La manutenzione del mondo

"Occorre rifondare un’etica di cura del mondo, di rallentamento dei gesti, di attenzione per il particolare, di apprendimento di abilità minime". La lucida analisi di Paolo Mottana, docente di filosofia dell'educazione all'univerità Milano Bicocca.

17 Maggio 2018
La manutenzione del mondo. Stili di vita

Il furto del nostro tempo e delle nostre vite ha molti colpevoli. L’accelerazione del lavoro, la rincorsa al successo, il feticismo della merce, eccetera, eccetera. Noi tutti non possiamo non sapere, almeno subliminalmente, che insieme alle nostre vite, sfruttate e maltrattate anche da noi stessi, se ne sta andando il Pianeta, ben oltre l’orlo di un rischio di collasso sempre più evidente.

Che fare?

Credo non si debba più negoziare con la velocità, lo stress e l’aggressione totale che legge nell’altro, umano, naturale o artificiale che sia, o una risorsa o uno strumento da usare e gettare. Credo che occorra una sterzata immediata e radicale. Specie per i più piccoli.

Una delle congiunture di questo presente forsennato è la perdita del corpo, o meglio la sua trasformazione in uno strumento performativo, iperigienizzato e potenziato per sostenere le peggiori routine da una parte, mentre dall’altra è sempre più inabile alla cura, all’attenzione, al piacere.

Tra gli attori che producono gli effetti nefasti che ho citato, non si può nascondere che la tecnologia ha un ruolo sempre più fondamentale. Anzi, le innumerevoli tecnologie che invadono il nostro spazio quotidiano, producendo un’inesorabile quanto inquietante disabilità di ritorno.

Ogni nuova ingegnosa invenzione del marketing tecnologico azzera un nostro gesto o più nostri gesti. La lavatrice ci ha tolto la capacità di lavare i panni. I frigoriferi ci hanno tolto la capacità di conservare i cibi.
Ogni aggeggio penetrato nelle nostre cucine ci ha tolto i gesti della vita più semplici, da quello di aprire una scatoletta a quello di spremere un’arancia. Per non parlare naturalmente delle tecnologie elettroniche, sempre più sofisticate, che lentamente ma inesorabilmente ci stanno tramutando in macchine digitali obese e inette.

L’atrofia progressiva del corpo, la scomparsa di saperi legati al contatto con il mondo, di sensibilità per la qualità degli oggetti, dei materiali, dei cibi, dei tessuti, sono parte di un processo estremamente esteso che di fatto prosciuga la percezione di ciò che ci circonda, rendendoci ripiegati sull’esclusiva cura dell’io, anestetizzati di fronte all’entropia accelerata dell’ambiente, ciechi, sordi e muti accanto all’accumulazione di rifiuti che si rende visibile ovunque.

Ora, chiaramente, nessuno vuole tornare alle fontane con i loro lavatoi, né alla conservazione per essiccazione o sotto sale. Per quanto non sarebbe male esercitarsi di tanto in tanto a ricordare queste capacità.

E tuttavia.
E tuttavia la necessità di rallentare, decongestionare e recuperare un po’ di capacità di mera autosufficienza e di cura a me sembra fondamentale.
Specie nel campo dell’esperienza dei più giovani, che rischiano di diventare degli inabili e dei candidati a morte certa al primo black out.

Ma il punto più importante è per loro, come per noi, la riconquista di una manualità fine, del gusto della riparazione, del piacere della cura delle cose, della manutenzione del mondo. Tutti dobbiamo uscire dalla mentalità mostruosa dell’usa e getta che ormai applichiamo anche alle nostre relazioni. «High touch/low tech» diceva James Hillman già qualche decennio fa.

Occorre rifondare un’etica di cura del mondo, di rallentamento dei gesti, di attenzione per il particolare, di apprendimento di abilità minime e soprattutto di opposizione alla debordante massa di aggeggi inutili e dispendiosi che il marketing del nulla contemporaneo ci impone, rendendoci dipendenti, impotenti e idioti.

Mi pare un imperativo assoluto per l’educazione che può e deve condurre i più piccoli a riconoscere, amare, curare ciò che ancora resta e deve resistere della stoffa del mondo.

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Paolo Mottana è professore ordinario di Filosofia dell’educazione all’Università di Milano "Bicocca" e da anni si occupa dei rapporti tra immaginario, filosofia ed educazione. Fa parte del gruppo promotore del progetto Tutta un’altra scuola (www.tuttaunaltrascuola.it )
Per info: www.paolomottana.it

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Articolo tratto dal mensile Terra Nuova Maggio 2018

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