Il lampone «grato alle dee»

Rubus idaeus, il nome scientifico di questo arbusto, allude alla sua provenienza mitica: il monte Ida. Un monte sacro per gli antichi Greci, luogo di amori e parti divini.

22 Luglio 2008
Nei suoi anfratti la Grande Dea, madre di tutti gli dei, chiamata a volte Rea a volte Cibele, vi partorì Zeus e lì lo nascose ai malevoli sguardi del padre Saturno. Sullo stesso monte Venere sedusse Anchise, si accoppiò con Mercurio e vi partorì Eros.

Dunque il Lampone è sacro alle donne, a Venere, il loro archetipo, il cui fiore emblematico è la rosa; archetipo a sua volta di una grande famiglia di piante: le rosacee, appunto, di cui fa parte il Rubus idaeus.
A maggio, sotto il cielo del Toro, governato da Venere, il Lampone fiorisce per fruttificare poi sotto il cielo del Cancro governato dalla Luna protettrice, secondo l'astrologia, dell'apparato riproduttivo femminile.
Il Lampone fa gola: appena si scorge il rosso del suo frutto nelle radure dei boschi montani o submontani dove cresce selvatico, non ci si può trattenere dall'assaggiarne la deliziosa e profumata drupa.

Il Lampone gratifica la gola e, in caso di bisogno, la cura con l'infuso delle sue foglie. La gola, nella melothesia zodiacale, l'associazione tra i segni dello zodiaco e le diverse parti del corpo umano, spetta infatti al Toro.
Le altre virtù medicinali del Rubus idaeus si rivolgono prevalentemente all'apparato riproduttivo femminile, come è iscritto nel suo mito. Da questo punto di vista ne vanno segnalate in particolare le proprietà protettive, corroboranti e ricostituenti del tessuto uterino ed armonizzanti delle funzioni di questo organo.

Oltre a ciò la vocazione venusiana del Lampone consente a questa pianta, come a molte delle sue consorelle rosacee, virtù medicinali volte a preservare la forma, la proporzione armoniosa, la bellezza del corpo di cui la loro dea è il simbolo. Le attività astringenti dei tannini di cui è ricco questo arbusto cespuglioso preservano infatti pelle e mucose da dermatiti, infiammazioni, ulcerazioni ed emorragie, così come da diarrea, leucorrea o da prolasso uterino.

Infine a sottolineare ancora una volta le virtù «muliebri e materne» di questa pianta, segnaliamo anche la sua azione positiva in caso di una insufficiente produzione di latte materno o di una sua insoddisfacente qualità.
La fama di queste proprietà curative, che si devono soprattutto alle foglie e ai giovani getti del lampone, è stata un po' oscurata da quella dei suoi frutti, per i quali è in genere coltivato, da cui si ricavano marmellate, succhi e sciroppi prelibati. Va comunque ricordato che anche questi, al pari di altri piccoli frutti del bosco come le more, i mirtilli ed il ribes, si segnalano non solo per la loro squisitezza ma anche per importanti apporti nutritivi in vitamine e sali minerali.


SCHEDA SINTETICA : Lampone (Rubus idaeus)

Famiglia: Rosacee
Simbologia planetaria: Venere.
Parti utili: le foglie, i giovani getti, il frutto.
Principali costituenti: tannini, vitamina C, flavonoidi, fragarina, acidi organici, calcio, potassio, fosforo, sodio, ferro.
Proprietà medicamentose: astringenti, toniche, antinfiammatorie, depurative e diuretiche. Spasmolitiche e miorilassanti. Vitaminizzanti.
Impiego terapeutico: affezioni della gola e gastroenteriti, diarree, leucorrea, ritenzione idrica. Regole dolorose, emorragie uterine, minacce di aborto in gravidanza, facilitazione del parto, emorragie e tumefazioni postpartum, insoddisfacente produzione di latte materno. Prolasso uterino. Infiammazioni ed eruzioni della pelle.

Come si usa

Infuso: infondere per almeno 15 minuti 15 grammi di foglie in mezzo litro di acqua bollente, 3 tazze al dì.
Tintura madre: 30 gocce in un po' d'acqua 3 volte al dì lontano dai pasti.
Gemmoderivato: Rubus idaeus MG1DH, 50 gocce in un po' d'acqua una o due volte al dì.
Uso esterno: per gargarismi, sciacqui, compresse, lavaggi, si utilizza un decotto delle foglie al 10%.

Controindicazioni: la presenza di una considerevole quantità di acido ossalico nel frutto del lampone ne sconsiglia il consumo in caso di gotta ed uricemia.

Articolo tratto da Salute è - Maggio 2008

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di Ferdinando Alaimo