Fiori di Bach: proviamo a spiegare la loro efficacia

L'utilizzo dei rimedi floreali del dottor Edward Bach è sempre più diffuso, ma sappiamo davvero quali sono le loro proprietà e la loro potenziale efficacia? Ecco i consigli di un esperto.

21 Agosto 2017
Fiori di Bach: proviamo a spiegare la loro efficacia

Fiori. Perché poi i fiori? In base a quale “criterio” quello strano medico che fu Edward Bach scelse di impiegarli fra tutte le altre parti della pianta, creando un sistema terapeutico del tutto originale che a distanza di circa ottant’anni fa ancora discutere sulla sua reale efficacia?
Ma cosa “contengono” queste bottigliette, oltre ad acqua e brandy? Per comprendere questo oscilleremo fra scienza ed esperienza; il solo ingrediente richiesto è apertura mentale; non si deve assolutamente rinunciare ad essere “razionali” o “scientifici”; per carità, siamo stanchi di sentire ripetere che i Fiori funzionano solo “se ci si crede”, anche perché le prove scientifiche non mancano.

È stato appurato in ambienti di ricerca ortodossi (università) che i Fiori di Bach sono in grado di influenzare reazioni chimiche elementari fra “semplici”, sostanze la cui interazione dovrebbe avvenire in modo rigorosamente fisso, e che sono in grado di influenzare la velocità di sedimentazione di cristalli di vari minerali, fatto questo pure inspiegabile secondo le leggi della fisica tradizionale.
I Fiori dunque non agiscono solo sulla psiche di facili creduloni, ma addirittura anche a livello inorganico.

Vi sono poi innumerevoli testimonianze della loro efficacia sulle piante, sugli animali sia da compagnia che da allevamento, su bambini anche piccolissimi. Dov’è dunque la possibilità di invocare, in questi casi, il famoso “effetto placebo”? Ma qualcosa è cambiato ancora, rispetto a ciò che possiamo comprendere su questi rimedi chiamati “la Medicina dell’Anima”; qualcosa è cambiato dopo gli studi di Masaru Emoto. Si tratta di un naturopata giapponese che ha pubblicato decine e decine di fotografie di cristalli d’acqua ghiacciata; le foto vengono eseguite in un laboratorio alla temperatura di meno cinque gradi: si entra con uno scafandro, potendovisi soggiornare solo per un periodo breve.

Le prime esperienze furono abbastanza “normali”: l’acqua (pensate ai fiocchi di neve) gela con una struttura geometrica esagonale. Le prime fotografie paragonavano cristalli di acque provenienti da fiumi, da acquedotti di varie grandi città, quindi acque con vario grado e genere di inquinamento. Ora, in maniera abbastanza prevedibile, più l’acqua era inquinata meno i cristalli risultavano regolari o completi; spesso l’acqua gelando non cristallizzava nemmeno, formando una struttura amorfa.

I primi risultati interessanti arrivarono quando si usarono acque provenienti da luoghi “sacri” di varie tradizioni religiose, comprese le acque dei luoghi mariani (Lourdes, Medjugorie). Ma il vero giro di boa avvenne quando Masaru cominciò ad usare acqua distillata; qui cominciarono le cose sorprendenti. Conviene ripeterlo: acqua distillata, sempre uguale! Dunque l’acqua rivelò la capacità di modificare il proprio modo di cristallizzare se durante il processo di congelamento veniva fatta suonare musica, ma solo musica “consonante”, armoniosa, soprattutto musica classica (Mozart, Bach e molti altri autori). La musica dissonante (più di tutte la musica “metal”) scompaginava i cristalli o rendeva impossibile la cristallizzazione. Ma vi fu molto di più: l’acqua distillata modificava il proprio “comportamento” anche se venivano
pronunciate parole; i cristalli addirittura miglioravano con parole come “amore”, “ti voglio bene”, “grazie”, e si scompaginavano con parole come “odio”, “ti ucciderò”, “mi fai star male”. Il colmo si verificò quando durante la formazione del cristallo vennero messi vicino all’acqua distillata foglietti di carta con parole scritte, ed in varie lingue.

