Trasformiamo la sofferenza, coltiviamo la felicità

In questo mese che ci avvicina al Natale, possiamo regalarci una vera (ri)nascita. Adulti o bambini non importa, tutti possiamo imparare a confrontarci con il nostro dolore, la rabbia, la paura, per lasciarli andare e riconquistare la serenità.

10 Dicembre 2015
Trasformiamo la sofferenza, coltiviamo la felicità

Trasformiamo la sofferenza, coltiviamo la felicità

Dicembre è un mese di suggestioni che rimandano tutte alla nascita: quella di Gesù per il Cristianesimo; quella del sole, la cui luce torna ad avere ragione delle tenebre dopo il solstizio d'inverno; quella interiore di ciascuno di noi che, preso nell'energia particolare di questo mese dell'anno, spesso di ferma a riflettere sulle proprie sofferenze e sulle proprie gioie. Per trasformarle, per andare oltre, per rinascere più forti e più solidi.

È un buon mese, dunque, per un raccoglimento interiore salutare, per fare della malinconia un'illuminazione verso la gioia, per un confronto intimo che permetta di lasciarci alle spalle ciò che ci tormenta e riconquistare la serenità.

In questo percorso, a venirci in aiuto sono le parole del monaco zen Thich Nhat Hanh , fondatore della comunità Plum Village, mente straordinaria e pensiero profondo.

"Essere" oltre la sofferenza

Nelle sue più recenti riflessioni, condensate nel libro Trasformare la sofferenza , rivolge a tutti noi un invito: "Non rinunciamo alla sofferenza", non lasciamola salire e scendere dentro di noi all'infinito. Affrontiamola, invece, guardiamola negli occhi, sediamoci con lei, guardiamola attraverso e ci renderemo conto che è possibile per noi "essere" oltre la sofferenza. Attraversiamola, vivendola fino in fondo all'anima, "con mente, corpo e intenzione", inghiottendola per sempre per poi riprendere il passo, più stabili, più sicuri, più completi, aperti alla vita.

"La sofferenza è un bambino ferito che ci chiama a gran voce. Noi però ignoriamo la voce di questo bambino che è in noi" sottolinea Thich Nhat Hanh. Cerchiamo di distrarci e quella ferita si fa più profonda. Ma "quando fermiamo la continua attività della mente e torniamo a noi stessi, possiamo sentire molto più intensamente l'enormità e l'asprezza della nostra sofferenza. Il dolore che proviamo è un tipo di energia poco piacevole, abbiamo paura che lasciando andare le distrazioni e tornando a noi stessi, saremmo sopraffatti dalla sofferenza, dalla disperazione, dalla rabbia e dalla solitudine interiori, quindi continuiamo a scappare. Ecco perché la prima pratica è di smettere di correre, tornare a casa al corpo e riconoscere ciò che stiamo provando. La sofferenza è un'energia; la presenza mentale è un'altra energia, a cui possiamo ricorrere perché venga ad abbracciare la prima".

"Una madre che si prende cura di un bambino che piange lo prenderà spontaneamente in braccio, senza reprimere quel pianto né ignorarlo, senza giudicare il bambino" prosegue Thich Nhat Hanh. Ecco "la presenza mentale è come quella madre: riconosce e abbraccia la sofferenza senza giudicarla. Dopo che le avrai offerto riconoscimento e cura, essa si farà spontaneamente meno impenetrabile e più malleabile; allora avrai la possibilità di osservarla a fondo, con gentilezza, e potrai scoprire perché ti è nata dentro. Sta cercando di attirare la tua attenzione, di dirti qualcosa: a quel punto puoi cogliere l'opportunità di ascoltare".

Vincere la paura

Una sofferenza inutile che possiamo lasciar andare è quella che deriva dalla paura. "Tantissimi di noi si portano dietro il dolore e l'agitazione di un'inutile paura, che si tratti della paura di morire o di soffrire la fame, di lesioni fisiche o della perdita, della paura di quel che potrebbe succedere facendo qualcosa di sbagliato, della paura di essere feriti o di ferire qualcuno che ci è caro" spiega ancora Thich Nhat Hanh.

"Le radici della nostra sofferenza sono profonde e collegate a quelle degli altri. Di solito pensiamo che la colpa del nostro dolore sia da rintracciare fuori da noi stessi, per esempio nei nostri genitori, nel nostro partner o nei colleghi di lavoro. Se guardiamo più a fondo, però, riusciamo a vedere le vere fonti della nostra sofferenza personale e siamo in grado di riconoscere che anche l'altro è vittima della propria. Comprendere i nostri dispiaceri ci permette di vedere e di cogliere il dolore degli altri. Se guardiamo senza giudicare riusciamo a capire e in noi nasce la compassione. La trasformazione è possibile".

La strada per la felicità

"Se teniamo tra le braccia la nostra sofferenza, se la guardiamo in profondità e la trasformiamo in compassione, possiamo trovare la strada per la felicità" ci spiega ancora il monaco vietnamita. "A volte ingigantiamo i problemi nella nostra mente facendoci trascinare dalla paura, rabbia e disperazione". Ecco perché dobbiamo evitare l'ansia e riacquistare la presenza mentale del qui e ora. "Per poter essere felici non dobbiamo aspettare che la sofferenza sia finita tutta: la felicità è a nostra disposizione, nel presente. Ma a volte il maggiore ostacolo che ci tiene lontani dalla vera felicità è proprio l'idea che ne abbiamo".

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IL LIBRO

TRASFORMARE LA SOFFERENZA

Il grande segreto per vivere felici è riconoscere e trasformare la sofferenza, non fuggire da essa. Un proposito difficile da perseguire. Il dolore ci spaventa e la società in cui viviamo ci suggerisce molteplici scappatoie per non guardare in profondità ciò che ci tormenta. C’è chi per non sentire la sofferenza usa il cibo, chi si stordisce con la televisione, l’alcol o altri strumenti di distrazione di massa.

Thich Nhat Hanh suggerisce di affrontare a viso aperto il dolore, fermarci, praticare il respiro consapevole e meditare, così da generare quell’energia necessaria per vivere a fondo la propria vita.
«Quando impariamo come soffrire, soffriamo molto molto meno», afferma il maestro zen, e viviamo in modo autentico la gioia come il dolore.

Con la solita chiarezza e gioia, Thich Nhat Hanh mostra in queste pagine come affrontare con consapevolezza le ferite dentro di noi. In altre parole ci insegna l’arte della felicità.

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RILASSARSI IN CONSAPEVOLEZZA

Stanchezza e stress possono portare tristezza e infelicità nella nostra vita, fino ad aprire le porte al dolore. In questo libro, il quinto della serie dedicata alla consapevolezza nei vari momenti della quotidianità, Thich Nhat Hanh condivide alcuni pensieri e tecniche per rallentare il ritmo di giornate sempre più frenetiche e ritrovare, così, l’equilibrio e il benessere.

Queste brevi meditazioni sul riposo, sulla guarigione e sulla solitudine sono strumenti utili per rilassarsi in qualsiasi luogo ci troviamo, e per ricercare la nostra personale strada verso un rilassamento più profondo e consapevole.

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di Thich Nhat Hanh

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