La Ginnastica della Felicità

C’è una ginnastica che fa bene al corpo, alla mente e alle emozioni. Un insieme di tecniche messe a punto da Lauretta Azzano, istruttrice di yoga e insegnante del metodo Choosing Love. Dalla prevenzione alla cura delle malattie neurodegenerative.

26 Febbraio 2019
La Ginnastica della Felicità. Stili di vita

Dalla meditazione alle neuroscienze, dall’alimentazione naturale alle tecniche di riequilibrio emozionale: queste sono alcune delle discipline che Lauretta Azzano ha utilizzato per mettere a punto la Ginnastica della Felicità, una tecnica per portare consapevolezza anche in quei soggetti che per età o per malattia possiamo considerare… meno felici. Oggi conduce sessioni individuali e di gruppo di Choosing Love coaching dove aiuta le persone a ritrovare un’autentica connessione con se stesse e a gioire dei doni, impliciti o espliciti, che ogni esperienza di vita offre. È impegnata in diversi laboratori gratuiti rivolti a malati di Alzheimer, a over 50 e alle donne operate al seno e sottoposte a radioterapia o chemioterapia.

Nel 1989, Lauretta si è trasferita a Città del Messico, dove per tredici anni ha lavorato nell’ambiente educativo, occupandosi della formazione dei docenti in dodici diverse città sul progetto «Educación de valores», che ha poi portato in numerosi programmi televisivi e radiofonici, in aziende, ospedali e scuole. «L’obiettivo» ci spiega «era quello di facilitare in ogni essere umano consapevolezza di sé e dell’ambiente, processi di riequilibrio emozionale e di salute permettendo la massima espressione delle capacità e delle competenze in ogni area della vita. Un’esperienza che mi ha dato tanto».
Attualmente vive a Perugia e collabora con diversi centri e associazioni, tra cui La Grande Via di Franco Berrino.

Con la Ginnastica della Felicità si propone di condurre le persone verso una maggior consapevolezza. Per saperne di più abbiamo pensato bene di rivolgerle qualche domanda.

Come agisce la Ginnastica della Felicità?
Si lavora sull’apprendimento di esercizi di equilibrio e di sincronizzazione biemisferica. In altre parole, si attiva un valore di coerenza che è un indicatore generale della comunicazione e integrazione tra i due emisferi e tra le differenti aree funzionali del cervello. Ne consegue un riequilibrio psicofisico e quindi uno stato di maggior benessere.
Facciamo la ginnastica brain gym per attivare gli emisferi cerebrali, ma soprattutto cerchiamo di stimolare i lobi frontali, che devono essere potenziati rispetto alla parte rettiliana, che risponde a degli automatismi più arcaici. Gli esercizi stimolano la persona alla presenza.

Una sorta di palestra per i nostri neuroni?
I lobi frontali fanno parte della neocorteccia, la parte più evoluta del nostro cervello, collegata alle capacità cognitive, alla scelta consapevole, al discernimento, all’organizzazione e all’apprendimento di nuove informazioni. Le tecniche comprendono anche meditazioni guidate per creare quella che nel linguaggio scientifico si chiama «coerenza cardiaca». La felicità è il filo conduttore, si tocca la parte fisica, energetica e spirituale.

C’è anche una parte legata all’autosuggestione?
Cerco di introdurre delle tecniche di gestione dello stress e delle emozioni, attivando un clima aperto alla comunicazione e all’ascolto. Ma ci sono tecniche specifiche di meditazione guidata e autosuggestione. In questi casi, si cerca nel bagaglio della memoria individuale un’informazione esistente, per tornare in quel luogo mentale e riprovare quelle emozioni. Il cervello manda segnali importanti, ha la funzione di attivare le ghiandole che cominciano a secernere ormoni. C’è un rilascio biochimico, una risposta fisica e fisiologica a ogni stato emotivo. Ovviamente questo è possibile quando si ha a che fare con una persona capace di memoria.

Un requisito difficile per i malati di Alzheimer?
Sono molti anni che lavoro con pazienti di ogni tipo e ti posso dire che si possono ottenere ottimi risultati. Ovviamente dipende dallo stadio della malattia. Quelli più avanzati non permettono di lavorare su questi livelli. È importante lavorare su diversi piani: fisico, psicologico ed emotivo. La ginnastica, come dicevo, agisce su più fronti, dando anche delle indicazioni sul corretto stile di vita. La nostra civiltà ci sottopone a degli stimoli continui, che possono essere anche troppi.
Spesso le persone anziane tendono a deprimersi perché guardano troppa tv, con un bombardamento continuo di notizie cattive che creano ansia. È importante focalizzare l’attenzione sul positivo.

Quante persone hai raggiunto finora?
Il corso per over 50 si è svolto da ottobre 2017 a fine giugno 2018 e ha messo al lavoro più di cento partecipanti due volte alla settimana per 75 minuti. La Ginnastica della Felicità è arrivata anche in due centri Alzheimer a Perugia e ha coinvolto gli ospiti e gli operatori. A settembre partirà il progetto anche in un’altra struttura per malati di Alzheimer.

Lavori anche con i malati oncologici?
Tengo delle lezioni gratuite di yoga e meditazione per le donne operate al seno. C’è poi un altro progetto a cui tengo molto: ho donato un lettore mp3 a ottantacinque malati oncologici affinché potessero ascoltare delle meditazioni guidate che io stessa ho registrato. La finalità è quella di permettere loro di usare la meditazione come strumento di rilassamento e riequilibrio emozionale. Ho inserito anche delle musiche e delle meditazioni specifiche per accompagnarli durante la seduta di chemioterapia.

Torniamo alle malattie neurodegenerative. C’è una ginnastica specifica per ogni tipo di patologia?
Certamente. Per gli affetti da morbo di Parkinson ci sono ad esempio degli esercizi specifici che aiutano a raggiungere maggior equilibrio, attivando un’omeostasi tra il sistema nervoso simpatico e il parasimpatico. Comunque è importante anche agire sulla prevenzione. Insieme a La Grande Via di Franco Berrino stiamo per partire con un corso specifico sulla prevenzione delle malattie neurodegenerative.

A proposito de La Grande Via, qual è il rapporto con gli stili di vita e l’alimentazione?
Nel percorso che propongo si tratta sempre di trovare benessere nel qui e ora. Si dà molta importanza alla sana alimentazione, ma senza limitazioni di principio: ognuno deve scegliere consapevolmente la dieta più adatta per sé, al di fuori degli schemi imposti dalla cultura familiare e dalla tradizione, che molte persone, soprattutto gli anziani, faticano ad abbandonare. La carne che mangiavano i nostri nonni oggi non c’è più e quella che acquistiamo al supermercato è gonfiata di ormoni. Ma bisogna ascoltarsi veramente, la felicità è andare verso quell’alimento che è in vibrazione con te. E poi, lasciami aggiungere una cosa: non basta scegliere gli alimenti giusti, bisogna avvicinarsi al cibo anche con la giusta emozione. Il piacere di mangiare esige una serenità d’animo, altrimenti anche il cibo più sano potrà nuocere.

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Articolo tratto dal mensile Terra Nuova Ottobre 2018

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di Francesca Belluomini


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