Scegliere una vita senz’auto

Una scelta di vita che nasce nel quotidiano, ma che possiamo fare anche in vacanza e durante tutto l’anno. Ecco i vantaggi della mobilità ecologica per assaporare al meglio i dettagli. L’esperienza di Linda Maggiori.

21 Novembre 2019
Scegliere una vita senz’auto. Mobilità sostenibile

La mobilità oggi è percepita come un valore. Ci muoviamo con gran disinvoltura da un posto all’altro, ma non è detto che questo debba avvenire con l’auto privata. Le nuove generazioni a questo riguardo, una volta tanto, ci insegnano qualcosa. Possedere un’automobile non è in cima alla lista dei loro desideri.

Secondo il centro studi Unrae (Unione nazionale rappresentanti autoveicoli esteri) negli ultimi quindici anni in Italia è avvenuto un calo del 25% del numero di patenti rilasciate. Le nuove immatricolazioni di vetture a giovani fino ai 29 anni si è praticamente dimezzata. Si tratta di giovani che sono ben disposti a viaggiare con il car sharing e ad accorciare le distanze grazie alla tecnologia, anche se chi vive in campagna ha più difficoltà. E chi viaggia?

Si può rinunciare alle quattro ruote per le vacanze e le scampagnate fuori porta. Tutto sta nell’organizzarsi bene. Grazie agli strumenti informatici, oggi è possibile pianificare un intero viaggio combinando e integrando i mezzi di trasporto pubblici, collettivi e condivisi: treni, metropolitane, autobus, traghetti, car e bike sharing, taxi e sosta dell’auto nei parcheggi delle stazioni ferroviarie.
La stessa Trenitalia ha dato il via a Nugo, un’applicazione per smartphone che permette di acquistare in pochi passaggi tutti i biglietti dell’itinerario scelto. E poi ci sono i servizi di car sharing, tra cui Car2go, presente nelle principali città, o il ben noto BlaBlaCar che permette di condividere anche i percorsi per le mete più difficili e stravaganti.

A fare la differenza è la buona volontà e la disponibilità a sperimentare nuovi, ma anche vecchi, modi di muoversi e viaggiare. Su questo abbiamo raccolto la testimonianza di Linda Maggiori, già collaboratrice di Terra Nuova, madre di quattro figli, che da alcuni anni sperimenta uno stile di vita sostenibile: senz’auto e a rifiuti zero nei dintorni di Faenza.
Volontaria in varie associazioni contro gli inceneritori e per la mobilità sostenibile, ha appena pubblicato il suo ultimo libro, Vivo senza auto, che racconta riflessioni ed esperienze proprio su quest'ultima.

Scelte quotidiane

Non si può fare solo gli ecologisti alla domenica. L’esperienza del viaggiare senz’auto comincia nel quotidiano e da una motivazione profonda in difesa dell’ambiente e della propria salute. Linda Maggiori ha deciso di rinunciare all’auto di proprietà in seguito a un brutto incidente in cui ha rischiato la sua vita e quella della sua famiglia, e la macchina è andata distrutta.
«Inizialmente non eravamo preparati, ed è stata dura, ma eravamo anche convinti di dire basta. Allora ci è mancata una rete di famiglie di supporto, ma alla fine passò l’inverno, e invece di mollare e andare in concessionaria, abbiamo creato quella rete che tanto ci mancava: la rete delle famiglie senz’auto, che in Italia, paese motorizzato per eccellenza, non esisteva. Da allora in poi è stata tutta una bellissima scoperta, di relazioni, storie, di  esperienze, abbiamo studiato e approfondito i danni della motorizzazione privata, fatto pressioni, petizioni. Abbiamo capito che ce la potevamo fare anche fisicamente, anche i nostri corpi stavano meglio. Io che ero sempre stata freddolosa, ora riuscivo ad affrontare l’inverno in bici, muoverci ci faceva stare bene, anche a livello di autostima e benessere psicofisico.
Quando non hai l’auto sotto casa, ti vengono fuori energie anche mentali, che non credevi di avere. L’auto sotto casa impigrisce mente e corpo».

Rimane il fatto che oggi l’Italia, con 62 auto ogni 100 abitanti, è il paese più motorizzato d’Europa e sulla mobilità alternativa abbiamo un ritardo di almeno vent’anni rispetto agli altri paesi europei. Dobbiamo recuperare in fretta questo ritardo e riscoprire una politica seria della mobilità sostenibile, ma dobbiamo anche cambiare mentalità. E se i bambini sono letteralmente spariti dalle strade dobbiamo preoccuparci. «Abbiamo ancora una modalità di accudirli, e anche di fare scuola, molto soffocante, che privilegia i luoghi chiusi (auto, casa, palestra, scuola)» sostiene Linda. «Al contrario nel Nord Europa i bambini sono stimolati nell’outdoor education».

