Biologia e fisiologia sociale dell'ape regina

Una breve panoramica sul ruolo dell'ape regina all'interno dell'alveare.

24 Ottobre 2019
Biologia e fisiologia sociale dell'ape regina. Apicoltura biologica

La regina è l’unica femmina feconda dell'alveare. La sua presenza è causa e fonte della coesione della famiglia; come una ghiandola endocrina dell’alveare, essa secerne dei feromoni il cui “messaggio” ha lo scopo di mantenere legati gli individui. Trovandosi nell’impossibilità di trasmettere personalmente tale messaggio a tutte le svariate migliaia di figlie che compongono la colonia, le api hanno sviluppato un sistema che usa la nutrizione e lo scambio via orale (trofallassi) per distribuire il feromone reale a tutti i componenti.

Per fare in modo che i fuchi vengano allevati soltanto nel corso della bella stagione, la regina può scegliere il sesso del nascituro. Mantenendo tutti gli spermatozoi nella spermateca, separati dalle uova, la regina “decide”, al momento della deposizione, se fecondare o meno l’uovo: se verrà fecondato, esso darà vita a una femmina, altrimenti a un maschio. I fuchi nascono infatti per partenogenesi arrenotoca (sono cioè privi di padre) e sono pertanto aploidi, possiedono un corredo genetico dimezzato rispetto a quello delle femmine.

Durante il suo lavoro la regina viene alimentata con la gelatina reale (pappa reale, il nutrimento di tutte le larve fino al terzo giorno) perché continui incessantemente la deposizione che viene interrotta solo in caso di prolungati periodi di freddo, siccità, carenza di raccolto o mancanza di spazio.

Quando le api decidono che la regina, per qualche motivo, non è più all’altezza dei compiti assegnati, allargano alcune celle (la cella da regina è più grande e a forma di ghianda rivolta verso il basso) contenenti normali uova di ape operaia e iniziano a nutrire tali uova con pappa reale fino al pieno sviluppo.
Grazie alla migliore alimentazione e allo spazio maggiorato, tutti gli organi della futura madre potranno svilupparsi e nasceranno nuove regine, una delle quali andrà a sostituire la vecchia regina che verrà uccisa.

La scarsità di feromone reale, che si può verificare non solo per l’età della regina (diminuisce col tempo) ma anche per l’incremento demografico della colonia, è uno dei principali fattori scatenanti del fenomeno della sciamatura. È una situazione che si ripresenta puntualmente ogni primavera: il nutrimento, migliorato in quantità e qualità, e la maggiore temperatura fanno aumentare il numero delle api e di conseguenza la “razione” di feromone reale pro capite diminuisce.
Al momento della maturazione e poco prima della schiusa delle celle reali inizia la sciamatura vera e propria.
La sciamatura è la vera forma di riproduzione delle api, la “gravidanza” con cui una famiglia ne genera un’altra. È una colonizzazione e ripartizione del territorio e delle risorse, ma è anche un atto di sanificazione con cui si diluiscono i patogeni o parassiti, è una sorta di depurazione e viene usata in automatico anche in molti casi non attribuibili al normale processo di riproduzione primaverile (shock da trattamento, pressione dei parassiti, fame).

Poco prima della schiusa delle celle delle nuove regine, la regina vecchia abbandona l’alveare madre con circa metà delle operaie (lo sciame primario) per andare a fondare una nuova colonia. Nell’alveare madre la prima regina che sfarfalla cercherà di uccidere le sorelle prima che nascano, ma se non dovesse riuscirci, vi sarebbe allora uno scontro da cui una sola uscirebbe viva. Esiste anche la possibilità che le nuove regine convivano per il breve tempo necessario perché un altro sciame possa partire e possibilmente altri ancora; è infatti possibile che si arrivi fino quasi alla sparizione del ceppo madre. In questi casi si parla di vera e propria febbre sciamatoria. Resta un alveare vuoto con alcune regine in cella ancora da emergere. La moltiplicazione della specie sarà soddisfatta ma non ci sarà alcun prodotto per noi. Eccezionalmente una colonia può contenere due regine per tempi prolungati, specialmente durante l’inverno che madre e figlia già fecondata possono passare assieme.

