L’orto sul balcone

Coltivare ortaggi anche in città? Non è affatto difficile, anche quando si ha a disposizione solo un piccolo balcone. Ecco come fare...

21 Aprile 2014
L'orto sul balcone. Permacultura

Gli orticoltori da balcone sono come i cuochi che cucinano a istinto. A poesia. Non uno che faccia come l’altro, non uno che tenga nota esatta di quando ha piantato e quanto ha innaffiato, così da poter fornire una "ricetta" riproducibile. Di conseguenza, i risultati ottenuti e i giudizi sulle varietà che meglio si adattano a essere coltivate sono assai spesso divergenti.

Ma le esperienze hanno un elemento comune: le verdure che crescono sul balcone, senza concimi chimici né pesticidi, non danno solo soddisfazione e cibo sano, ma possono fornire anche un apporto tutt’altro che simbolico alla tavola. Certo, a meno di non poter contare su un balcone o un terrazzo di grandissima estensione, è difficile eliminare del tutto l’acquisto di ortaggi, ma per alcuni mesi all’anno di sicuro si può ridurre la spesa dal fruttivendolo.

Zucchine per tutta la famiglia

Che poi i successi migliori vengano da pomodori, zucchine o insalata, dipende magari da fatti oggettivi (tecniche di coltivazione, esposizione del balcone, clima locale) e magari dall’imponderabile, dal soggettivo. Lo schifo per i bruchi, ad esempio: «Sono arrivati sulla mia insalata, e piuttosto che toglierli uno a uno ho preferito lasciar seccare le piante» confessa Debora Billi, giornalista e blogger romana (http://crisis.blogosfere.it ), che però cucina per tutta l’estate le zucchine cresciute sul balcone e deve far ricorso al freezer e agli amici per smaltire le eccedenze del raccolto.

Capita l’esatto contrario a Loredana Triolo, 46 anni, tecnico informatico in un ente locale. Sul suo balcone di Meana (Val di Susa, provincia di Torino, 700 metri di altitudine) le zucchine riescono misere e trinstanzuole, mentre la produzione d’insalata canasta è sufficiente a tutta la famiglia dalla primavera all’autunno, «e quasi non serve neanche lavarla» sottolinea Loredana. «Non è sporca di terra come quella cresciuta nell’orto».

I pomodori del dentista

Sono i pomodori, invece, la specialità di Dario Tamburrano, dentista di Roma, 40 anni, fra i fondatori in Italia del movimento Transition Town (www.transitionitalia.it). Con i suoi vasi da alcuni anni colonizza la terrazza condominiale su cui si stende il bucato. I coinquilini, racconta divertito, si contendono le chiavi per attingere erbe aromatiche e c’è stata una mezza sommossa quando ha trasferito in un orto la pianta di rosmarino, troppo cresciuta ormai per rimanere in vaso. «In particolare l’anno scorso una magnifica pianta di pomodoro ha dato frutti da giugno a settembre. Li abbiamo mangiati a cena tutte le sere, e a volte ci abbiamo fatto anche il sughetto». Però anche lui ha fatto fiasco con le zucchine: «In base alla mia sperienza, merita coltivarle in vaso se si vogliono mangiare i fiori. Ma i frutti no, è impossibile».

Zucchine a parte, Dario riesce a coltivare di tutto un po’ sul terrazzo romano, usando a mo’ di vasi soprattutto i contenitori di polistirolo per il trasporto di medicinali. Sono cassette cubiche con i lati lunghi circa 50 centimetri e le pareti spesse 5 centimetri. Le ha bucate sul fondo e poi riempite di terriccio biologico di lombrico: «Trovo che siano l’ideale, perché il polistirolo è un materiale isolante. Le radici sono riparate dal freddo eccessivo e soprattutto dal caldo dell’estate. Sul terrazzo il sole picchia forte: poso i vasi su dei mattoni perché non tocchino direttamente il cemento, li schermo con dei teli e con pannelli di legno o di polistirolo, li unisco in gruppi in modo che si ombreggino vicendevolmente».

Patate e ravanelli

E poi, di fondamentale importanza, l’irrigazione: «Le città sono isole di calore; balconi e terrazze sono isole ancor più calde all’interno di un microclima già arroventato. Ho un impianto a goccia, l’ho costruito da me acquistando le parti da un amico a poco prezzo, affinché le piante abbiano regolarmente acqua anche quando mi capita di rincasare tardi la sera». Con questi accorgimenti Dario coltiva in vaso, oltre ai pomodori, anche cetrioli, lattuga, fragole, cipolle, melanzane e perfino carote, prezzemolo e ravanelli. A volte usa i semi, a volte acquista le piantine già germogliate. «Molto buoni i ravanelli, migliori di quelli che si comprano nei negozi: i miei riescono saporiti e piccanti» afferma. «Lo stesso gusto di quelli che si mangiavano trent’anni fa, non la robetta sciacquata che vendono adesso nei negozi»

Per quanto riguarda le patate, da una dozzina di piante distribuite in tre vasi l’anno scorso ha ricavato un raccolto sufficiente per mettere in tavola quattro porzioni: «Considerando che ho usato sei patate da seme, la resa è stata pari a quattro volte tanto» soppesa Dario. «Non moltissimo, certo, ma vuoi mettere la soddisfazione?». Le carote, poi, sono cresciute bene solo al terzo tentativo, «quando finalmente sono arrivate a essere lunghe 10-12 centimetri».

