Imparare a leggere il suolo

Quali sono secondo l'Agricoltura Organica Rigenerativa gli elementi fondamentali da conoscere per un'ottimale lavorazione del terreno?

16 Febbraio 2019
Imparare a leggere il suolo. Agricoltura Organica Rigenerativa

Un progetto agricolo non può prescindere dallo studio del paesaggio e del terreno con tutte le sue caratteristiche. Ecco quali sono gli indicatori più importanti che secondo l’Agricoltura Organica Rigenerativa vanno osservati per una lavorazione ottimale.

Prima ancora di metterci a coltivare, per l’Agricoltura Organica Rigenerativa è importante studiare il paesaggio che circonda un terreno a cui siamo interessati. Per trarre quante più informazioni dalle espressioni del territorio, dobbiamo tenere in considerazione diversi fattori. La geologia e la pedologia ci danno delle informazioni di massima sulle caratteristiche fisico-chimiche del suolo, come la permeabilità, la tessitura, la disponibilità degli elementi e la capacità di scambio cationico.
La morfologia, ovvero la presenza di vallette, versanti, strapiombi, pianori o dolci declivi decidono il comportamento e la direzione dell’acqua, e stabiliscono i criteri e i limiti per l’uso delle macchine agricole. È essenziale comprendere l’andamento generale del territorio e quello del terreno che si sta analizzando.

Altro fattore determinante è senza dubbio il clima, che va studiato con attenzione. La piovosità, l’andamento delle temperature, i venti prevalenti sono fattori climatici che influiscono fortemente sulle attitudini e sulle vocazioni produttive di un territorio. Questi dati possono essere osservati perché impressi nel paesaggio, come la caratteristica posizione piegata degli alberi lungo le coste o in prossimità delle creste montane e le espressioni della vegetazione nel suo complesso. Infatti, l’insieme delle comunità vegetali naturali e semi-naturali, soprattutto attraverso le loro specie dominanti, certificano un determinato clima, come ad esempio il leccio nelle piccole valli più calde. I dati climatici effettivi rilevati da stazioni locali vanno comunque raccolti per avere un quadro completo delle condizioni che insistono sul nostro terreno.

Tra gli altri fattori essenziali di osservazione ricordiamo l’altitudine, l’esposizione alla luce, la storia e la conduzione agronomica del luogo.

Mano alla vanga: le informazioni qualitative sul suolo

Uno degli strumenti più importanti, insieme allo studio delle piante bio-indicatrici o pioniere, è la prova della vanga, che ci può dare informazioni utilissime sullo stato del terreno. Utilizzando una vanga quadrata o una forca vanga per i terreni più pesanti, già dalla prima pedata, possiamo stabilire il grado di compattamento del suolo. Se il terreno oppone una forte resistenza alla pressione della vanga, che entra per non più di 3 o 4 cm, ci troviamo senza dubbio su un terreno fortemente compattato.
Se con la pressione del piede la vanga riesce ad entrare per oltre 10-15 cm, il terreno è ricco di cavità che lo rendono ben poroso. Con un’altra o al massimo due altre pressioni sulla vanga, dobbiamo essere in grado di infilare tutto l’attrezzo nel terreno (circa 30 cm).
Un sistema per confrontare il compattamento tra le varie profondità del suolo consiste nell’infilare un coltellino nella buca ottenuta dal prelievo del campione di terra. Esercitando una pressione simile sulla parete alle diverse profondità è possibile capire se siamo in presenza di un compattamento superficiale o se invece c’è una soletta di lavorazione a 20-30 cm che rende impermeabile il terreno. Per confrontare il compattamento in diversi punti dell’appezzamento in maniera spedita basta prendere un’asta metallica di 8-10 mm di diametro ed esercitare una pressione simile in vari punti del campo. Ovviamente le zone in cui l’asta entra più in profondità sono meno compattate, mentre dove si fa più fatica siamo davanti a terreni che soffrono di una maggiore costipazione.

Ma perché è così importante determinare il grado di compattamento del terreno? Le reazioni microbiologiche più importanti, quelle che consentono la degradazione della sostanza organica nei primi strati, sono aerobiche, necessitano di ossigeno. Questo elemento si ritrova nel terreno solo se il suolo è ricco di pori, di cavità, di buchi formati dal lavoro della macrofauna e delle radici delle piante. In questi interstizi viene intrappolata l’acqua e si concentra il lavoro dei microrganismi aerobi che degradano la sostanza organica che, oltre a funzionare da spugna, conferisce porosità e sofficità al terreno.
Nella nostra agricoltura in perenne deficit di sostanza organica il peso dei trattori compatta i primi centimetri del terreno, oppure si crea una soletta di lavorazione impermeabile e asfittica alla profondità a cui arrivano a operare i mezzi. Si verificano così situazioni di costipamento e anaerobiosi: le radici fanno fatica a svilupparsi correttamente, l’acqua viene assorbita in minima parte e poi rigettata fuori dal terreno. Al posto dei processi degradativi benefici, invece, avvengono reazioni di ossido-riduzione operate da microorganismi anaerobi. Così la sostanza organica va incontro a putrefazione e si sviluppano principalmente gas tossici, come il metano e l’ossido di azoto, che in eccesso sono dannosi per l’equilibrio del suolo e dell’atmosfera.

L’importanza di rigenerare il suolo

Secondo l’Agricoltura Organica Rigenerativa non si può immaginare e praticare un’agricoltura redditizia e rispettosa di chi produce e consuma il cibo se non si parte dal lavorare con il suolo e per il suolo. Di fronte ai drammatici cambiamenti del nostro tempo è ormai riduttivo e insufficiente parlare di sostenibilità. L’enorme capitale del suolo, imprescindibile per la nostra vita, non va «sostenuto», né conservato, ma rigenerato per restituirgli quelle caratteristiche che si sono perse a causa di scelte dettate dalla necessità di ottenere risultati produttivi nel breve periodo.

Questa rigenerazione non può che avere come fondamenta l’incremento della sostanza organica: un gigantesco contenitore di acqua, nutrienti, cavità, relazioni macro e microbiologiche che determina la fertilità dei terreni nel lungo termine. Reazioni chimiche, fisiche, termodinamiche si succedono di continuo e scandiscono i rapporti nella rizosfera delle nostre coltivazioni. La roccia madre di origine, la localizzazione, le precipitazioni, il vento, l’attività microbiologica, la diversità delle specie vegetali e animali incidono profondamente sulle dinamiche del suolo. Questi fattori orientano il comportamento delle parti che compongono il terreno, quasi a renderlo «animato» di vita propria, un «superorganismo» dotato di una propria identità, ovvero di una propria vocazione produttiva.

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Brano tratto dall'articolo Conoscere il suolo per un cibo più nutriente

Leggi l'articolo completo sul mensile Terra Nuova Febbraio 2019

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