Qualcuno sta protestando indignato? Signore e Signori, non si tratta di teorie ma di fatti, documentati da centinaia di fotografie. Chiunque potrebbe ripetere queste esperienze. Dopo Masaru Emoto (ma altri studi ed esperienze erano già stati fatti e sempre osteggiati dalla scienza “ufficiale”) possiamo parlare dunque di “acque informate”. Qui la chimica (scienza che va per la maggiore, soprattutto fra le scienze biologiche) non ci può per nulla aiutare; dobbiamo invocare la fisica e …la geometria! La fisica (soprattutto da Einstein in poi) ci insegna che la materia è energia densificata; ma che cosa fa strutturare la materia? Dipende dal tipo di “informazione” che ogni materia riceve: le prime forme d’energia materializzata, le forme “fondamentali” apparse sul nostro pianeta, appartenevano al regno minerale (qui Bibbia e scienza sono d’accordo!); ma vi sono minerali con un maggiore o minore grado d’ordine geometrico nelle loro molecole.

Per esempio, ogni cristallo di rocca possiede una geometria perfetta, fedele al proprio principio d’ordine, con una struttura trigonale sempre uguale che ripete uno dei cinque solidi platonici dai quali derivano tutte
le forme della materia: infatti gli atomi delle molecole, e gli aggregati di molecole, si dispongono nello spazio secondo forme geometriche.
Quale forza ordinatrice si nasconde dietro questa perfezione geometrica? Quale “informazione” (informare = dare forma) mantiene inalterato il “programma“ di base? Ci risponde la biofisica, spiegando che anche la materia che noi consideriamo da qualche secolo “inanimata” contiene una sorta di intelligenza, un ordine intrinseco che la precede. E proprio uno strumento odierno, il computer, dà una conferma dell’importanza della struttura geometrica per l’informazione: il microcip, l’elemento base d’ogni computer, è costituito da cristallo di quarzo (silicio); le informazioni possono essere trasmesse solo grazie alla struttura geometrica intrinseca a questo minerale; se distruggessimo questa, pure lasciando inalterata la composizione chimica, perderemmo le informazioni in esso immagazzinate.

L’importante non è solo nel tipo di materia, ma nella sua geometria; quindi l’informazione che una sostanza trasmette non dipende solo dalla sua composizione chimica, ma dal maggiore o minore ordine geometrico dei suoi atomi e delle sue molecole; per questo si riconoscono ai cristalli (le strutture minerali più ordinate) particolari proprietà. Lo stesso vale per l’acqua: quale differenza fra un’acqua in cui gli aggregati di molecole (clusters) siano ordinati ed un’acqua in cui essi siano caotici; sempre H2O, ma con proprietà completamente diverse.

Questa capacità dell’acqua di modificare il proprio assetto elettromagnetico e l’aggregazione delle proprie molecole spiega parecchi fenomeni che la chimica non comprende, come la cosiddetta “memoria dell’acqua”, come nell’omeopatia. Vediamo qualche conseguenza: se qualcuno si chiede cosa c’entri in fondo l’acqua ghiacciata con la cura di sé, significa davvero che abbiamo bisogno di recuperare una visione più integrata delle cose; significa che la nostra cultura tende a scindere, a dividere, per cui pensiamo che la salute e la malattia nulla c’entrino col fatto straordinario che l’acqua può ricevere e trattenere
informazioni anche non materiali, quali quelle di una parola o di una scritta. Significa che stiamo dimenticando che il nostro corpo è costituito per il 70% d’acqua e che se quest’acqua, come dimostrano le ricerche di Emoto, si modifica con una parola, non possiamo più ignorare che possiamo curarci anche dicendoci “ti voglio bene”; in altre parole che non dovremmo più escludere l’Amore dalla cura delle malattie. Perché di questo in fondo si tratta, e se finora queste affermazioni potevano sembrare, a chi ami ancora solo la visione scientifica tradizionale, frutto al più di buonismo o di fervore New age, oggi, grazie al dottor Emoto, abbiamo una conferma scientifica che non è così, che l’acqua può ricevere, modificandosi, la più vasta gamma di informazioni.