Attenzione ai merli

Le piante di Dario non si sono mai ammalate, «a parte i pomodori, che hanno preso la peronospora: ma non voglio curarle neanche col verderame, che pure è ammesso dall’agricoltura biologica, per timore che i residui alterino la qualità del terreno». Deve però vedersela con i merli, ghiotti dei lombrichi che abbondano nei suoi vasi: «Per impedire che mi rovinino le piante appena seminate o trapiantate, le riparo coprendole con cassette per la frutta rovesciate».

Solo il fungo parassita oidio ha fermato la produzione di taccole (piselli mangiatutto) che Loredana Triolo ha coltivato l’anno scorso sul balcone, in cassette di 60 centimetri di lunghezza, 25 di larghezza e altrettanti di profondità. Prima di soccombere hanno dato frutti sufficienti a riempire tre sacchetti del freezer («all’inizio maturano pochi per volta, una quantità troppo scarsa per cucinarli») e, quando il raccolto è esploso, c’è stato da mangiare per tutta la famiglia. Alcune piante del suo orticello da balcone crescono in vasi a riserva d’acqua fai da te: «Quelli che si trovano in commercio costano un occhio della testa». Li ha ricavati da cestini per la carta straccia a forma di tronco di cono: diametro superiore 30 centimetri, diametro inferiore 25, profondità 32 centimetri. Li ha riempiti per un terzo di pietra pomice, leggera e porosa, e per il resto con un misto formato da terriccio biologico del garden center e da terra di giardino.

Pomodori e forassite

In ogni vaso è inserito un pezzo di forassite conficcato in verticale e bucato per tutta la lunghezza a intervalli di un paio di centimetri. Attraverso il tubo versa l’acqua delle innaffiature, «dopo aver controllato con un ferro da calza quanta ne è rimasta sul fondo del contenitore: esattamente come quando si verifica il livello dell’olio nel motore dell’auto», scherza Loredana. In questi vasi crescono pomodori a grappolo, anche se in quantità non proprio industriale: «Nell’agosto scorso ci abbiamo mangiato in tre, per due o tre volte».

Le riescono bene anche i cetriolini in vaso, della varietà piccola adatta per essere conservata sottaceto: «Ma non li consiglio a nessuno. Come i piselli maturano pochi per volta, però non si possono conservare in freezer, e bisognerebbe star lì tutti i giorni a preparare un barattolino di sottaceti». Le danno maggiore soddisfazione le melanzane («anche se più piccole di quelle che crescono in un orto»),le fragole e i peperoncini friarielli. Non peperoncini, ma autentici peperoni sono quelli che invece crescono a Roma sul balcone di Debora Billi: quattro piante l’anno scorso hanno dato una produzione sufficiente anche per il freezer. Le zucchine sono il suo fiore all’occhiello ma, grazie ad una miscela di perlite, torba e stallatico usata al posto della terra, coltiva con successo in vasi di 15 centimetri di diametro anche piante di cetriolo («ne crescono così tanti che alla fine non li vuole più nessuno») e di pomodoro, della varietà a grappolo e non. «Che bello mangiarli appena raccolti, caldi di sole. La scorsa estate ce n’era a sufficienza tutti i giorni per l’insalata. Davvero una grande soddisfazione».

L’insalata nelle lattine dei croccantini

La miscela con cui sono riempiti i vasi è il segreto delle zucchine di Debora Billi, e più in generale di tutti i successi del suo orto sul balcone, che comunque non esita a svelare: «Un terzo di perlite, un terzo di torba e un terzo di stallatico» spiega. «È il metodo del raised bed americano, una sorta di coltivazione senza terra». Debora acquista piantine già germogliate e per le innaffiature si affida ad un impianto di irrigazione a goccia, «il più economico in commercio». Con questo sistema, assicura, le zucchine crescono benissimo nei vasi di plastica da 30 centimetri di diametro, e le altre piante in vasi da 15 centimetri. «Uso i vasi perché mio marito, architetto, non vuole bidoni sul balcone. Ma qualsiasi contenitore va bene» assicura. «Gli ingredienti della miscela si acquistano nei garden center a 6-7 euro il sacco: però ce n’è a sufficienza per molti anni».

