Ripartire dalla terra: ecco la Carta della Mausolea

Dall'incontro tra agricoltori, docenti universitari e ricercatori, è nata una Carta per la valorizzazione di un'agricoltura etica e sostenibile, al fine di salvaguardare la nostra salute e quella del Pianeta.

15 Ottobre 2019
Ripartire dalla terra: ecco la Carta della Mausolea. Agricoltura naturale

Una Carta incentrata sulla valorizzazione di un’agricoltura etica e sostenibile e su di una nuova consapevolezza per la propria salute e gli equilibri del pianeta. È il risultato dell’incontro tenutosi durante l’evento Il respiro della Terra, avvenuto il 12-13-14 luglio scorso, presso la sede dell’associazione La Grande Via, alla Mausolea di Soci (Ar), che ha unito agricoltori, docenti universitari, ricercatori, la redazione di Terra Nuova e altre figure in sinergia per la creazione di un nuovo modello agricolo.

La Carta della Musolea si articola secondo tre direttrici fondamentali: la cura della terra, la cura delle persone e la cura della società. È un appello rivolto a tutti i cittadini, al mondo scientifico e a tutti gli agricoltori, anche quelli che si trovano oggi costretti a fare scelte inquinanti perché non sanno come fare a meno di diserbanti e pesticidi. Il documento parte dalla necessità di dover creare una nuova cultura «contadina» con azioni in grado di promuovere la consapevolezza degli effetti della produzione del cibo e garantire una rieducazione al consumo consapevole.
Consumo consapevole che deve anche tener conto del giusto valore - il «giusto prezzo» - degli alimenti che vengono prodotti rispettando la terra e le persone che la lavorano.

Senza adulterazioni, sì alla semplicità

«Urge un cambio di rotta, un’inversione di tendenza» si legge nel documento «affinché le persone si assumano individualmente la responsabilità della scelta dei cibi e riconoscano la manipolazione mediatica che induce alla ricerca di soddisfazione nella quantità e nel basso prezzo a discapito della qualità e della giusta remunerazione del contadino. Urge promuovere un’educazione sensoriale, un ritorno alla saggezza del corpo, che consenta alle persone di disintossicarsi dai sapori industriali, per ri-conoscere il sapore dei cibi veri, non impoveriti dalle trasformazioni industriali, per ridare vero valore al cibo della terra, per riavvicinarsi al gusto della biodiversità, cancellato dall’omologazione e dall’estetica imposta dall’industria alimentare, per riscoprire i sapori del territorio, una semplicità senza adulterazioni capace però di restituirci tutta la ricchezza della complessità del vivente».+

Aderire a un modello di agricoltura sostenibile e biodiversa è a tutti gli effetti un modo di prendersi cura della salute delle persone. Come ricorda Franco Berrino, «il consumo di cereali integrali, verdure, frutta e semi oleaginosi riduce il rischio di malattie croniche, ma la ricerca epidemiologica ha mostrato anche che la “biodiversità nel piatto”, la varietà dei cibi vegetali, riduce il rischio di ammalarsi».

Valorizzare la cultura rurale

Di centrale importanza il ruolo sociale di questo nuovo modello, nella certezza che la valorizzazione delle fattorie e della cultura rurale possa migliorare i luoghi dove viviamo e la nostra qualità di vita.
«Sostenere un’agricoltura consapevole è anche un modo di plasmare rispettosamente le comunità umane e di prendersi cura della società. Fare agricoltura significa essenzialmente non solo produrre cibo ma riabitare i luoghi, prendersi cura della terra e della sua fertilità, coltivare i paesaggi, restituire poesia alla nostra vita, riscoprire la socialità del mondo rurale».

Fondatori della Carta sono Franco Berrino, Enrica Bortolazzi, Massimo Corbara, Claudio Ubaldo Cortoni, Giovanni Dinelli, Andrea Osthaus, Emanuele Tellini, Carlo Triarico, Leonardo Seghetti.

PER INFORMAZIONI:
www.lagrandevia.it

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Articolo tratto dal mensile Terra Nuova Ottobre 2019

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Il cambio di paradigma si impone anzitutto nella produzione agricola e nella salvaguardia dell’ambiente, da cui dipende il mantenimento degli ecosistemi e della salute dell’uomo. Gli autori del libro, tra cui spiccano le figure di Vandana Shiva e Franco Berrino, tracciano un’inversione di rotta a cominciare dal nostro stile di vita: bisogna dire sì ai sistemi agricoli naturali su piccola scala, per recuperare la vitalità del cibo e garantire un accesso più democratico alle risorse della terra. E bisogna dire no all’avanzata di un modello produttivo basato sullo sfruttamento dei popoli e degli ecosistemi.

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