Le regine vergini “cantano”, e lo fanno sui favi e da dentro le cellette prima di nascere.
Un orecchio abituato è capace di percepire questo avviso di sciamatura, è un “TUI TII TII TII TII” acuto; assieme alla barba d’api fuori dal predellino costituisce una delle avvisaglie più evidenti di una prossima sciamatura.

L’allevamento della regina può essere spontaneo o provocato. Nella preparazione spontanea della sciamatura le celle reali occupano i bordi della covata o la base dei favi. L’allevamento provocato (ad esempio togliendo o sopprimendo la madre) dà origine a celle reali meno pronunciate che si possono trovare ovunque (dove c’era una larva da “valorizzare” dell’età giusta: inferiore a tre giorni). L’ape candidata a diventare regina sfarfalla tra i quindici e i dicassette giorni dopo la deposizione dell’uovo, quando per nascere rosicchierà e spingerà il tappo di cera fino a che quest’ultimo si aprirà a cerniera.

Una volta fecondata la regina depone solitamente le uova in modo preciso e compatto, pertanto una covata stretta, serrata, senza celle vuote è sinonimo di forza e gioventù, mentre un sintomo macroscopico di “malfunzionamento” dovuto a malattia o vecchiaia sono i “fori” nella covata, cioè la percentuale di uova non deposte o fallaci, che danno visivamente l’efficienza della regina, indipendentemente dall’età. Normalmente le api sostituiscono le regine prima che queste perdano completamente la fertilità, ma se per qualche ragione non dovessero riuscirci la regina, svuotata col tempo la spermateca, diventerebbe fucaiola, comincerebbe cioè a generare solo maschi e terminerebbe la fase di vita di un alveare.

Nella gestione delle regine, specialmente negli allevamenti professionali, molta importanza viene riservata alla cattura e alla marcatura. Considerato che il massimo della deposizione viene raggiunto a 2 anni d’età, la tecnica della datazione con il colore serve per rendersi conto dell’effettiva prolificità di una regina. La marcatura della regina può essere sostituita dall’applicazione sull’arnia di puntine nei colori standard.
Il codice dei colori è facilmente memorizzabile con una filastrocca inglese che dice pressappoco così: When You Requeen Get the Best, (quando cambi la regina prendi il meglio). Le iniziali di ogni parola ricordano i colori utilizzati per contrassegnare la regina negli anni relativi: bianco (white, anni che terminano con 1 e 6), giallo (yellow, anni con finale 2 e 7), rosso (red, anni con finale 3 e 8), verde (green, anni con finale 4 e 9) e blu (anni con finale 5 e 0).

___________________________________________________________________________________________________

Articolo tratto dal libro Apicoltura biologica

Forte della lunga esperienza di apicoltore, l’autore propone un metodo molto innovativo basato sull’adozione di arnie di facile costruzione e di ancora più semplice gestione. Un’apicoltura «estensiva» che, a differenza di quella convenzionale intensiva, riduce al minimo lo stress a carico delle api, limitando allo stretto necessario gli interventi sulle arnie.

È un’apicoltura a basso costo perché può essere praticata con arnie autocostruite realizzate con legname riciclato (come quello ricavato da pallet), ed ecologica perché non ricorre all’impiego di farmaci di sintesi nella cura delle malattie e rispetta le esigenze etologiche delle api.

Le numerose illustrazioni che corredano il libro aiutano il lettore a fare propria una tecnica millenaria che ancor prima di rappresentare una possibile attività economica, costituisce una chiave unica per entrare in stretta sintonia con i cicli naturali e l’affascinante mondo delle api.

In OFFERTA SCONTO su www.terranuovalibri.it

 

SFOGLIA UN'ANTEPRIMA DEL LIBRO

" target="_blank">

di Terra Nuova


Forse ti interessa anche:

Posta un commento