Torniamo ora ai Fiori di Bach. Che c’entrano con quanto abbiamo fin qui detto? Si tratta ancora una volta di acque informate! Bach si accorse che mettendo a bagno i fiori che aveva scelto in acqua di fonte ed esponendo il tutto al sole o al calore, l’acqua riceveva e tratteneva l’“informazione” di ogni fiore. Il brandy serve solo a conservare l’acqua.
Ma come faceva Bach a conoscere l’effetto di ogni fiore? A sapere se curava le persone irascibili o quelle paurose, scoraggiate, possessive o depresse? E qui mi immagino ancora proteste da parte delle persone “scientifiche”, perché la risposta è molto semplice: sentendolo!
Niente strumenti scientifici, niente esami di laboratorio, perché Bach li abbandonò progressivamente nel corso delle sue ricerche.
Sensibilità o “sensitività”, capacità archetipicamente “femminile”. Certo la scienza tradizionale, ortodossa, non accetta una simile possibilità. Ma esistono numerosissimi esempi accertati da scienziati sulle più straordinarie capacità di molti esseri umani di accedere ad una conoscenza “intuitiva” che non ha a che fare con misure o analisi, ma con quella “sensibilità” che potrebbe avere ciascuno di noi, se non fossimo condizionati da trequattro secoli di mentalità “cartesiana”, materialista, razionalista. Non si contano più, ormai, i libri scientifici che dimostrano quanto siano angusti i limiti che questa scienza si è data, e che non vuole cedere il passo alle più moderne acquisizioni della fisica quantistica, delle neuroscienze, dell’antropologia, della psicologia transpersonale, tanto per citare le principali.

Grazie dunque ad Edward Bach che circa ottant’anni fa ci diede questo straordinario dono. Mi sembra bello concludere citando una sua frase, alla quale mi associo con profonda umiltà: “E ringraziamo il grande Creatore di tutte le cose che, nella sua infinita bontà, ha posto per noi nei campi le Erbe che ci guariscono”.

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Articolo tratto dal libro E tu che fiore sei?

È bello pensare che in ognuno di noi c’è una parte sana capace di aiutare l’altra, quella sofferente che chiamiamo “Io”. Certamente i fiori di Bach non possono trasformare completamente il nostro modo diessere, ma possono aiutarci a modificare a nostro vantaggio una situazione esistenziale negativa data per ineluttabile.

Per facilitare la scelta del rimedio più idoneo questo libro è corredato da oltre 300 disegni originali dell’autrice che raffigurano e sintetizzano con un rapido tratto altrettanti profili psicologici e stati d’animo.
A completare il volume l’approfondita prefazione del medico Sergio Signori, che illustra le radici scientifiche del meccanismo d’azione dei fiori di Bach.

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di Terra Nuova


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fiori di bach per dormire Redazione

10/10/2017 09:25

@carlotta I fiori di bach sono molto utili per regolare lo stato d'animo e donare equilibrio. Per questo motivo possono essere un valido aiuto per contrastare l'insonnia, ma non esiste un preparato specifico per questo disturbo. Quello che bisogna fare è capire qual è la causa che scatena l'insonnia e a quel punto scegliere il fiore o la miscela più adatta per superare quello stato emotivo che crea difficoltà a dormire. Quello che possiamo consigliare è di rivolgersi a una persona esperta, che le saprà dare indicazioni sulla strada più giusta da percorrere.
Un caro saluto, la Redazione

fiori di bach per dormire carlotta

09/10/2017 18:25

Salve vorrei fare una domanda, mia figlia ultimamente ha difficoltà a dormire, dato che lei dice che le tisane rilassanti non la aiutano molto ho provato a cercare qualche altro rimedio naturale per provare ad aiutarla. Ho letto dei fiori di bach su sorgentenatura ma non saprei quale preparato scegliere. Potete darmi qualche indicazione? Grazie mille

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