A tre anni dal sisma, ad Amatrice nasce il bio-distretto

Il territorio agricolo di Amatrice come bio-distretto in grado di coltivare prodotti di altissima qualità che possano determinare "la più importante rivoluzione agricola del centro Italia": è l'annuncio fatto in conferenza stampa alla Regione Lazio. Coinvolte per ora una ventina di aziende agricole.

26 Luglio 2019

Il territorio agricolo di Amatrice come bio-distretto in grado di coltivare prodotti di altissima qualità che possano determinare "la più importante rivoluzione agricola del centro Italia": è l'annuncio fatto in conferenza stampa alla Regione Lazio in concomitanza con l'inizio della terza edizione della Festa della Trebbiatura che si terrà ad Amatrice nei giorni 26, 27 e 28 luglio. L'iniziativa è dell'associazione Amatrice Terra Viva che lancia un nuovo progetto imprenditoriale e di rinascita a tre anni dal terremoto, con una ventina di aziende agricole del comprensorio.

"L'idea del bio-distretto ha smesso di essere un progetto solidaristico per diventare una iniziativa sostenibile e culturale che allo stesso tempo può essere commercialmente competitiva in quanto i prodotti di queste aziende agricole sono di primissima qualità", spiega Marco Santori, rappresentante di Alce Nero, azienda leader del biologico che per prima ha voluto all'indomani del sisma acquistare i grani antichi prodotti nella conca di Amatrice.

"Dopo aver comperato questi materiali ci siamo resi conto che si trattava di ingredienti molto buoni e per questo abbiamo deciso di produrre un frollino mela e cannella che il prossimo anno verrà commercializzato anche in Giappone, segno che la qualità del prodotto esiste a prescindere dalla solidarietà post-terremoto".

Il bio-distretto Terra Viva

Dopo tre anni, con la partecipazione e il lavoro di una ventina di aziende agricole del comprensorio di Amatrice, è emersa forte l’idea di caratterizzare questo territorio in un grande Bio distretto allargato, il Bio-Distretto Terra Viva.
Oltre al frollino prodotto da Alce Nero, ad Amatrice oggi verranno presentati due nuovi prodotti di Amatrice Terra Viva: il grissinotto e la birra Viva.  "Da 25 anni produco biologico ma grazie alla rete Amatrice Terra Viva ora coltiviamo 70/80 ettari dedicati ai grani antichi come grano solina ma anche patate, lenticchie, fagioli", spiega il presidente dell'associazione Adelio Di Marco.

"Siamo la prima regione italiana ad essersi dotata di una legge sui bio-distretti, essenziale per risollevare le sorti dell'economia delle zone centrali italiane", dichiara Cristiana Avenali, direttrice dell'ufficio di scopo per i Piccoli Comuni della Regione Lazio. A questo scopo Avenali ha dichiarato che dal 16 luglio è stato lanciato un bando regionale per lo Sviluppo Rurale (sottomisura 16.4) che scadrà a fine settembre e finanzierà progetti di filiera.
"Pieno sostegno all'idea del bio-distretto di Amatrice perché si tratta di un progetto sostenibile che valorizza l'ambiente e la vocazione del territorio", sono le parole di Riccardo Scacchi, presidente di Legambiente Lazio.

“In questi tre anni abbiamo recintato 12 km, seminato a cereale 70 ettari, abbiamo fornito il grano Solina per la realizzazione di un frollino con mela e cannella, oggi già sul mercato, ad Alce Nero, azienda leader del biologico che dagli inizi ha collaborato con il comitato Amatrice Terra Viva sui progetti di ripristino”, spiega Di Marco Presidente. Che aggiunge: “Abbiamo già sviluppato un grissino, fatto test per produrre pasta all’uovo con alcuni dei migliori chef della capitale, consegnato le prime produzioni di patate biologiche. La sfida oggi è quella di valorizzare questi prodotti e la natura che li produce. Per questo motivo abbiamo pensato di lanciare l’idea del Bio distretto. Vogliamo, infatti, condividere questa idea con le amministrazioni locali e regionali, con le realtà imprenditoriali, con gli abitanti di un territorio vasto in un quadrilatero dell’Italia centrale che ha i suoi vertici in Leonessa, Cascia, Acquasanta e Montereale e vede Amatrice come un cuore pulsante e la Salaria come la sua arteria principale».

«Vogliamo vivere questa terra»

«Per noi ricostruire significa prima di tutto vivere questa terra,  farla conoscere, condividerla per dare non solo speranza a chi ha perso tutto ma anche una prospettiva a giovani che possano riscoprire il valore e le potenzialità della grande conca di Amatrice”.
"Il progetto che ci ha visto da subito impegnati in questi territori è stato costruito con chi quei territori li abita, li vive, li coltiva” aggiunge Santori. “Abbiamo sostenuto iniziative che non fossero "solo" di solidarietà, doverosa a nostro avviso, ma che mirassero alla realizzazione di un progetto agricolo, e quindi economico, che partisse dalla vocazione di queste terre e dalla valorizzazione della qualità delle materie prime che qui si coltivano."

“L’idea del bio distretto – conclude Scacchi - è una sfida per valorizzare culture, produzioni, ricchezze naturali e stili di vita di una vasta zona dell’Italia centrale che ora si ritrova tra l’altro nella sfida della ricostruzione a iniziare dal rilancio dell'imprenditoria di qualità locale.  Legambiente ha scelto da subito di stare accanto agli agricoltori di qualità dell'area colpita e in particolare nella zona di Amatrice e Accumoli, prima affiancando Alce Nero con donazioni raccolte ad hoc per interventi locali, poi accompagnando i produttori  oggi coinvolti nel biodistretto con RESTARTAPP CENTRO ITALIA, un  percorso progettuale studiato con Fondazione Garrone per il rilancio dell'impresa locale di qualità nelle aree del cratere”.

di Terra Nuova