Il parto a domicilio oggi

Esistono ancora molti pregiudizi del tutto infondati sulla sicurezza del parto in casa. Cerchiamo di fare un po' di chiarezza.

15 Gennaio 2019
Il parto a domicilio oggi. Genitori e figli

“Ma è sicuro?” è la domanda di rito che viene posta da chiunque con cui si parli del parto a domicilio.
“Sei un’incosciente, metti te e il tuo bambino a rischio” è il commento alle donne da parte dei meno delicati.
“Il parto a domicilio è rischioso” proclamano con autorità, ma senza conoscenza, le associazioni mediche e pediatriche.

Per decenni il sistema medico ha trattato il parto come un’emergenza, indicando come luogo sicuro l’ospedale, come strumento indispensabile la tecnologia medica ed eleggendo il medico come garante della sicurezza, fino ad autoconvincerlo del suo ruolo. Vedremo presto le basi culturali ed emozionali e l’infondatezza scientifica di tali affermazioni.

Intanto la ricerca scientifica ha esplorato il parto domiciliare in tutto il mondo e in tutte le condizioni e ha messo alcuni punti fermi.

• Il parto a domicilio – se scelto consapevolmente dalla donna, e la donna è sana senza complicanze ostetriche manifeste, la gravidanza è a termine, il bambino in una posizione corretta, la donna è seguita in continuità dell’assistenza da un’ostetrica, ed è disponibile un back up ospedaliero – è una scelta sicura, quanto se non di più, di quella ospedaliera.

• Gli esiti per la madre e la sua gratificazione sono migliori di quelli in ospedale.

• Gli esiti per il bambino, se c’è un buon sistema di trasporto e integrazione con i servizi medici, sono uguali a quelli in ospedale in termini di mortalità, indice di Apgar basso e ammissione in terapia intensiva. La qualità della salute del bambino non è ancora oggetto di indagine scientifica.

• Nel parto a domicilio ci sono meno interventi medici con relativamente meno complicanze rispetto all’ospedale.

• Il tasso dei tagli cesarei nei parti domiciliari è sotto il 5%.

• Le donne sono più soddisfatte dell’esperienza e dell’assistenza e più capaci di interagire con l’evento e con il neonato.

• Gli uomini sono coinvolti in modo più attivo nel sostegno e soffrono meno di depressione post-parto.

• L’assistenza salutofisiologica delle ostetriche è più sicura ed efficace dell’assistenza medica per le donne ad alta salute.

• La continuità dell’assistenza è la forma più efficace di assistenza e porta a esiti migliori.

• Il parto a domicilio è un parto demedicalizzato a bassissimi interventi e altissima qualità relazionale. Risponde ai criteri dell’OMS.

Un’ampia letteratura scientifica lo conferma con chiarezza: il numero delle donne analizzate in alcune di queste ricerche è molto alto: 42 mila in Germania (Loytved, 2007), a cui si aggiungono ogni anno circa 11-12 mila donne in America (Wagner, 2003), 530 mila in Olanda, di cui 321.307 (60.7%) parti a domicilio (De Jonge, 2009), 15 mila nelle case maternità americane (Rutledge et al, 2013) per nominarne solo alcune. Le prove di efficacia della sicurezza del parto a domicilio sono effettive (Zielinski, 2015). Chi le ignora fa oscurantismo.

Il pregiudizio negativo rimane culturale ed emozionale.
Insieme all’esperienza e all’emergere dei risultati delle ricerche si è diffusa tra le donne una nuova cultura del parto. Le posizioni libere, la possibilità dell’acqua in travaglio e di tenere il bambino appena nato con sé, l’eventualità di non tagliare subito il cordone e avere il proprio partner accanto, e il lotus birth1 oggi fanno parte della richiesta di moltissime donne. Sempre un maggior numero di donne comincia a vedere il parto a domicilio come il vero progresso. Intravedono una possibilità di tutela della propria integrità sia fisica che decisionale, una possibilità di empowerment. Sanno ormai che l’assistenza è qualificata, le ostetriche specializzate, esperte e disponibili. Sanno che le donne che l’hanno scelto sono tutte soddisfatte della loro esperienza.

Il fatto che le percentuali del parto a domicilio siano basse non dipende tanto dalle donne, quanto dal servizio pubblico e dalla cultura dominante che non lo sostengono. L’Olanda, con il suo 30% di donne che partoriscono a casa e nelle case maternità in tutta tranquillità e sicurezza, rimane un modello unico in Europa. Le ragioni sono di tipo economico. Il parto in ospedale non viene pagato dalle assicurazioni se non ci sono indicazioni mediche. Questo ha permesso il mantenimento di una cultura della nascita più naturale. Sono certa che anche in Italia raggiungeremmo velocemente la stessa percentuale, se adottassimo le stesse condizioni dell’Olanda: formazione di base delle ostetriche per il parto a domicilio compreso il tirocinio, 80% di ostetriche libero professioniste convenzionate con capacità imprenditoriali, obbligo per gli studenti di medicina di fare un tirocinio con le ostetriche domiciliari, ottima collaborazione tra ostetriche e medici e con gli ospedali, ampia accettazione culturale, gratuità del parto a domicilio.

Ovunque in Europa dove si sono create condizioni simili, la percentuale del parto domiciliare è salita vertiginosamente, fino al 43% nel caso dell’Albany Midwifery Centre di Londra.

 

Note

1. La pratica di non tagliare il cordone ombelicale subito dopo la nascita ma lasciare che si stacchi naturalmente a livello dell’ombelico, così che il bambino continui a essere in contatto con la placenta.

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Articolo tratto dal libro Il parto in casa e in Casa maternità

Il parto a domicilio è circondato da tanto fascino che sa di antico, ma anche da infiniti pregiudizi del tutto irrazionali, che impediscono di comprenderlo fino in fondo. Ma su quali principi e regole basare la scelta di partorire in casa o in Casa maternità, opzioni ormai ritenute valide al pari delle altre? Gli studi e il modello scientifico definiscono il parto extraospedaliero allo stesso livello di sicurezza del parto in ospedale, ma in grado di offrire una maggiore qualità dell’assistenza e dell’esperienza di partoriente e nascituro.

In questo libro Verena Schmid illustra magistralmente la modernità e la praticabilità oggi del parto a domicilio, a patto che sia eseguito con criteri certi di qualità e sicurezza. Nello stesso tempo l’autrice spiega il profondo conflitto tra i diversi paradigmi della nascita, che contemplano da un lato nuove modalità assistenziali più vicine alla donna e al bambino, dall’altro l’estrema medicalizzazione che assegna all’Italia il triste primato dei cesarei in Europa.

Verena Schmid si rivolge alle ostetriche, alle studentesse, alle donne e alle coppie in attesa; a ciascun gruppo offre gli strumenti specifici per comprendere i numerosi vantaggi di un parto fisiologico, realizzabile in tutti i contesti di nascita. Lettrici e lettori, pagina dopo pagina, impareranno a valutare la qualità delle proposte assistenziali a domicilio e in Casa maternità e sapranno così come mettere in pratica le proprie scelte in sicurezza.

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di Terra Nuova


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