"In campo! Senza caporale": da nove migranti africani un altro prodotto della terra "libera"

Va avanti il progetto "In campo! Senza caporale" , tanto che dalla formazione e tirocinio di nove migranti provenienti da diversi paesi africani è nato un prodotto alimentare che arriva sul mercato con alle spalle una filiera etica e trasparente, frutto di una terra "libera" coltivata da gente libera.

21 Maggio 2019

L’associazione ambientalista Terra! lancia sul mercato ASSAY, il prodotto di una filiera etica e trasparente costruita grazie al progetto IN CAMPO! Senza caporale . ASSAY è un pestato di cime di rapa e broccoletti frutto della collaborazione fra lavoratori migranti sottratti allo sfruttamento e aziende biologiche di eccellenza della Capitanata pugliese.

Il progetto ha previsto 10 mesi di formazione e tirocinio in agricoltura per 9 lavoratori provenienti da Ghana, Togo, Burkina Faso e Senegal. Molti di loro vivevano al ghetto di Borgo Tre Titoli, vicino a Cerignola (FG), senza accesso all’acqua o all’elettricità, lavorando come braccianti alla giornata sotto la regia dei caporali. Grazie al progetto “IN CAMPO! Senza caporale”, sono entrati per la prima volta in una casa vera nel centro urbano di Cerignola, hanno potuto studiare l’italiano e svolgere una formazione professionalizzante in 5 aziende biologiche del territorio, conoscere i loro diritti di lavoratori e fare un passo importante verso la vera integrazione.

«ASSAY è il prodotto di uno straordinario percorso che mette al centro i diritti delle persone e l’agricoltura ecologica, nel tentativo di proporre soluzioni alla condizione di sfruttamento che affligge la produzione di cibo nel nostro Paese – spiega Fabio Ciconte, direttore dell’associazione Terra! – Per sostenere concretamente il Made in Italy bisogna partire da chi, a monte di tutta la filiera, viene impiegato nella raccolta dei prodotti troppo spesso senza diritti e senza tutele. Il caporalato non sarà sconfitto fino a quando non troveremo il modo, istituzioni e società civile, di lavorare su scala nazionale a modelli di produzione e distribuzione capaci di garantire il rispetto dei diritti umani e sociali a tutti i livelli della catena produttiva».

Nonostante il forte impegno, non è stato facile portare a compimento il progetto, e tutt'ora non è semplice concluderlo garantendo un futuro dignitoso a tutti i partecipanti.

«Possiamo raccontare storie positive come quella di Mamadou, che dopo il tirocinio è diventato socio della Cooperativa Altereco – spiega Giulia Anita Bari, responsabile del progetto IN CAMPO! Senza caporale – Ma non vogliamo nascondere le storie più difficili. Due ragazzi che si stavano integrando, uno dei quali aveva anche trovato lavoro, si trovano esclusi dal sistema occupazionale a causa di un sistema di accoglienza sempre più restrittivo dopo le recenti norme del Governo in materia di sicurezza. Cosa sarà di loro? Rivolgiamo la domanda a chi innesca queste bombe sociali attraverso una politica irresponsabile e discriminatoria».

I protagonisti – Si chiamano Yusuf, Mounir, Paap, Hussein, Ibrahim, Matthew, Guebre, Abdoulaye e Mamadou i protagonisti del progetto “IN CAMPO! Senza caporale”. Vengono da Ghana, Burkina Faso, Senegal e Togo. Quasi tutti hanno attraversato l’inferno libico prima di solcare il Mediterraneo a bordo di imbarcazioni di fortuna. Arrivati in Italia, dopo la prima accoglienza sono finiti quasi tutti nel ghetto di Borgo Tre Titoli, a vivere in baracche senza acqua né luce nell’attesa di essere reclutati dai caporali per qualche giornata di raccolta. Per conoscere tutte le loro storie visita il sito di Terra! a questo link: https://bit.ly/2ZRSN9q

 

di Terra Nuova


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