Le modalità dell’apprendimento informale: autodiretto, collaterale, implicito

L'apprendimento informale avviene nella vita quotidiana e ad essa è profondamente intrecciato. Vediamo quali sono le modalità attraverso le quali i bambini assimilano il curriculum informale.

18 Settembre 2019
Le modalità dell’apprendimento informale: autodiretto, collaterale, implicito. Nuova educazione

Non è semplice spiegare come funziona qualcosa che è così profondamente intrecciato con le attività della vita quotidiana da risultare indistinguibile.

In linee generali, sono state individuate tre modalità principali attraverso cui il curriculum informale viene assimilato dai bambini1. La prima di queste modalità è l’apprendimento autodiretto, o orientato, in cui il bambino si prefigge deliberatamente l’obiettivo di acquisire un insieme definito di conoscenze o abilità. È la modalità più ovvia perché quello che viene imparato è chiaro ed esplicito: l’esplorazione di un nuovo hobby o un interesse particolare, la ricerca di una spiegazione a qualche fenomeno, lo studio di un argomento specifico.

La seconda modalità riguarda l’apprendimento come “effetto collaterale” di un’attività principale: è il caso di quello che si impara quando si gioca, mentre si cucina, oppure durante un viaggio o in un’attività di fai-da-te. Mentre la maggior parte di ciò che viene assimilato in questo modo passa praticamente inosservato, è relativamente semplice individuare le opportunità e le circostanze particolari che forniscono gli input per l’apprendimento.

La terza modalità è invece quella dell’apprendimento involontario o implicito, che si verifica quando il cervello a livello subconscio elabora e riorganizza le informazioni prima di presentarle al livello conscio. Esso avviene in relazione alla socializzazione, all’acquisizione di abitudini culturali e modelli di comportamento, ma anche nella sfera cognitiva, quando si sta sviluppando un concetto. Il cervello sembra predisposto a individuare delle regolarità, e questa rielaborazione avviene anche senza uno sforzo deliberato: l’apprendimento è in larga parte un processo inconsapevole. Si spiega così anche l’andamento non lineare di molti progressi descritti a proposito di bambini in età prescolare o di bambini unschooler: ci sono periodi in cui l’acquisizione di un’abilità o di una competenza sembra raggiungere un plateau e assestarsi senza che succeda apparentemente nulla, per poi registrare un picco di avanzamento quasi improvviso qualche tempo dopo, senza alcuna ragione particolare. L’elaborazione è avvenuta a livello subconscio per il tempo necessario al consolidamento di quanto acquisito, prima che il nuovo concetto o la nuova abilità si manifestassero a livello cosciente. Questa modalità di rielaborazione è stata associata a processi cognitivi estremamente impegnativi come quelli che sottostanno agli stadi iniziali della scrittura di un romanzo, o della composizione di un pezzo musicale, o addirittura alle scoperte scientifiche: sarebbero alla base non solo di come le conoscenze sono assimilate e rielaborate, ma anche di come la conoscenza progredisce2.

Eppure si tratta di un processo tutto sommato molto comune: basta pensare a come viene acquisita dai bambini la prima lingua, praticamente inconsapevolmente, con pochissimi episodi di quello che è possibile identificare come insegnamento diretto. I bambini, in maniera proattiva, ascoltano, rielaborano e individuano da soli le regolarità e la struttura della lingua, senza bisogno di manuali di grammatica; se sono esposti a più lingue, imparano non solo come funziona ciascuna di esse, ma alla soglia dei tre anni in genere sanno anche differenziarle e tenerle separate senza mischiare regole e termini di una e dell’altra (o delle altre).
Anche bambini più grandi (dell’età della primaria) che si trasferiscono in contesti di cui non conoscono la lingua, la acquisiscono con relativa facilità senza istruzioni formali, a patto di poter interagire liberamente con le persone intorno a loro. Questo accade anche agli adulti.

L’apprendimento linguistico per via informale è così efficiente da essere raccomandato dal Consiglio d’Europa per l’integrazione dei migranti, come sostituto dei corsi strutturati di lingua: a quanto pare, creare opportunità di incontro e socializzazione libera tra locali e migranti funziona meglio che organizzare corsi e lezioni3. Come si suol dire, “val più la pratica della grammatica”: questo è uno dei pochi casi riconosciuti ufficialmente in cui, al contrario di quel che ci aspetterebbe, si impara meglio in assenza di insegnamento.

Note

1. Thomas A.(2007); Pattison H., How children learn at home, Continuum International Publishing Group, Londra.
2. Thomas A.; Pattison H., op. cit., pp. 26-28.
3. Council of Europe, Formal, non-formal and informal learning, disponibile sul sito www.coe.int/en/web/lang-migrants/formal-non-formal-and-informal-learning .

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Articolo tratto dal libro Io imparo da solo

«Come sarebbe a dire, che non mandate i vostri figli a scuola? Ma non è obbligatorio? E allora come fanno a imparare a leggere, a scrivere e a far di conto? E in che senso, imparano da soli? E la socializzazione?».

Queste domande nascono spontanee quando si affronta il tema dell’unschooling, e il libro che avete tra le mani cerca di fornire le risposte a partire dall’esperienza di chi ha fatto questa scelta per i propri figli.
L’apprendimento spontaneo in un ambiente familiare e sociale incoraggiante e ricco di stimoli, costituisce un valido percorso di istruzione, anzi di autoistruzione, in grado di sostituire quello scolastico. I bambini semplicemente continuano, come hanno fatto in millenni di evoluzione, a imparare da soli: sono biologicamente programmati per farlo e non ne possono fare a meno.

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