Insalata canasta per tutto l’anno coltivata nelle lattine del cibo per il cane: in Val di Susa ci riesce Loredana Triolo. Merita precisare che il cane in questione ha una certa stazza e quindi consuma confezioni da 1,25 litri l’una. «Qualche buco sul fondo con un chiodo, terriccio biologico del garden center, una pianta per vaso» riassume Loredana.

«L’insalata cresce benissimo e ce n’è per tutta l’estate, basta avere l’avvertenza di togliere man mano solo le foglie più esterne. Credo che la latta fornisca tepore alle radici: è una cosa importante, dal momento che abito in una zona dove il clima è piuttosto rigido. Ed è importante secondo me versare ogni giorno l’acqua solo nel sottovaso, e mai direttamente sulla terra».

Agricoltura sinergica sul balcone

Alcuni principi dell’agricoltura sinergica applicati all’orto sul balcone: con questo sistema Dario Tamburrano riesce a mangiare per tutta l’estate pomodori autoprodotti. Crescono in un contenitore di legno di 160 cm di lunghezza, 60 di larghezza ed altrettanti di profondità, riempito con terriccio di lombrico e irrigato con impianto a goccia. «Certo, in un vaso non è possibile stabilire un equilibrio come in un orto. Ma si può cercare di andare in quella direzione». Così Dario colloca nella vasca, le une accanto alle altre, specie che si aiutano vicendevolmente; "ricicla" le potature affinché arricchiscano il terreno; usa la pacciamatura in paglia, che sopprime le erbacce, mantiene l’umidità del terreno, favorisce l’interazione fra i microorganismi. «Ho acquistato una balla di paglia micorizzata per la produzione domestica di funghi. Ho raccolto un’enorme quantità di orecchioni, e quando la produzione è finita ho sparso la paglia sulla superficie dei vasi», riassume. Nel «vaso sinergico», insieme ai pomodori Dario coltiva cipolline, fragole e tagete. «Le cipolle tengono lontani gli afidi, le fragole mantengono ombreggiata la terra e non lasciano spazio alle erbacce. Si dice anche che rendano i pomodori più dolci, e i miei lo sono. Infine, il tagete svolge un’azione repellente nei confronti dei nematodi, che danneggiano le radici delle piante: ed è bello cogliere ogni giorno, insieme alle verdure, anche qualche fiore».

Vasi, vasetti e terricci

I vasi in terracotta sono sicuramente imbattibili per capacità di traspirazione e freschezza rispetto ai contenitori in plastica, l’unico loro difetto è il peso. Soprattutto se si spostano spesso. I vasi di piccolo diametro possono servire per coltivare piante singole come le aromatiche (timo, menta), ma in genere sono sconsigliati perché comportano uno spreco dello spazio; meglio scegliere contenitori di forma rettangolare o quadrata. La lunghezza e la larghezza dipendono dallo spazio a disposizione e dalle piante che si vogliono coltivare; mentre la profondità influenza non poco il tipo di pianta coltivabile.

Le piante a elevato sviluppo fogliare come le zucchine e i pomodori hanno bisogno di almeno 40 cm di terra, quindi un di vaso di almeno 50 cm di profondità, ma c’è chi, come nelle testimonianze riportate nell’articolo, riesce ad avere ottimi risultati anche in vasi meno profondi. Se si dispone di balconi di grandi dimensioni si possono utilizzare vasi più grandi come i cassoni di 1 metro per 1 metro che costituiscono una vera e propria aiuola.

Terra e terriccio

I vasi vanno preparati tutti con argilla o ghiaietto sul fondo per facilitare il drenaggio dell’acqua. Se avete qualche conoscente con orti o terreni, fatevi regalare un po’ di terra, è senz’altro migliore di quella comprata nei negozi di giardinaggio. Se invece non avete scelta, aggiungete al terriccio universale da giardinaggio il 10% di sabbia a grana grossa di fiume, a cui si può aggiungere un po’ di terriccio di lombrico, senza esagerare nelle quantità. Gli apporti idrici devono essere frequenti, ma mai troppo abbondanti. Anziché bagnare le piante a pioggia è meglio versare l’acqua sul terreno, preferibilmente ai bordi. È meglio innaffiare di sera, dopo il tramonto. Il periodo ottimale per la messa a dimora di piantine dipende dal clima della zona, nella maggior parte dell’Italia si può iniziare tra fine marzo e fine di aprile. Ovviamente niente fitofarmaci e concimi chimici, non c’è ne bisogno e soprattutto è un controsenso se vogliamo ottenere ortaggi sani e saporiti.

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di M. F. Piva


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