Che fine ha fatto la macrobiotica in Italia?

«C’è chi si mantiene sulle rigidità degli anni ’70, ma la forza di questa filosofia alimentare e di vita sta proprio nella sua adattabilità a luoghi e circostanze»: a parlare è Martin Halsey, fondatore de La sana gola e allievo di Michio Kushi.

17 Ottobre 2018
Che fine ha fatto la macrobiotica in Italia? Dieta macrobiotica

«La macrobiotica, secondo l’originaria visione di quei fantastici giapponesi illuminati che l’hanno esportata in tutti i continenti, è voglia di cambiare il mondo ripristinandone l’armonia, è voglia di migliorare la propria vita e quella della collettività. Idea ambiziosa, vero? Ma si può fare. Eccome.
Solo che per cambiare il mondo si deve andare incontro alla gente, non pretendere che tutti diventino giapponesi!». Martin Halsey, la macrobiotica ce l’ha nel sangue.

«Può sembrar strano, visto che sono nato in America, ma ho imparato dai migliori!» dice. E, proprio perché l’ha fatta profondamente sua, l’ha saputa declinare e adattare qui, in Italia, dove vive da tantissimi anni e dove dirige una delle più grandi scuole di cucina europee, La sana gola.

«Chi conosce o ha abbracciato o conosciuto la macrobiotica rigida della prima ora, non ha probabilmente avuto l’opportunità di cogliere la vera essenza di questa filosofia alimentare e di vita, di per sé molto semplice, che si fonda su principi di equilibrio che ognuno fa suoi personalizzandoli» prosegue Halsey.
«I concetti fondamentali prevedono che la dieta si basi per l’80-90% su cereali integrali, verdure, legumi e condimenti di elevata qualità e che il cibo sia biologico, privo di contaminanti chimici. Detto questo, occorre poi calare tali principi nella realtà del nostro quotidiano, adattandoli al luogo dove viviamo e al clima, alla stagionalità, alle tradizioni e ai problemi che abbiamo bisogno di risolvere o alle condizioni che ci troviamo ad affrontare. Un esempio?
Se in Giappone si mangiava riso integrale cotto a vapore e condito con gomasio, a Milano si potrà “rileggere” quel riso integrale biologico sotto forma di risotto, più cremoso, meno secco, più compatibile con quel clima e quelle tradizioni. Si avrà l’accortezza di non utilizzare grassi animali per condirlo e si raggiungerà comunque l’equilibrio cercato, che tanto bene fa alla nostra salute fisica, mentale ed emotiva. Semplice, no?».

Tuttora, esistono comunque diversi approcci e applicazioni della macrobiotica che, nella sua proposta originaria, continua ad avere la funzione di riferimento storico. «Ma per l’appunto è semplicemente un riferimento storico, peraltro legato a una determinata generazione, che poi si è evoluto in modi differenti nel mondo» prosegue Halsey. «Un po’ come è successo alle scuole di yoga, che sono proliferate con le sfumature più diverse, ma partendo tutte dalla vecchia tradizione di certe specifiche posizioni del corpo e tecniche di respirazione».

Michio Kushi e «l’elasticità»

«Io devo tantissimo a Michio Kushi, ho imparato da lui e ne serbo nel cuore un meraviglioso ricordo» dice Halsey parlando dell’altro padre della macrobiotica, oltre a George Oshawa. Scomparso nel 2014, Kushi ha portato questo approccio alimentare negli Stati Uniti, dove ha studiato e dove «si era trasferito, con grande coraggio, a 22 anni, subito dopo la guerra, approdando quindi in una terra che nel suo paese era considerata nemica» spiega Halsey.

«Ha portato un messaggio di pace e armonia che si traduceva nella pratica con uno stile di vita sano e abitudini corrette. Naturalmente negli Usa, dove non esisteva cultura alimentare, la macrobiotica è stata applicata spesso “alla lettera”, guadagnando consensi perché mostrava benefici ed efficacia sulla condizione di chi la seguiva. Poi, quando è arrivata in Italia, si è scontrata e confrontata invece con una tradizione e una cultura gastronomica millenarie, radicate e care alla popolazione. Era evidente, quindi, che la dieta giapponese stretta, perché di questo si tratta, avrebbe avuto vita breve o almeno sarebbe rimasta circoscritta entro determinati target di persone. Per lo più in Italia la macrobiotica si è “sposata” con il gusto e i criteri alimentari già esistenti ed è sopravvissuta così. E va benissimo. Ricordo che una volta in cui Michio era a Milano con me, gli ho confidato che avevo in parte modificato la sua piramide alimentare e adattato i suoi insegnamenti. Mi ha guardato stupito e mi ha risposto: “Ma devi forse chiedermelo? Certo che si fa così, come altro pensavi di fare?”. Per lui era cosa ovvia, perché la macrobiotica è anche apertura di mente e cuore, è adattamento, è evoluzione per migliorarsi. Forse le scuole di macrobiotica che nel tempo hanno chiuso anche in Italia hanno pagato un po’ il fatto di essere rimaste ancorate a una certa rigidità, a una visione nata negli anni ’70, quando dove si mangiava macrobiotico si studiavano anche shiatsu, agopuntura, meditazione, filosofie orientali, ed era l’unica opportunità per farlo.

