Vivere il bioregionalismo giorno per giorno, come siamo e dove siamo Riconoscersi in ciò che è

18/06/2018 di Paolo D'Arpini

“Ci si può convertire da una fede all’altra, si può passare da un dogma all’altro, ma non ci si può convertire alla comprensione della realtà: credere non è realtà …” (Jiddu Krishnamurti)

Vivere il bioregionalismo giorno per giorno, come siamo e dove siamo

Da diversi anni mi sto occupando di ecologia profonda, spiritualità laica e bioregionalismo e sebbene queste cose corrispondono a una mia personale esigenza di concretezza, ovvero di esprimere un mio sentire oggettivo, vorrei ora approfondire questo mio procedere. Lo faccio in modo discriminativo e qui di seguito esprimo alcune sensazioni sul significato che do al concetto di affermare o credere nella “verità” di vita.

Innanzitutto una domanda: qual’è la differenza sostanziale fra il restare assorbiti quietamente nella coscienza del momento presente, rispondendo alle esigenze e agli stimoli della vita con spontaneità e leggerezza, e la reazione spasmodica di un comportamento prefissato, basato sull’assunzione di concetti ideologici?

Un uomo studia libri su libri, ascolta e tiene grandi discorsi, cerca seguaci e diventa egli stesso seguace, inizia insomma a “credere” in un sistema, al quale poi si adatta come  fosse una "verità"; egli imposta ogni sua azione nel rispetto di uno schema sul quale erige una struttura “idealistica”, con essa ritiene di poter “istruire” gli altri e di poter esprimere “la verità”.

Ma come è possibile che la verità sia trasmissibile, una cosa prestampata e immobile, un rigido ideale? Essa può esser “vera” solo se è vera nel fluire continuo della vita, assestandosi e adeguandosi alle circostanze correnti, essa non sclerotizza l'azione, non impone restrizioni, essa respira con tutto ciò che esiste.

Basarsi su un filone di pensiero tracciato da altri per trasmettere la verità è voler dare alle parole un valore che non hanno…

E in buona sostanza come nasce la parola?

Il linguaggio attraverso il quale osiamo affermare “questa è la verità” è molto lontano dalla coscienza esperienziale. Infatti all’inizio esiste una consapevolezza innata, una coscienza intelligente e non qualificata, da questa sorge il senso dell’io, l’ego, il quale, attraverso l'apprendimento dei concetti acquisiti, interpreta una sua parte con parole e comportamenti lineari. Da ciò si deduce che la descrizione, o conoscenza acquisita, è di molto inferiore alla conoscenza innata e alla sperimentazione diretta, libera da preconcetti ideologici.

Un antico detto taoista afferma: "il tao che può esser detto (trasmesso) non è il Tao". E Ramana Maharshi, un saggio dell’India, disse: "..la verità è nel profondo silenzio del nostro cuore…". Purtroppo alcune persone sbandierano la loro verità ai quattro venti, pretendono di averla trovata in fantastiche proiezioni della psiche, nello studio di teorie "esternalizzanti", e considerano il luogo in cui si vive come fosse una descrizione geografica.

Essi amano la fantasia e non la verità…

E a che servono "conoscenze" fasulle, ignorando la vita del giorno per giorno, del qui e ora, se non per speculare sull’immaginario del credere in fantastici nuovi dogmi?

Per sperimentare la verità della vita basterà restare nella spontaneità del respiro… senza decidere in anticipo quando inspirare e quando espirare…

Solo nell'essere presenti dove siamo, e come siamo, possiamo vivere la pratica dell'ecologia profonda e del bioregionalismo, non nella vuota accettazione e narrazione di esotici teoremi.

Nulla di più..... Giorgio Vitali

19/06/2018 16:00

SPERIMENTARE la VERITA'. Quanta saggezza in queste fondamentali PAROLE. La vertà deve esser SPERIMENTATA.

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