Biologico: prove di autocertificazione

Contro la certificazione costosa e burocratica prevista dall'Ue, si diffondono sempre più le esperienze di autocontrollo dal basso, gestite direttamente da consumatori e agricoltori.

25 Novembre 2011
I2 ettari di terreno di Saverio Nannini, nel Mugello, riforniscono di ortaggi i gruppi d'acquisto e il mercato contadino La Fierucola della vicina Firenze. Da alcuni anni Saverio ha deciso di abbandonare la certificazione biologica dei suoi prodotti, rilasciata tramite gli organismi di controllo preposti, così come prevede il regolamento europeo sui prodotti biologici. Un po' perché il costo di circa 500 euro annui, anche se non eccessivo, in qualche modo pesava sull'economia della piccola azienda, un po' per il carico burocratico che mal si addiceva al suo piccolo appezzamento, ma soprattutto perché vendendo direttamente a consumatori che lo conoscono da tempo, non sentiva più la necessità tanto di avere un'etichetta, quanto di rafforzare il vincolo relazionale che rispondesse alla voglia di sapere dimostrata dagli acquirenti.

«Il Mugello sembra riassumere tutti i paesaggi della Toscana» dice Saverio. «Racchiude le dolci colline della Maremma e il paesaggio boschivo tipico dell'Appennino». È qui che due anni fa è partito il progetto di garanzia partecipata, voluto da Asci Toscana e dall'associazione La Fierucola, che oggi coinvolge tre gruppi, uno nel Mugello, uno nel Chianti senese e uno nel Casentino, e una trentina di produttori, con risultati molto soddisfacenti.

L'idea prende spunto da alcuni esperimenti che sono stati avviati con successo in alcuni paesi, tra i quali il Brasile, l'India, la Francia e l'Andalusia. Nel 2004, durante un primo incontro internazionale organizzato in Brasile, Ifoam, (International federation of organic agricolture movements) e Maela, (Movimiento agroecológico de América Latina y el Caribe) avevano gettato le basi per un tipo di certificazione alternativa che  rispondesse alle esigenze dei piccoli contadini delle zone rurali del Sud del mondo, troppo poveri per poter pagare un marchio che attestasse la natura bio dei loro prodotti, e troppo separati dalla realtà finanziaria e amministrativa per poterne adottare la burocrazia...

Sempre nell'articolo:

- SPG: il Sistema Partecipativo di Garanzia
- Un lavoro di rete
- Campi Aperti
- Genuino Clandestino
- Le Galline Felici
- E se il prodotto viene dall'estero?
- Riappropriarsi delle conoscenze



La versione completa dell'articolo è pubblicata nel numero cartaceo della rivista Terra Nuova - Dicembre 2011 disponibile anche come eBook.



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Letture consigliate:
- Introduzione alla permacultura
- Manuale pratico di agricoltura biodinamica
- Calendario dei lavori agricoli 2012
- Il mio orto biologico
- Il campo in conca, l'arte dell'orto

di Giuditta Pellegrini

Nicholas Bawtree

20/12/2011 15:09

Cara Valentina, sì ne parliamo nel resto dell'articolo, che trovi nell'edizione cartacea. Grazie del contributo!

Valentina

01/12/2011 13:42

segnalo anche i mercati dell'associazione campi aperti , genuino clandestino che si tengono a bologna 3 volte alla settimana , prodotti ottimi ,etici, puliti, fanno bene al corpo e all'anima , persone stupende con e senza certificazione

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