Oggi questi insegnamenti sono diffusi e la dieta macrobiotica vive se si adatta a contesti che vanno modificandosi.
A volte i principi originari che ispirano movimenti o scelte, quando migrano dal luogo in cui sono nati, rischiano di venire applicati in maniera ingessata, forse perché non li si è veramente fatti propri fino in fondo e si avverte il bisogno di avere certezze o verità assolute.
Mentre invece la macrobiotica è la libertà di prendere in mano la propria vita senza affidarsi per forza a qualcuno che lo fa per noi».

L’agricoltura biologica ringrazia

«La macrobiotica ha poi avuto il merito di avere introdotto anche in Occidente e in Europa il concetto di alimento biologico, cioè privo di residui chimici, coltivato in modo sano con grande attenzione alla qualità» prosegue Halsey. «È da lì che si è partiti anche in Italia con il grande movimento che ha portato poi al biologico certificato. Aziende come La finestra sul cielo, Fior di loto, Probios hanno iniziato così, sono state tra le prime a credere in questa scelta. Poi si è aggiunta l’agricoltura biodinamica e oggi altri metodi naturali che preservano l’integrità degli alimenti, ma tutto è iniziato intorno a quel nucleo primigenio».

Gli aspetti curativi

«Non vanno dimenticati gli aspetti curativi di una dieta a prevalenza vegetale e con pochissime proteine animali, che risponde ai criteri della macrobiotica» aggiunge il direttore de La sana gola. «Abbiamo la possibilità di porre rimedio a tanti disturbi, dall’emicrania alla stitichezza, fino a patologie anche più gravi. Ma sempre partendo dal presupposto dell’elasticità e dell’armonia: quindi se una persona mangia pasta e fagioli anziché la pietanza giapponese, l’efficacia si esplica comunque. Peraltro, ritengo che chiedersi se un cibo faccia male o bene sia la domanda sbagliata. L’interrogativo giusto da porsi è: cosa fa quel determinato cibo? Poi, in piena libertà e consapevolezza, si potrà decidere se eliminarlo, assumerlo di rado o con regolarità, verificandone le conseguenze sul proprio organismo. E, per favore, cerchiamo di non diventare i nuovi gesuiti delle molecole, come a volte sembra fare la scienza della nutrizione.

Dobbiamo considerare gli alimenti nel loro insieme, con i loro effetti calati nel contesto dove ci troviamo. Per esempio, se si ha bisogno di vitamina C, non sarà utile iniziare a ingurgitare spremute d’arancia, perché raffreddano il corpo e fanno perdere l’essenza dell’alimento.
Dovrò bilanciare meglio la dieta. Oppure ancora, quando si pensa all’olio di oliva extravergine crudo, che è naturalmente un ottimo alimento ma che raffredda e genera umidità, si farà in modo di non usarlo allo stesso modo se vivo tutto l’anno in Puglia, dove c’è un clima caldo e secco, oppure in Lombardia, dove il clima è più freddo e già umido. E ricordiamoci che siamo la combinazione di alimenti che mangiamo; non è solo la salute della mente e dello spirito a generare quella del corpo, anche la salute del corpo garantisce mente e spirito sani e positivi».

Sul sito web de La sana gola, www.lasanagola.com , è anche disponibile e scaricabile gratuitamente il libro Il samurai vegano, sulla storia di Michio Kushi e di chi, come lui, ha seguito e diffuso i principi della macrobiotica nel mondo. Un altro testo scaricabile gratuitamente dal portale web della scuola è The macro-method, che spiega l’approccio di Halsey alla macrobiotica.

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Articolo tratto dal mensile Terra Nuova Giugno 2018

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di Claudia Benatti


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