Senza sprechi, vivo felice

Una vita all’insegna del consumo consapevole, del baratto e del riciclo è realizzabile in una società sempre più consumistica? Certo che sì! Beatrice Di Cesare, autrice del libro Vegan Revolution (Terra Nuova Edizioni) ha fatto del minimalismo il suo stile.

11 Aprile 2018
Senza sprechi, vivo felice. Filosofia vegan

Beatrice Di Cesare ha iniziato a sperimentare e a scovare soluzioni «eco» per ogni situazione della vita quotidiana, partendo sempre dalla stessa domanda: che effetto ha la mia scelta sugli animali, umani e non umani, e sull’ambiente?

L’obiettivo? Condurre una vita in cui si riduca al minimo l’impronta ecologica, unendo l’impegno alla creatività e alla ricerca della felicità. «Si sbaglia a dire che l’ambiente è la nostra casa» afferma Beatrice. «Se la tua casa crolla e hai la fortuna di non esserci dentro, puoi sempre ricostruirla, l’ambiente no. Quello che cerco di attuare è una scelta di coerenza, attraverso una dieta vegan, una spesa consapevole e l’abbandono dell’automobile».

Tutto questo senza far fatica, ma al contrario, divertendosi. «Lo ammetto: sono una persona pigra, quindi cerco sempre di coniugare le mie scelte alla praticità. Ho sperimentato tante cose: dall’argilla al posto dello shampoo all’aceto come balsamo. Faccio la spesa con sacchetti di stoffa e barattoli di vetro. Acquisto sempre prodotti naturali, biologici e senza imballo o con vuoto a rendere. Per i vestiti e altri oggetti di uso quotidiano partecipo a baratti e frequento i mercatini dell’usato di beneficenza. Oltre al valore del riuso, questi scambi sono divertenti e ti permettono di conoscere persone interessanti: procurarmi ciò che mi serve creando anche una relazione con un altro essere umano mi rende più contenta».

Beatrice non dimentica neanche chi è più in difficoltà. «Con la frutta recuperata da Recup1 a fine mercato, faccio dei muffin da regalare a chi in giro chiede l’elemosina» racconta.
E allo stesso tempo cerca di sensibilizzare gli altri sul tema dei rifiuti; ad esempio, con il tetrapak del latte che recupera nei bar, autoproduce dei posacenere tascabili da donare ai fumatori che gettano le cicche per strada.

Anche quando si trova a bere o a mangiare fuori, Beatrice non demorde: «Sono sempre considerata quella “strana”, ma non m’importa; tiro fuori la mia tovaglietta, le mie posate e il mio tovagliolo di tessuto e chiedo al cameriere di non sprecare i loro che sono di carta e plastica. Per il caffè sfodero il mio barattolino dello zucchero per evitare le bustine. C’è chi si incuriosisce e si complimenta per l’idea».

La sua filosofia

«Per me riciclare non è sufficiente, in quanto implica comunque il consumo di acqua e petrolio. Quando ricicli qualcosa, insomma, metti una toppa al sistema. Una scelta che fin dal principio non comporta la produzione di rifiuti, invece, è un investimento per il futuro. I due sistemi viaggiano in parallelo, ma è auspicabile evitare il danno da subito. Da parte mia, sto cercando di ridurre al massimo l’indifferenziata e di passare da un bidoncino alla settimana a uno al mese».

Tra le nuove sperimentazioni di Beatrice c’è anche quella di fare a meno del frigo nei mesi invernali: «È assurdo avere il riscaldamento che produce calore e il frigo che nello stesso ambiente produce freddo. La soluzione? Basta creare uno spazio sul davanzale dove mettere i prodotti deperibili: nei periodi in cui le temperature si mantengono basse, si può così fare a meno di tenere il frigo acceso».

Ma come si fa ad essere sempre così attenti e coerenti rispetto ai propri principi? «Forse il segreto è quello di non prendere decisioni d’impulso. Se ci prendiamo il tempo per riflettere, alla fine si capisce se una cosa è davvero utile e ti dà gioia o se è destinata a diventare presto un rifiuto, sia fisico che mentale. Quando uso i miei soldi voglio che siano spesi solo per qualcosa che sia sostenibile e rispecchi i miei valori. Per ogni acquisto, ovviamente biologico e vegano, valuto sempre: se il prodotto arriva da lontano, se per realizzarlo sono stati sfruttati dei lavoratori, se viene venduto da una piccola attività che mi fa piacere finanziare e se il negoziante è una persona con cui riesco a instaurare una relazione piacevole».

Il nuovo progetto

Tra le strategie per vivere in consapevolezza e coerenza, ultimamente Beatrice ha dato il via al progetto Benessere solidale: «Chi acquista un mio massaggio rilassante sa che una parte dei ricavi viene destinata a un’iniziativa solidale accuratamente scelta. Ogni mese sostengo un progetto diverso e lo racconto sulla mia pagina Facebook».

Note
1. Recup è un progetto per combattere lo spreco alimentare e l’esclusione sociale: si recupera il cibo prima che venga buttato via, lo si divide tra «buono» e «non», lo si redistribuisce in occasione dei mercati cittadini a chiunque voglia prenderlo.

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Articolo tratto dal mensile Terra Nuova Aprile 2017

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Beatrice di Cesare è autrice, insieme ad Alfredo Meschi, del libro Vegan Revolution, pubblicato da Terra Nuova Edizioni. SCOPRI DI PIÙ...

VEGAN REVOLUTION

Vegan, rivoluzione e amore: sono queste le parole chiave che ci accompagnano lungo il percorso di lettura proposto da Alfredo e Beatrice, che invocano un cambiamento ecologico radicale per la salvezza di tutti gli Animali, Umani e non Umani, e del Pianeta stesso in cui viviamo.
La prima parte di Vegan rɘvolution racconta 45 esperienze che, nel segno dell’antispecismo e della Liberazione Animale, sono attive qui e ora per organizzare nuove pratiche (come la Vegan street bank), azioni di solidarietà (come la Vegan Sunday soup), iniziative culturali (dalla pubblicità antispecista al Vegan Tattoo Circus) e porre le basi per un futuro etico ed egualitario, inclusivo e cruelty free.
Nella seconda parte del libro Beatrice ci racconta la sua «rivoluzione dei dettagli»: tante piccole grandi scelte quotidiane per lasciare sulla terra un’impronta leggera e nello stesso tempo offrire un modello di sostenibilità a cui ispirarsi.

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di Marta Valota


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