Ormai per Linda e famiglia viaggiare in bici o con i mezzi pubblici è diventata una sana abitudine. Lei e il marito vanno al lavoro e accompagnano i bambini più piccoli a scuola in bici, fanno spesa per lo più nei mercatini locali o nei negozi sfusi. E se devono comprare qualcosa di pesante usano il carrellino. Nemmeno la pioggia è un problema, perché si risolve con il giusto equipaggiamento.
«I miei figli vanno a scuola in bici anche quando diluvia e sono sempre arrivati più asciutti di quelli che scendevano dall’auto con ombrello e scarpette da tennis. Per trasportare i bimbi più piccini, infatti, abbiamo carretto o cargobike che sono coperti e non si bagnano».
«Pedalare coi propri figli al ritorno dalla scuola non è tempo morto, ma è un divertimento, un movimento che magari ti permette di non correre in palestra. Vedo tante mamme e papà affaticati prendere i figli dalla scuola in auto, poi di corsa a casa, poi di filato alla palestra, sempre in auto. Bambini che hanno tutta la giornata impegnata con corsi e sport. Senz’auto si riducono i bisogni indotti, le aspettative che ci portano solo insoddisfazione e stress, si vive con sobrietà, si lavora di meno perché un’auto in meno ti fa risparmiare almeno mezzo stipendio. Ci si muove e ci si diverte, ci si arrangia e questo stimola la nostra inventiva e capacità di adattamento».

E in vacanza?

Anche se rimane per la maggior parte del tempo in garage, l’automobile rimane legata a un’idea del viaggio on the road che è difficile togliersi dalla testa. E la raggiungibilità di alcune mete, con la bici o i mezzi pubblici, spesso è difficoltosa. «Certo, nella vita non si può avere tutto, visitare tutto, andare dappertutto» commenta Linda Maggiori. «Ci perdiamo sempre qualcosa, ma dobbiamo accettarlo o vivremo in un’insoddisfazione perenne. Quindi noi accettiamo serenamente di non poter vedere e visitare tutto, d’altra parte il concetto del limite credo sia da introiettare, non solo nel turismo, ma in ogni ambito della vita, altrimenti come possiamo vivere in modo equo, in un pianeta con sette miliardi di persone? Le nostre vacanze sono in treno o bus, a volte capita di raggiungere luoghi sperduti con auto condivise con parenti o amici. Certo, se ci fosse un servizio di car sharing, lo useremmo volentieri, per qualche scampagnata domenicale, ma purtroppo da noi ancora non c’è. Di mete raggiungibili in treno o bus ce ne sono comunque tantissime, più di quelle che uno crede.

Basta scegliere una meta e studiare su Google Maps la combinazione per i mezzi pubblici. I bambini si divertono, in treno possono camminare, giocare, andare in bagno, cosa impossibile in auto, e noi grandi possiamo leggere! Certo, ci potrebbero essere tante più mete raggiungibili con i mezzi pubblici. Ma aumenteranno solo se la gente mollerà l’auto e farà capire che vuole più treni e bus. È un circolo vizioso che va interrotto. Questa nostra scelta è un segnale, un’obiezione di coscienza. Se tanti facessero come noi, anche il turismo diventerebbe più sostenibile; tanti borghi, sentieri, parchi attualmente scollegati dai mezzi pubblici tornerebbero ad essere serviti».

Nel gruppo Facebook Famiglie senz’auto ci sono già millecinquecento iscritti, tra chi non ha l’auto e chi vorrebbe provare a farne a meno. Con altri amici del gruppo famiglie senz’auto Linda sta poi realizzando il progetto Turismo senz’auto in cui si presentano le principali esperienze.
«Uno degli esempi migliori» spiega Linda «è quello della ferrovia del Renon. Nata all’inizio del 1905, il tracciato era lungo 11,7 km: nel primo chilometro, dal centro di Bolzano, si configurava come un servizio tramviario, proseguiva poi come cremagliera nel ripido crinale e poi di nuovo tram fino al paesino di Collalbo. Questo obbligava ad adottare motrici differenti a seconda del tratto affrontato dai convogli. Nel 1965, in seguito a un incidente, venne tolto il tratto a cremagliera e fu sostituito con una funivia. Negli anni Settanta, in coincidenza dell’attivazione della nuova strada carrabile Bolzano-Soprabolzano, diminuì progressivamente il numero dei passeggeri e se ne ipotizzò una totale dismissione. Per fortuna si costituì un comitato di cittadini che si batté per la riqualificazione della linea. Così, a partire da agosto 2009 è stata riattivata la linea del trenino da Soprabolzano alla vallata del Renon: le corse sono aumentate, e ora il turismo di quella zona è tutto all’insegna del treno. Qualsiasi passeggiata e sentiero è raggiungibile con il treno. In Alto Adige, d’altra parte, per chi risiede almeno una settimana viene data la Ritten card, che rende possibile l’uso gratuito di treni, bus e varie funivie oltre che l’accesso sempre gratuito a musei e piscine». Purtroppo nel panorama peninsulare non si contano molte altre iniziative di pari livello. Ma con i mezzi pubblici si raggiungono mete di tutto riguardo, dalle Cinque Terre al Trenino rosso del Bernina, fino ad arrivare a Siena, Villetta Barrea (Aq) o Caramanico (Aq), dove ci sono addirittura affittacamere e hotel che fanno sconti a chi arriva in maniera alternativa!
Senz’auto si rallenta per forza e si assapora meglio la strada, la vita, i dettagli, le sfumature, si coltivano meglio le relazioni, la sobrietà. Insomma vale la pena provare, senza contare, che oltre a fare del bene a sé stessi si dà una mano all’ambiente.

PER SAPERNE DI PIÙ:
Famiglie senz’auto
• Turismo senz’auto: www.turismosenzauto.jimdo.com
• Nugo: www.nugo.com

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Articolo tratto dal mensile Terra Nuova Ottobre 2019

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di Gabriele Bindi


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