i nostri?

Abbiamo meccanizzato la produzione e questo avrebbe dovuto portare a un alleggerimento: meno fatica e meno ore di lavoro per tutti e per un periodo di servizio accorciato. La pensione avrebbe potuto giungere in un tempo più breve.

Con questo sistema ognuno avrebbe potuto avere la possibilità di guadagnarsi da vivere facendo meno fatica dei nostri nonni. E invece chi lavora per davvero lavora sempre di più (anche se la fatica fisica sembra effettivamente minore). Molti altri, invece, non lavorano affatto, vivendo del lavoro altrui...

Ma i geni dell'economia e della finanza non si rendono conto dell'assurdità di questo sistema? È possibile che non si riesca a trovare dove sta lo squilibrio e a risolverlo?

Perché deve esserci una piccola quota di persone (operai, agricoltori e artigiani) che lavorano per produrre i beni materiali, quelli che ci necessitano per vivere, più un'altra quota che svolge mansioni e professioni utili (medici, infermieri, insegnanti, educatori, assistenti) e tantissimi altri che svolgono un servizio "sociale, religioso e politico" che servizio non è?

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