I ninnoli

Come determini il valore di ciò che possiedi? Beatrice Di Cesare, autrice insieme ad Alfredo Meschi del libro Vegan Revolution (Terra Nuova Edizioni), racconta il suo rapporto con i bijoux...

16 Marzo 2018
I ninnoli. Stili di vita. Terra Nuova

Da quando ero piccina ho una passione per i ninnoli, soprattutto per gli anelli. Non ne ho mai avuti molti, ma in questo momento sono nella fase minimalista e ne ho particolarmente pochi, che però mi piacciono tanto.

Quelli che ho tenuto arrivano da circuiti particolari, sono stati barattati o adottati (accettati in dono da chi aveva deciso di non volerli più).

La fede che porto è stata fatta dal mio compagno (io ho fatto la sua e lui la mia) durante un laboratorio che si chiama «Fai la tua fede», organizzato dalla cooperativa sociale Uroburo.
Abbiamo usato oro di famiglia che giaceva abbandonato, e che è stato fuso e lavorato da noi. Ci è voluta una giornata intera, con un’orafa che ci ha spiegato tutti i passaggi. Sono felicissima di aver riutilizzato dell’oro già esistente, perché quello dell’oro è un mercato molto rischioso.

Conosco un’unica artigiana in Italia che utilizza oro certificato fair trade (MaraisMara), in cui cioè la provenienza è tracciata e sono rispettati dei criteri di trattamento dei lavoratori e delle lavoratrici (in quel caso sono delle cooperative).
Per il resto, l’oro che compriamo non possiamo sapere quanto dolore e inquinamento nasconda. Io preferisco lo stesso riutilizzare oro già esistente, perché anche con tutte le sicurezze del caso non credo che quello del minatore e della minatrice sia un lavoro piacevole, e preferisco che nessuno/a debba lavorare in miniera per me, soprattutto per qualcosa di non strettamente necessario.
Se la smettessimo di estrarre oro e usassimo solo quello già esistente per reinventarci nuovi ninnoli?

Per quelli che non sono gioielli «preziosi», valgono le regole di qualsiasi altro oggetto per cui non abbiamo garanzie su dove siano stati prodotti e in che condizioni. Che poi, cosa vuol dire prezioso? Magari potremmo riflettere di più su cosa lo è veramente.
Il valore di qualcosa da cosa è stabilito? Se fosse stabilito da quanta gioia ci porta senza arrecare danno a nessuno?
Da quanto tempo e cura vengono impiegate per realizzarlo? Da quanto ci siamo divertite/i a realizzarlo con le nostre mani? Quindi nella mia lista dei desideri ci sono ninnoli fatti a mano da qualche artigiana/o, meglio se con materiali di recupero, come Teddy Produzioni fa con le posate, ma anche con le vecchie serrature con cui realizza orecchini e ciondoli bellissimi. Oppure baratti di ninnoli già esistenti, o ancora un corso per imparare a filare la carta di recupero e realizzarne gioielli, come fa Cartalana.

Insomma, le possibilità per dare un altro significato al termine «prezioso» sono infinite. Qui parlo di piccoli ninnoli, tutto il mercato del «lusso», dai gioielli ai vestiti, non lo prendo nemmeno in considerazione come possibilità etica. Il vero lusso per me sono il tempo e la possibilità di fare esperienze positive.

Prova a…
• Pensare prima di comprare un ninnolo.

• Creare una lista di desideri di ninnoli fatti da artigiane/ i con materiali di recupero.

• Organizzare un workshop per imparare a farteli da te, ma non con perline fatte chissà dove con sfruttamento del lavoro o pietre estratte non si sa come e da chi e in quali condizioni, ma con materiali di recupero o tracciati.

• Barattare i ninnoli che hai e non ti piacciono più con altri usati che ti piacciono.

Tratto da: Vegan revolution , di Alfredo Meschi e Beatrice Di Cesare (Terra Nuova Edizioni) - www.terranuova.it/ecocircuito

Vegan, rivoluzione e amore: sono queste le parole chiave che ci accompagnano lungo il percorso di lettura proposto da Alfredo e Beatrice, che invocano un cambiamento ecologico radicale per la salvezza di tutti gli Animali, Umani e non Umani, e del Pianeta stesso in cui viviamo.

La prima parte di Vegan rɘvolution racconta 45 esperienze che, nel segno dell’antispecismo e della Liberazione Animale, sono attive qui e ora per organizzare nuove pratiche (come la Vegan street bank), azioni di solidarietà (come la Vegan Sunday soup), iniziative culturali (dalla pubblicità antispecista al Vegan Tattoo Circus) e porre le basi per un futuro etico ed egualitario, inclusivo e cruelty free.

Nella seconda parte del libro Beatrice ci racconta la sua «rivoluzione dei dettagli»: tante piccole grandi scelte quotidiane per lasciare sulla terra un’impronta leggera e nello stesso tempo offrire un modello di sostenibilità a cui ispirarsi.

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Puoi leggere l'articolo anche sul mensile Terra Nuova Marzo 2018

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di Beatrice Di Cesare


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